HomeAttualitàFesta della Donna, il premio “Reggiane per esempio” a due compaesane distintesi per il lavoro di contrasto alla violenza di genere

Festa della Donna, il premio “Reggiane per esempio” a due compaesane distintesi per il lavoro di contrasto alla violenza di genere

Due reggiane distintesi per il lavoro di contrasto alla violenza di genere hanno vinto l’edizione 2021 del premio “Reggiane per esempio”, conferito simbolicamente proprio oggi, 8 marzo: si tratta dell’attrice Valeria Perdonò e di Alessandra Campani della Casa delle donne. Cerimonia a porte chiuse in Sala del Tricolore e diretta streaming cui hanno partecipato attiviste, volontarie, esperte, consigliere, assessoresse, artiste e pure la scrittrice Michela Murgia… ma nessuna “direttora” d’orchestra, e vabbè. Menzione speciale per Le Mafalde (per aver messo in scena “I monologhi della vagina”) e per Roberta Mori (senza monologo, bensì per il suo impegno istituzionale e normativo contro le discriminazioni). Voci di corridoio non confermate sostengono che sarebbe stato annullato last minute un collegamento con il Festival di Sanremo (la città dei fiori, elargiti con grande generosità durante questa edizione, specialmente alle donne e non senza polemiche) sia con chi, all’interno del Pd, ha scelto ministri e non ministre per il nuovo governo.

Sono due reggiane che si sono distinte per il lavoro di contrasto della violenza di genere le vincitrici dell’edizione 2021 del premio “Reggiane per esempio” conferito simbolicamente proprio oggi 8 marzo, Giornata internazionale della donna, per sottolineare il valore di questo importante riconoscimento e ancor più dell’azione di prevenzione e lotta delle discriminazioni e della violenza maschile sulle donne.

Le premiate – che hanno ricevuto l’onorificenza in una cerimonia a porte chiuse svoltasi in Sala del Tricolore e trasmessa in diretta streaming – sono l’attrice Valeria Perdonò per la categoria under 40 e Alessandra Campani della Casa delle donne per la categoria over 40. A conferire il premio, copia del primo Tricolore, sono stati il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, le assessore Annalisa Rabitti (Pari opportunità), Mariafrancesca Sidoli (valorizzazione del centro storico), Carlotta Bonvicini (mobilità), Raffaella Curioni (educazione) e il presidente della Commissione regionale per la Parità e per i Diritti delle persone Federico Amico (collegato da remoto). Ospite d’eccezione è stata la scrittrice e giornalista Michela Murgia, collegata a distanza, con un intervento dal titolo “Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo più sentire”.

Alla premiazione ha partecipato anche l’artista Elena Mazzi, che ha consegnato a ogni candidata un pezzo unico della propria opera ‘Parole Parole Parole’, realizzata in collaborazione con l’ufficio Pari opportunità e servizio Cultura del Comune di Reggio Emilia e nata e dedicata a tutte le donne che direttamente o indirettamente hanno fatto esperienza di violenza di genere.

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HANNO DETTO – “Celebrare l’8 marzo in sala del Tricolore significa parlare dei diritti delle persone, della loro progressione, di cui questo luogo è simbolo, così come è simbolo di democrazia – ha affermato il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi – Questa è senz’altro un’occasione per fare il punto della situazione, con consapevolezza politica e culturale, non soltanto una mera cerimonia. Come diceva Martin Luther King ‘la lunga marcia dei diritti non è mai interrotta, deve continuare ad andare avanti, perché indietro non si torna’. Non si può essere più d’accordo: nulla è scontato, anche nelle democrazie contemporanee, e bisogna evitare pericolosi arretramenti. Rispetto ai diritti delle donne, alla parità di genere, bisogna purtroppo sottolineare che col Covid si è registrato un forte e drammatico incremento della violenza fra le mura domestiche. Come Consiglio comunale leggeremo oggi i nomi di tutte le donne uccise dall’inizio della pandemia, perché non siano solo numeri, come talvolta accade di vedere in talune statistiche. Lo reputo un momento importante ed alto, che dovrebbe servire da monito per ognuno di noi”.

