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Fuori dall’euro, fuori di testa

Fuori dall'euro, fuori di testaFederico Parmeggiani

E’ dal momento stesso in cui l’euro è diventato valuta corrente nel nostro paese che sentiamo lamentele più o meno fondate su come esso ci abbia rovinato la vita, su come abbia compromesso il nostro potere d’acquisto e su come l’Italia ci abbia solo rimesso ad entrare nella moneta unica.

Oggi abbiamo una forza politica rilevante – il Movimento 5 Stelle – che cavalca questi umori e addirittura si spinge a promuovere un referendum che chiede ai cittadini italiani (o quantomeno a quelli grillini) se essi vogliano che l’Italia resti nell’eurozona o se al contrario preferiscano tornare alla valuta nazionale, riacquistando tramite un ritorno alla lira quella sovranità monetaria che la vulgata dipinge come perduta, scippata, oggetto di un novello ratto delle Sabine perpetuato da oscure forze del male massoniche, intenzionate a soggiogare la maschia gente italica.

La cosa ancor più grave è che spesso queste tesi annoverano tra i loro accaniti sostenitori anche professori e accademici che teoricamente dovrebbero essere ben consci della complessità e della portata controversa di un eventuale ritorno alla valuta nazionale e conseguentemente dovrebbero evidenziare i rischi disastrosi cui noi tutti cittadini (anche quelli non grillini) andremmo incontro qualora decidessimo di compiere questo folle salto nel vuoto.

Pertanto trovo utile passare in rassegna in maniera sintetica alcune delle conseguenze potenzialmente disastrose che comporterebbe questa riconquista della sovranità monetaria, giusto per frenare facili e populistici entusiasmi che ultimamente ammorbano la scena politica, la nostra razionalità e la nostra coscienza morale collettiva.

In primo luogo va sottolineato che se uscissimo dall’euro subiremmo un contraccolpo durissimo sul fronte del nostro debito pubblico che già ora è la spina nel fianco che destabilizza la finanza pubblica italiana e ci obbliga a finanziarie “lacrime e sangue”. “Ma come?” immagino già sbottare il sostenitore dell’italico conio “se tornassimo alla lira anche il nostro debito pubblico sarebbe in lire e quindi ci costerebbe molto meno”. Eh già, caro cittadino italico, sono certissimo che i nostri creditori internazionali, nonché qualche milione di cittadini italiani che hanno sottoscritto i nostri titoli di stato vedrebbero certamente di buon occhio una transizione valutaria che all’istante fa perdere al loro investimento (generamente di lunga scadenza e per molte famiglie integrativo della pensione) una porzione ingente del suo valore. Non sfiora nemmeno il dubbio a questi soloni della sovranità monetaria che col ritorno alla lira si innescherebbe una vera a propria guerra sia internazionale che intestina fatta di azioni legali contro lo stato italiano, di pressioni diplomatiche e di ritorsioni politiche volte a fare restare il debito pubblico in euro. Guerra che quasi sicuramente vedrebbe i nostri creditori uscire vincitori e ci consegnerebbe un paese che produce in una moneta svalutata (ma tutta sua però…mica stampata dal gruppo Bilderberg…) e paga il debito in una moneta forte. In breve, il nostro debito pubblico istantaneamente aumenterebbe in maniera ingente e  e lascio solo a voi pensare quanto sarebbe più vicino e probabile il nostro default.

Questa prospettiva introduce un secondo punto ancora più ampio e importante: il rischio paese italiano.  Davvero mi chiedo se coloro che, laureati o addirittura professori di economia (mica la proverbiale e amata casalinga di Voghera, insomma…) auspicano un ritorno alla lira si rendano esattamente conto di quanto il rischio di credito del nostro paese subirebbe un drastico peggioramento e delle conseguenze catastrofiche che questa evenienza comporterebbe per il nostro sistema economico. In primo luogo va sottolineato che il nostro paese, privo della cornice monetaria europea, sarebbe considerato enormemente più instabile da un punto di vista finanziario, economico e politico (sì, più instabile di quanto lo sia già ora…) e come diretta conseguenza sarebbe enormemente meno appetibile per qualsiasi tipo di investimento (once again, meno di quanto lo sia già ora…) perché qualsiasi attore economico dovrebbe affrontare dei costi enormemente superiori anche sotto un mero profilo assicurativo per porre in essere qualsiasi tipo di operazione industriale entro gli italici confini.

