HomeAttualitàSpreco alimentare, la Regione con gli empori solidali

Spreco alimentare, la Regione con gli empori solidali

La povertà alimentare cresce insieme allo spreco di cibo. E’ uno dei paradossi che caratterizzano i Paesi occidentali, cosiddetti opulenti. In questo contesto l’Emilia-Romagna cerca di ridurre il divario: nel 2015, sotto la regia della Regione (che opera attraverso Agrea, l’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura), sono state ritirate dai produttori ortofrutticoli 25.691 tonnellate di prodotti, per un valore di 42 milioni di euro, destinate poi agli indigenti attraverso la rete delle organizzazioni benefiche. Un dato che nei primi nove mesi di quest’anno ha visto recuperate 16.552 tonnellate di prodotti per un valore di 27 milioni. Prodotti facilmente deperibili, inseriti però in un sistema di recupero tempestivo che li preserva e nel quale il Banco Alimentare Emilia-Romagna ha un ruolo fondamentale: oltre a ritirare il prodotto per distribuirlo in ambito locale svolge attività di coordinamento per le consegne ai Banchi in tutta Italia.

E proprio il Banco Alimentare Emilia-Romagna Onlus, in occasione dei 25 anni dalla sua fondazione ha organizzato un convegno a Bologna, con al centro temi quali lo spreco alimentare, la povertà e il ruolo svolto dalla rete degli enti caritativi che operano nel campo degli aiuti alimentari ai bisognosi.

Nell’ambito delle proprie politiche di contrasto alla povertà, la Regione Emilia-Romagna sostiene il recupero alimentare e promuove l’attività di recupero e distribuzione di prodotti alimentari per fini di solidarietà sociale (una delle prime in Italia insieme alla Lombardia). La legge regionale in materia rende possibile anche erogare finanziamenti regionali a enti come il Banco Alimentare e la Caritas. La Regione ha poi deciso di valorizzare la rete degli empori solidali, punti di distribuzione al dettaglio completamente gratuiti e realizzati per sostenere le persone in difficoltà attraverso l’aiuto alimentare e offrire loro occasioni di socializzazione – attualmente in Emilia-Romagna sono 20 quelli in funzione – e di creare un marchio “etico” regionale per le aziende che aderiscono in modo stabile e continuativo alla lotta allo spreco attraverso la donazione di prodotti in eccedenza.

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