Ripresa? A Bologna nel 2015 persi 7mila posti di lavoro

Altro che ripresa economica. A Bologna la Cgil conta nel 2015 oltre 7mila posti persi nell’industria, licenziamenti raddoppiati e la certezza che nel 2016, se non arrivano i primi effetti di alcuni degli investimenti annunciati negli ultimi mesi, aumenterà ulteriormente la quota dei disoccupati. Soprattutto dopo lo scoppio di crisi come Saeco e Gruppo Paritel, che non rientrano in questi calcoli. E sono solo le prime anticipazioni di un corposo dossier sull’economia locale che verrà presentato tra qualche settimana.
D’altro canto il sindacato stima che con gli investimenti lanciati da grandi gruppi come Lamborghini, Philip Morris o Danfoss, con relative ricadute sull’indotto, oltre che con le assunzioni programmate da aziende come Ducati o Datalogic, su Bologna stiano per piovere attorno ai 5mila nuovi posti di lavoro. “Purtroppo però questi non sono immediati e sono ancora insufficienti a compensare quelli persi e quelli a rischio — spiega Maurizio Lunghi, segretario  della Cgil di Bologna. Con questi dati fatichiamo davvero a parlare di ripresa. Qualche segnale positivo c’è, ma se la situazione rimane questa il prossimo anno rischiamo una nuova perdita di occupazione“.

Il perché è presto detto: sono gli effetti a lungo termine di una crisi durata sette anni. Senza contare le crisi delle ultime settimane, prima fra tutte la Saeco, dai primi dati dell’indagine del sindacato relativi all’industria emerge un quadro a tinte fosche. E con una lunga serie di interrogativi legati alla riforma degli ammortizzatori sociali che entra in vigore dal primo gennaio. “Visto che questi costano di più le aziende li stanno già usando meno, aprendo procedure di licenziamento” avverte Lunghi. Nella sola industria meccanica in particolare tra 2014 e 2015, con dati aggiornati a inizio dicembre, le imprese coinvolte da procedure di crisi sono passate da 396 a 450, con oltre 27mila lavoratori dipendenti, 10mila in più in un anno. Quelli direttamente interessati da cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali sono passati da 11.612 a 12.541, anche se a preoccupare di più è il raddoppio delle procedure di mobilità. Se l’anno scorso le persone licenziate in questo settore sono state 1.900 quest’anno sono diventate infatti 3.802. Mentre, contemporaneamente, i lavoratori in cassa integrazione ordinaria sono passati da 6.388 a 4.667, mentre quelli in cassa straordinaria aumentano da 1.140 a 1.675.

Il calo della cassa ordinaria si è trasferito sui licenziamenti”, sottolinea il segretario. Le aziende meccaniche impigliate in una qualche procedura concorsuale infine (fallimento, liquidazione o simili) sono 38, con 1.217 lavoratori coinvolti. Il quadro si aggrava ulteriormente allargando il campo d’azione alle costruzioni, con 293 aziende in crisi e 5mila lavoratori interessati. Tra industria chimica, tessile e dell’abbigliamento le aziende in difficoltà invece sono passate da 27 a 59, con oltre mille lavoratori coinvolti e 160 licenziamenti: pesano le crisi di marchi storici come Mandarina Duck, Guess, Bruno Magli o Arcte, ma anche il trasferimento della Guaber a Milano. Somma totale: più di 7mila posti persi in un anno.

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