La Festa della donna non si può però celebrare tacendo constatazioni purtroppo assai amare – ha aggiunto Vecchi – L’Italia deve fare ancora molti e importanti passi in avanti: sono aumentate le diseguaglianze, ci sono troppe differenze rispetto ai livelli retributivi fra uomini e donne, difficoltà significative di conciliazione dei tempi di vita, insopportabili diseguaglianze nell’accesso al mondo del lavoro. L’augurio finale che posso fare riguarda il fatto che questo tipo di sensibilità politica, l’urgenza nell’intervenire per sanare quelle che ritengo essere piaghe di una società che voglia dirsi effettivamente giusta e paritaria non devono limitarsi all’8 marzo, ma sono una visione del bene comune da applicarsi tutto l’anno”.

Mai come oggi è importante ricordare il significato della Giornata internazionale della donna, per ribadire le conquiste sociali acquisite dalle donne e al contempo ricordare le discriminazioni e le violenze di cui invece sono ancora vittime – ha detto l’assessore Rabitti – La cerimonia è un’occasione per dare voce a donne che si sono particolarmente impegnate a favore della comunità e distinte per capacità professionali, intraprendenza, creatività, talento, impegno sociale, politico, sportivo o culturale. E’ l’occasione per dare visibilità a donne di ordinaria straordinarietà”.

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LE PREMIATE – Valeria Perdonò, 39 anni, attrice teatrale e cinematografica, è stata premiata “per la profonda attenzione dimostrata nel cercare di sensibilizzare sul tema della violenza di genere, con mezzi di comunicazione efficaci e attraverso opere dalla stessa realizzate; nonché per il suo impegno nel coinvolgere le giovani generazioni in percorsi di formazione e prevenzione sulle differenze di genere, valorizzando la specificità di genere”. Perdonò è autrice e interprete del rècital di teatro-canzone “Amorosi assassini… facciamo finta di niente, dai!”. Nel 2020 ha fondato Amleta, un’associazione di promozione sociale nata da un collettivo di attrici professioniste per evidenziare e combattere stereotipi e violenze di genere nel mondo dello spettacolo. Collaboratrice del Centro antiviolenza “Nondasola onlus” di Reggio Emilia per progetti di formazione e prevenzione nelle scuole superiori, per il Comune di Reggio Emilia lo scorso 25 novembre 2020 ha presentato il progetto “E’ successo una volta” sullo stesso argomento.

Alessandra Campani, operatrice nella Casa delle donne del Comune di Reggio Emilia dal 1997 a oggi, è stata invece premiata in ragione “dell’elevato profilo personale, professionale e pubblico che caratterizza il suo impegno a contrasto e prevenzione della violenza maschile sulle donne; per la sua lunga militanza che si esprime anche attraverso un volontariato che in vent’anni non ha perso vigore, nutrendosi del confronto con le altre donne, convinta che la relazione tra donne e il sapere che ne deriva, a lungo oscurato dalla supremazia maschile, costituiscano la mappa di senso da cui attingere per promuovere cambiamenti culturali improntati a una diversa grammatica della relazione maschile-femminile”. Alessandra Campani ha progettato e gestito diversi percorsi di formazione per operatori in Servizi pubblici e privati, sulle dinamiche e le conseguenze legate al maltrattamento e alla violenza. Dal 2000 è relatrice presso numerosi convegni locali, regionali e nazionali e corsi di materia. Ha all’attivo numerose pubblicazioni relative ai temi della violenza di genere e sull’accoglienza delle donne vittime di violenza. È relatrice e formatrice nel tavolo interistituzionale di contrasto alla violenza maschile contro le donne del Comune di Reggio Emilia.

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ANCHE FONZIE FESTEGGIA (A MODO SUO) L’8 MARZO

MENZIONI SPECIALI – La Commissione ha deciso inoltre di attribuire due menzioni speciali ad altre due candidate: a Giorgia Margini e al collettivo Mafalde per la categoria under 40 e a Roberta Mori per la categoria over 40.

Giorgia Margini, Renata Montanari e Marianna Calia del collettivo Le Mafalde è stato infatti riconosciuto “l’impegno nella messa in scena ogni anno, a titolo volontario, de ‘I monologhi della vagina’ di Eve Ensler, coinvolgendo donne diverse per età, provenienza, esperienza, tutte accomunate dalla volontà di contrastare la violenza maschile sulle donne e affermare il diritto di libertà per tutte le donne, e devolvendo il ricavato all’associazione Nondasola che gestisce il Centro antiviolenza di Reggio Emilia”. Roberta Mori, delegata permanente nella Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere e coordinatrice nazionale della conferenza delle commissioni di Pari opportunità di Regioni e Provincie autonome, ha invece ottenuto la menzione speciale “per aver portato avanti con energia, competenza e determinazione un percorso improntato al contrasto e alla prevenzione della violenza di genere, attraverso soprattutto il sostegno e la promozione di strumenti normativi atti a tutelare e riconoscere i diritti umani, in particolare la Legge 6 del 2014 e la legge 15 del 2019”.

