HomeEconomiaI 9 indizi che fanno una prova… di recessione

I 9 indizi che fanno una prova… di recessione

C’è davvero da sperare – pur continuando a tenere le dita incrociate – che i dati emersi dall’analisi dell’ufficio Studi della Camera di commercio di Reggio vengano confermati dall’economia reale, anche se le nubi di una prossima recessione mondiale sono ben visibili all’orizzonte sin da oggi.

Ma andiamo per ordine: secondo quanto rilevato dall’ufficio Studi dell’ente camerale sugli “Scenari per le economie locali” elaborati da Prometeia ed aggiornati a luglio 2015, infatti, il sistema Reggio starebbe rialzando la testa.

La crescita del prodotto interno lordo attesa per l’anno in corso dovrebbe raggiungere l’1,5%, per salire poi all’1,9% nel 2016. L’incremento provinciale risulta superiore sia a quello regionale, per il quale si prevede una crescita nel 2015 dell’1%, e ancor più a quello nazionale: in Italia, infatti, l’uscita dalla recessione dovrebbe far registrare un +0,7%.

Dati molto positivi, dunque. Se non fosse che il sistema produttivo reggiano, vocato com’è all’esportazione, è giocoforza legato mani e piedi a quanto accade sui mercati globali. E qui le cose non vanno altrettanto bene, per usare un eufemismo. Giacché i prodromi di una prossima, pesante, recessione ci sono tutti. Proviamo a sintetizzarli nei 9 punti messi a fuoco dagli analisti russi di Vesti.

 

 

1-Seconda svalutazione dello yuan in poche ore.

La perdita e’ del 4,5% verso l’euro. Il dubbio amletico e’ se sia finita qua o se siamo solo all’inizio. Al momento la svalutazione cinese rende impraticabile il rialzo dei tassi Usa: questo non fa che inabissare il dollaro e presentare il conto all’Europa. Perché, col mercato cinese bloccato e il dollaro debole, il nostro export non potrà che essere danneggiato. Nel frattempo si alza il livello di guardia in Eurolandia contro il possibile crollo dell’economia “tedesca”, che, pagando costi fissi elevatissimi, potrebbe essere la più danneggiata dalla svalutazione dello yuan. Tant’è che il Dax sta accusando sensibili perdite da inizio settimana. Anche per la Borsa giapponese è atteso uno brusco scivolone.

 

 

2- Il crollo del mercato azionario in Cina

A Luglio, nonostante il sostegno senza precedenti del governo, lo Shanghai Composite Index è sceso del 13,4%. Conseguentemente Luglio è stato il mese peggiore per il mercato borsistico cinese degli ultimi 6 anni. Il crollo del mercato azionario in Cina viene già paragonato con il crack del 1929 negli Stati Uniti: il crollo del mercato azionario cinese minaccia l’economia mondiale di conseguenze altrettanto gravi a quelle della Grande Depressione alla fine degli anni ’20.

 

3- L’economia Usa si avvicina alla recessione

Le previsioni di crescita del Pil statunitense non si sono realizzate: l’economia Usa si è fermata ad una crescita del 2% contro il 2,3% previsto. Si riducono i profitti delle corporation “giganti” dell’economia statunitense: Exxon Mobil e Chevron. L’utile della Exxon è sceso del 51%, il peggior risultato del trimestre dal 2009, mentre l’utile della Chevron su base annua è crollato del 90%.

 

4- Il Fmi non prenderà parte al salvataggio della Grecia

Le probabilità di una “Grexit” crescono nuovamente: il Fmi ha deciso di non concordare il nuovo programma di prestiti per i prossimi mesi. Così i fondi non potranno essere stanziati prima dell’inizio del prossimo anno.

 

5- Stop della crescita dell’indice S&P 500

Nel corso degli ultimi 6 anni lo S&P 500 (include le 500 società Usa a maggiore capitalizzazione) è cresciuto e la fine di questa tendenza può segnalare agli investitori il momento di vendere gli asset e capitalizzare. Secondo la Goldman Sachs, ci si può aspettare un calo dello S&P 500 pari allo 0,7% entro i prossimi 2 mesi, rilevano gli analisti.

 

6- A Luglio calo dei prezzi del petrolio del 20%

Luglio è stato il mese peggiore per il petrolio dall’ottobre 2008 e questo declino può divenire un altro segnale dell’avvicinamento della crisi globale. La situazione nel mercato del petrolio rimane difficile: la quantità di oro nero offerta continua a superare la domanda. Tra i fattori che influenzano negativamente il prezzo del petrolio, ci sono il rallentamento dell’economia cinese e dell’economia mondiale nel suo complesso, così come i risultati degli accordi sull’Iran, che fanno presagire un aumento dell’offerta di greggio sul mercato.

 

7- La debole dinamica del mercato dei metalli

Il leader indiscusso del calo delle materie prime (commodities) è il petrolio, tuttavia si nota un drastico calo delle quotazioni dei metalli preziosi: lo indica il Bloomberg Commodity Index, sceso ai minimi degli ultimi 13 anni. Si ha l’impressione che l’oro abbia trascinato l’indice al minimo, ma ci sono materie prime che quest’anno sono andate molto peggio del metallo prezioso per antonomasia.

 

8- L’Italia sulle orme della Grecia

La trasformazione della crisi greca in una italiana minaccia l’Europa. Attualmente il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è del 44%, il debito pubblico italiano in rapporto al Pil ha raggiunto il 135%. In generale la stessa dinamica del debito in tutti i Paesi dell’Europa meridionale può caratterizzarsi come “instabile”.

 

9- L’economia del Canada in recessione

L’economia canadese ha mostrato un trend negativo negli ultimi 5 mesi consecutivi. Si considera tecnicamente in recessione se il Pil scende per 2 trimestri consecutivi. Secondo l’agenzia di statistica nazionale del Canada (Statistics Canada), lo scorso Maggio il Pil del Paese è diminuito dello 0,2% rispetto al mese di Aprile. Il decremento è dovuto principalmente al peggioramento delle attività nel settore industriale, minerario, petrolifero, del gas e retail dell’economia canadese.

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