HomeAttualitàMercati rassicurati, risparmiatori tartassati: famiglia e potere d’acquisto

Mercati rassicurati, risparmiatori tartassati: famiglia e potere d’acquisto

La chiede l’Europa, la raccomanda il presidente della Bce, la pretendono i mercati. Tutti vogliono la stabilità e il governo Letta val bene le larghe intese. La Borsa ha infatti premiato la fiducia arrivata mercoledì al termine di una mattinata convulsa e ricca di colpi di scena: lo spread tra i Btp e i Bonos spagnoli è in via di ricomposizione, mentre il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e quelli tedeschi è fermo a 255 punti base. Il decennale italiano rende poco più del 4,3% sul mercato secondario. E per il momento sembra allontanarsi anche il rischio di un downgrade da parte delle agenzie di rating. Moody’s afferma che la fiducia ricevuta da Letta “è il miglior risultato possibile”, anche se – ammonisce l’agenzia – le turbolenze politiche dell’ultima settimana evidenziano la fragilità del governo che può ritardare le riforme di bilancio e strutturali. Tali ritardi metterebbero a rischio la ripresa economica” italiana. Di qui la previsione che il nostro Paese “mancherà l’obiettivo di riportare il deficit di bilancio sotto il tetto del 3%”.

Ma se la stabilità piace agli investitori, per il momento nulla è cambiato per i risparmiatori. Anzi, ogni giorno le famiglie perdono potere d’acquisto: il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è sceso in termini correnti del 2%, mentre il potere d’acquisto è diminuito del 4,7%, toccando così il calo peggiore dal 1990, inizio delle serie. Lo comunica l’Istat, diffondendo i dati aggiornati sul 2012 e spiegando come anche la propensione al risparmio abbia toccato i minimi da 22 anni.

L’Istituto di statistica ha rivisto al ribasso il Pil dello scorso anno calato in volume del 2,5% (-2,4% nella stima preliminare di marzo): corretta al rialzo, invece, la crescita registrata per il 2011, da +0,4% a +0,5%. L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è pari nel 2012 al -3% (dal -3,8% del 2011): confermate quindi le  stime sul rapporto tra deficit e Pil già diffuse a marzo.

Sempre lo scorso anno gli investimenti fissi lordi sono diminuiti dell’8,3% e i consumi finali nazionali del 3,8%. Le esportazioni di beni e servizi sono cresciute del 2% e le importazioni hanno registrato una flessione del 7,4%. Il valore aggiunto, a prezzi costanti, presenta cali in tutti i settori: -5,8% le costruzioni, -4,4% l’agricoltura, silvicoltura e pesca, -3,1% l’industria in senso stretto e -1,7% i servizi. Quanto alla pressione fiscale, l’Istat conferma come nel 2012 sia salita al 44% del Pil. Invariato rispetto a marzo risulta anche il debito, al 127% del Pil.

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