HomeEventiLike Lipstick Traces, 600 polaroid inedite

Like Lipstick Traces, 600 polaroid inedite

Scegli 13 graffitisti di nazionalità differenti, metti nelle loro mani una Polaroid e chiedi di mostrare quella che è la loro vita quotidiana. Il risultato: Like Lipstick Traces, il progetto portato avanti da <Aurélien Arbet e Jérémie Egry, che dapprima è diventato un libro con seicento scatti inediti e che si trasformerà in una mostra collettiva ai Chiostri di San Pietro. L’occasione sarà  Fotografia Europea 2012, evento organizzato dal Comune di Reggio Emilia, che si svilupperà su tre giornate inaugurali. Conferenze, workshop, letture, incontri e spettacoli si terranno dall’11 al 13 maggio e fino al 24 giugno sarà possibile ammirare da vicino gli scatti di grandi nomi della fotografia, da Henri Cartier-Bresson a Peter Bialobrzeski, passando per Massimo Vitali solo per citarne alcuni.

L’ispirazione per Arbet ed Egry arriva da Lipstick Traces di Greil Marcus (Tracce di rossetto, Odoya), celebre saggio sui movimenti alternativi del Ventesimo secolo, dal dadaismo al punk. L’autore esamina la cultura di protesta che si è sviluppata in Europa e che, ai suoi occhi, era l’origine di quei movimenti alternativi. Metaforicamente li chiama “ferite della storia”. Ed ecco che il volume – quindi anche l’esposizione – Like Lipstick Traces vuole esserne un simbolico capitolo aggiuntivo per dimostrare che anche il graffitismo è riuscito a lasciare tracce indelebili nella storia dell’arte e della società moderna.

Quindi la Vita Comune – tema centrale della settima edizione di Fotografia Europea – qui viene analizzata sotto il profilo del cambiamento. Forme di ribellione, di provocazione e trasgressione ruggiscono e si diffondono grazie ai movimenti artistici giovanili, come il graffitismo appunto e la fotografia. “Abbiamo ricevuto le prime foto nel maggio del 2006, le ultime nel febbraio del 2008 – spiegano Aurélien Arbet e Jérémie Egry – Una peculiarità è che noi non abbiamo dato istruzioni riguardanti il contenuto delle immagini. Così, alcune foto sono banali, pasticciate, sfocate, sotto o sovraesposte, graffiate, segnate, o hanno degli appunti scritti sopra. Eppure, è in queste foto amatoriali, il cui aspetto tecnico è trascurato, che la realtà si manifesta”. Hanno un significato particolare per gli autori stessi perché ritraggono degli istanti della loro vita e sono molto varie tra loro proprio perché i graffitisti vengono da differenti contesti geografici, culturali, appartengono a generazioni diverse e hanno stili artistici tra i più variegati.

Tra gli artisti spicca anche un italiano, si chiama DUMBO, un nome molto curioso così come quello degli altri: AROE, C.B.S, HONET, KEGR, O’CLOCK, OS CURURUS, RATE, ROCKY, REMIO, SCAN, SMASH, THE E.R.S. Ai writers sono state poste tre domande per esprimere il loro punto di vista riguardo al tema del libro: “Quanta distanza metti tra la storia della tua generazione e il tuo ruolo nella storia? Quali circostanze, fatti e influenze hanno fatto di te la persona che sei oggi? In altre parole, dove trovi l’ispirazione per la tua pratica artistica? Come hai affrontato il compito di scattare delle foto per 2 anni?”. Altra richiesta, come si diceva, è stata quella di usare solo Polaroid. Questo perché – sottolineano Arbet ed Egry – “vogliamo enfatizzare l’ambiente degli artisti, la loro vita quotidiana, le loro famiglie, i loro amici, le loro case, i loro viaggi e il loro aneddoti. Scattando delle istantanee delle loro vite per lasciare un segno. Sotto molti aspetti, l’istantanea è incarnata dalla Polaroid”. Dunque una mostra-tributo ai graffiti, allo stile di vita dei writers e, perché no, anche alla Polaroid che ha smesso di fabbricare tutte le pellicole per le istantanee proprio durante la produzione di questo libro.

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