HomeAttualitàIren, i piccoli azionisti sfidano i vertici: no ai dividendi

Iren, i piccoli azionisti sfidano i vertici: no ai dividendi

Il tavolo della presidenza

Il tavolo della presidenza

Rispetto agli ultimi anni il clima in via Nubi di Magellano è più disteso, complici i conti in miglioramento e l’effetto novità del nuovo cda. Toni trionfali in occasione dell’assemblea dei soci da parte del presidente Francesco Profumo e dell’ad Nicola De Sanctis che hanno snocciolato i numeri del bilancio 2013 a cominciare dal rapporto Debito netto/Ebitda che, negli ultimi 2 anni, è passato dal 4,5%  al 3,9% e un margine operativo lordo che si attesta a 646,0 milioni di euro, in crescita (+2,6%) rispetto a 629,6 milioni di euro del 2012. Cifre che certificano senza dubbio un miglioramento rispetto ad un 2012 da incubo a Piazza Affari e rischiose operazioni societarie. Ma sono tanti i problemi che restano sul tavolo, a cominciare da una situazione debitoria che resta pesante: 2.525 milioni di euro, in riduzione di 30 milioni di euro rispetto a 2.555 milioni di euro al 31 dicembre 2012. Ed è stato ancora una volta duro il confronto tra i vertici aziendali e i piccoli azionisti, i cui rappresentanti – Mario Paolo Guidetti, Emiliano Codeluppi, Ettore Camozzi, Luigi Bottazzi – hanno approfittato dell’unico momento disponibile per chiedere conto ai dirigenti del loro operato.

Particolarmente dettagliato è stato l’intervento di Francesco Fantuzzi che ha posto una questione centrale, ovvero quella del fabbisogno finanziario a breve che , nonostante le dismissioni avviate, è aumentato. “Oggi Iren – ha detto Fantuzzi – è tecnicamente insolvente, in concreto non in grado di gestire eventuali richieste di rientro da parte degli istituti bancari”. E’ vero che se si verificasse lo scenario peggiore, la maggior parte delle aziende italiane risulterebbe insolvente, ma resta il fatto che la multiutility è ancora fragile dal punto di vista finanziario. Fragile a tal punto che Fantuzzi ha chiesto ai manager di non distribuire dividendi. Richiesta respinta, con un sospiro di sollievo dei sindaci presenti memori del dramma del 2012 quando fu distribuito un dividendo simbolico.

Francesco Profumo

Francesco Profumo

Ma ci sono altri nodi che sono stati sollevati dai piccoli azionisti: la contrazione del giro d’affari, la riduzione del prezzo dell’energia e la revisione delle tariffe del gas introdotta da AEEG (Autorità per l’energia elettrica e il gas), la situazione dei derivati del gruppo e le perdite potenziali di 37 milioni a oggi esistenti. Tutti problemi che gettano ombre sul futuro del gruppo e che si sovrappongono all’annosa polemica sui compensi ai manager, ridimensionati ma ancora principeschi.

Una risposta parziale si può leggere tra le righe dell’intervento di Profumo: “Il risiko delle municipalizzate nel settore dell’energia sta per ripartire” ha detto annunciando che il Governo “sta cercando un veicolo normativo” per avviare il processo e che “il tutto dovrebbe avvenire entro l’anno. Con il ministro Zanonato (allo Sviluppo economico con il Governo Letta, ndr) – ha sottolineato Profumo – era stato aperto un tavolo sul tema con Federutility e Anci, tavolo che ora sta per ripartire. E Iren ci sarà, speriamo che i tempi siano brevi”.

Per legittimare la necessità dell’intervento, Profumo ha anche illustrato alcuni numeri: “In Italia ci sono oggi circa 1350 tra utility e multiutility ma il 50% del fatturato fa capo alle quattro big quotate (A2A, Iren, Hera e Acea, ndr), inoltre 650 di esse hanno un giro d’affari sotto i 4 milioni e il 60% è in difficoltà economiche”. Di qui la necessità di un consolidamento che metterebbe così in sicurezza anche i conti dei piccoli Comuni, che dipendono dai conti e dai dividendi delle utility in crisi. Ciò significa che non è naufragato il progetto della multiutility del Nord. Nuove aggregazioni in vista? Le parole del presidente lasciano intendere che presto ci saranno novità in questo senso e ne sono convinti anche molti analisti finanziari che scommettono su nuove aggregazioni in tempi rapidi.

 

 

Ultimi commenti

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    Ricordiamoci che iIREN non ha solo debiti, ma anche crediti: molti cittaidiini reggianii, e i loro amministratori ne sanno qualcosa, non
    pagano da anni il dovuto, facendo lievitare i deficit dei bilanci condominiali. Allora? Dovrebbe essere un problema collegato agli
    altri e qualcuno, dividendi o no, dovrà pur farsene carico in qualche modo-forma.

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    Ieri l’assemblea dei soci ha approvato il (preoccupante) bilancio 2013 di Iren.
    Ma non è stata la solita assemblea dove gli interventi dei partecipanti cadono nel vuoto. Incalzati dalle domande dei piccoli azionisti, riguardanti non solo la drammatica situazione finanziaria, ma anche i derivati del gruppo e le perdite potenziali di 37 milioni ad essi connesse, i compensi al consiglio di amministrazione, la decadenza del consigliere Firpo, la non risposta del Collegio sindacale sulla perdita di 30 milioni di Sinergie italiane a carico di Iren, il comitato territoriale di Reggio Emilia, i consiglieri sono stati costretti a richiedere una pausa per poter rispondere puntualmente.
    I piccoli azionisti hanno anche sollevato al punto terzo la a dir poco inopportuna indennità (due anni di compenso) prevista per De Santis in caso di cessazione del rapporto col medesimo, pari a circa 900.000 euro.
    Peccato che i Sindaci reggiani, invece di contrastarla come avrebbero dovuto, abbiano scelto di astenersi o ancor peggio abbiano votato a favore. E peccato che parte dell’informazione locale non si sia accorta di quanto accaduto.
    Da ora in poi i piccoli azionisti indipendenti faranno sentire la loro fondamentale voce, invitando a ciò anche i Sindaci che, a differenza di quello di Reggio che parla di cambio di marcia poi si adegua, tuteleranno davvero gli interessi dei propri cittadini.
    per il Gruppo interprovinciale Piccoli Azionisti
    Francesco Fantuzzi