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Investimenti fermi e occupazione a rischio

I bilanci di 150 aziende manifatturiere reggiane presentati al 30 giugno 2010 mostrano un’economia che, pur dando qualche segnale di ripresa, non ha saputo creare occupazione.

I dati dell’”Analisi dei bilanci presentati al 30 giugno 2011 di un campione di 150 imprese manifatturiere reggiane”, realizzata per conto della Camera del Lavoro da Stefano Campani e Anna Ruozi, e giunta quest’anno alla 28a edizione, sono stati presentati in Camera del Lavoro nel corso di un seminario dal titolo “Strategie per uscire dalla recessione”. Al convegno, oltre agli autori dell’indagine, hanno partecipato  Marcello Messori, ordinario di Economia all’università di Roma Tor Vergata, Giorgio Invernizzi, ordinario di Strategia e Politica aziendale alla Bocconi di Milano, Alberto Peroni, consigliere dell’Unione Giovani Commercialisti di Reggio Emilia, Matteo Alberini, della segreteria della Camera del Lavoro, e Cesare Melloni, della segreteria CGIL regionale.

I bilanci mostrano una ripresa significativa dei fatturati (+16%), che però non recupera il terreno perso nel 2009, anno che aveva segnato un crollo dei fatturati del 21%. In sostanza il fatturato delle imprese reggiane del campione (4,85 miliardi di euro) alla fine del 2010 è ancora inferiore ai valori del 2006 (5,011 miliardi), ed è ai livelli del 2005.

L’aspetto piu’ preoccupante riguarda l’occupazione: il parziale recupero dei fatturati infatti è accompagnato da un nuovo calo, benchè modesto, dei livelli occupazionali, che fa seguito a quello più marcato (-2,9%) dell’anno precedente  e soprattutto si accompagna ai livelli record di cassa integrazione utilizzata nel 2010.  Nel 2010 l’utilizzo degli ammortizzatori sociali aumenta del 60% su base provinciale, rispetto a  un anno, il 2009, che aveva fatto registrare nel campione il dato molto pesante di circa 124 ore a testa di cassa integrazione per ogni lavoratore. Nel 2011 il ricorso agli ammortizzatori sociali cala sensibilmente rispetto al 2010, ma rimane comunque su livelli significativi, di solo il 10% inferiori a quelli del 2009. In ben 36 imprese del campione, quasi il 25% del totale, nel 2011 si fa ricorso a contratti di solidarietà e alla cassa integrazione guadagni straordinaria, quasi sempre dopo almeno 12 mesi o lunghi periodi di cassa integrazione ordinaria. Le difficoltà di tenuta dei livelli occupazionali insomma sembrano “incancrenirsi”. Lo conferma il dato sul tasso di disoccupazione provinciale, al 5,4% e con 14.000 persone in cerca di occupazione, che pone Reggio Emilia al 24°posto a livello nazionale in una classifica che per anni aveva visto il nostro territorio primeggiare.

Altri aspetti preoccupanti sono relativi alla conferma di due tendenze di più lungo periodo, già individuate dall’analisi dei bilanci della Camera del Lavoro di Reggio: l’erosione dei margini di redditività, che vede il valore aggiunto sul fatturato cedere ancora e scendere al record negativo del 23,4%, e la perdurante maggiore difficoltà delle imprese minori. Come già era avvenuto nel 2009, anche nel 2010 le 67 aziende del campione con mendo di 50 dipendenti chiudono l’esercizio in perdita.

Segnali non confortanti giungono anche dagli investimenti materiali in impianti e fabbricati, che, al netto degli ammortamenti, rimangono fermi ai livelli del 2009 e del 2008.

La crisi dunque c’è, ma è a macchia di leopardo. La metalmeccanica, dopo il crollo verticale (-30%) del 2009, recupera nel 2010 quasi tutto il terreno perduto (+28%), anche se comparti come gli elettrodomestici e l’automotive appaiono in difficoltà. Negli altri settori la ceramica recupera redditività, ma lo fa a prezzo di pesanti ristrutturazioni che espellono lavoratori (-4,8% del personale alle dipendenze) dal processo produttivo. E’ buono il risultato delle vendite (+18%) della gomma-plastica. Vanno generalmente male gli altri comparti, come il tessile-abbigliamento,  il legno-lapidei, la grafica-cartotecnica e l’alimentare.

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