Sul sito del Comune di Reggio Emilia, all’interno della sezione Pari opportunità, è presente un’aerea dedicata alle precedenti edizioni de “ Le reggiane per esempio” dove è possibile consultare la memoria storica del premio, dalla prima edizione del 2010 ad oggi. Ogni anno, dal 2010 appunto, in occasione della festa civile della donna, il Comune di Reggio ha deciso di ricordare l’impegno, l’intraprendenza, la creatività, il talento e il protagonismo delle donne nei diversi ambiti della vita sociale, culturale, professionale. Il Premio le “Reggiane per esempio” offre un’occasione per dare voce e visibilità a donne reggiane che si sono particolarmente impegnate a favore della comunità o distinte.

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LA ROCKBAND DEI MANESKIN, VINCITORI DI “SANREMO 2021”

Per l’occasione internazionale, nonché per celebrare il festival nazionale della canzone italiana appena conclusosi, riportiamo qui sotto un bell’articolo sull’argomento “fiori sì, fiori no” pubblicato su Fanpage.it.

I fiori di Sanremo sono solo per le donne.E se ci liberassimo di questa inutile galanteria?
I fiori, si sa, sono una costante della kermesse sanremese. Da mezzo secolo vengono donati alle donne in gara come gesto di galanteria. Peccato però che gli anni passino e, in un’edizione sempre più genderless e libera da identità troppo definite, non sarebbe importante regalarli anche agli uomini? Altrimenti tocca passarseli di mano come Francesca Michielin con Fedez. O come Damiano dei Maneskin che li dà a Manuel Agnelli.

Nella prima serata veniva portato su un carrello, nella seconda dal valletto con i guanti, stasera un po’ a casaccio. È il mazzo di fiori, protagonista indiscusso di ogni kermesse targata Ariston che si rispetti. D’altronde si sa, Sanremo è la città dei fiori. E loro, inconsapevoli, vengono donati sempre e solo alle donne. Gesto di cavalleria, di galanteria si potrà dire, ma possiamo ribattere che sia un retaggio da poterci tranquillamente lasciare alle spalle?

Nell’edizione più genderless di sempre, i fiori sono ancora per le donne. Che i tempi non siano più gli stessi è evidente. Francesca Michielin esordisce con un “facciamo una volta per uno, stasera li do a Fedez” passando al compagno di avventura il mazzo davanti allo sguardo di Amadeus interdetto. E ancora Damiano dei Maneskin che, stasera, li dà a Manuel Agnelli e non alla donna del gruppo, Vittoria. Un’altra dimostrazione sono quei fiori donati, ieri, a La rappresentante di lista, la band più queer del panorama mainstream dove la libertà sessuale è d’obbligo. Un mazzo che è stato diviso sul palco non solo con le altre due musiciste che non lo avevano avuto, ma un fiore è stato strappato anche da Dario Mangiaracina, parte del duo canoro. Un gesto passato forse inosservato, ma che ci porta prepotentemente al presente. Un’edizione definita contemporanea, indie, dove Achille Lauro si esibisce nel suo “genderless”, può ancora sottostare ai dettami ipocriti in cui i fiori sono solo e soltanto per le donne?

I retaggi culturali del binomio donna e fiori. È sempre stato piuttosto bizzarro misurare la femminilità con i fiori e la mascolinità con la negazione di essi. Potremmo discuterne per ore senza trovare una spiegazione logica, ma l’evidenza è che alcuni retaggi culturali restano. La Rai, nonostante il tentativo di abbracciare una libertà identitaria e artistica, rimane ancora imbalsamata in una cavalleria superata dai tempi, dimostrando che il mondo fuori da quel teatro ha fatto enormi passi avanti. L’Ariston invece resta sempre simile a se stesso: nel bene e, troppo spesso, nel male. Sarà per il prossimo anno, si spera.

(donna.fanpage.it)

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