Il pressoché certo downgrade del nostro rating sovrano, che già ora danza sull’orlo dello speculative grade, ci farebbe cadere irrimediabilmente nell’inferno degli emittenti “junk” e farebbe scattare così dei meccanismi di adeguamento automatico (quali sono le policy interne di certi fondi d’investimento o le normative finanziarie prudenziali di alcuni paesi) che spingerebbero gran parte degli investitori istituzionali mondiali a non sottoscrivere i titoli di debito italiano in quanto troppo rischiosi o a sottoscriverli solo in cambio di un interesse a due cifre, il che come si può immaginare renderebbe onerosissimo per questa nuova Italia, valutariamente sovrana, reperire finanziamenti sul mercato.

Va poi messo in conto che l’operazione di cambio valuta andrebbe progettata e messa in atto nel giro di brevissimo tempo, altrimenti assisteremmo ad una vera e propria emorragia di capitali dall’Italia all’estero, in quanto chi mai vorrebbe tenere i propri risparmi in un paese il cui rischio di credito è diventato pari a quello di una repubblica sudamericana? Anche questo rischio concreto impatterebbe automaticamente sulla liquidità del nostro sistema bancario e inasprirebbe ulteriormente il problema della stretta del credito che uccide ogni mese un elevato numero di piccole e medie imprese (come se le nostre banche non fossero già abbastanza stitiche nell’immettere liquidità nel sistema produttivo, e tre…)

Ma veniamo appunto alle imprese. L’argomento principale dei sostenitori dell’uscità dall’euro è il seguente: se torniamo alla lira il prezzo dei beni prodotti in Italia scenderà notevolmente e quindi essi saranno più competitivi sul mercato rispetto ai beni dei tedeschi prodotti in euro che continueranno invece a costare molto. Bene, questa politica di svalutazione competitiva è così acuta e innovativa che infatti è stata la sola ad essere utilizzata in almeno trent’anni di prima repubblica con un risultato che è oggi sotto gli occhi di tutti, ossia quello di un paese la cui capacità di innovare e di fare competizione sulla qualità e sul livello tecnologico è in constante e dramamtico calo.

Tuttavia, tralasciando questi discorsi di carattere più strategico, basterebbe ricordare ai “no-euro” che sì, certamente il ritorno alla lira rende molto meno costosi i beni prodotti da un’impresa, ma allo stesso tempo il “nuovo vecchio conio” fa parallelamente aumentare il prezzo tutto ciò che un’impresa compra dall’estero,  soprattutto l’energia e le materie prime. Dobbiamo forse ricordare che l’Italia non è un paese minimamente autosufficiente dal punto di vista energetico e che gran parte del nostro manifatturiero che tiene alto l’export è concentrato nel settore meccanico, ossia un settore che per funzionare deve comprare una grande quantità di acciaio e materie prime dall’estero? Crediamo forse che i fornitori esteri deciderebbero di farci uno sconto perché siamo simpatici e creativi? Perché da noi si mangia bene?  Non credo proprio, ci resterebbe solo la speranza che il maggiore fatturato dell’export delle imprese sia quantomeno in grado di eguagliare il maggiore costo di tutti gli input necessari alla produzione dei beni da esportare, senza contare che tutte le imprese attualmente debitrici nei confronti di soggetti esteri subirebbero nel cambio di valuta gli stessi effetti descritti a proposito del debito pubblico e quindi si troverebbero a dovere pagare debiti in euro vendendo i propri beni in lire: chiedete loro se tale prospettiva sembra auspicabile e foriera di una nuova era di prospera autarchia italica…

Al di là di tutto ciò non dobbiamo poi dimenticarci delle conseguenze di questo scenario sui consumi, perché se l’energia costerà di più per le imprese vien da sé che l’aumento del prezzo di numerosi beni importati si abbatterà come una scure sui bilanci delle famiglie, le quali si recheranno a fare il pieno alla macchina o a pagare la bolletta del gas e realizzeranno come il prezzo di gas e petrolio sia stranamente lievitato a dismisura, in quanto forse comprare da Gaz Prom o da Exxon in lire è un po’ più gravoso che farlo in Euro (ben più gravoso di quanto non lo sia già, e quattro!).

Ma a margine di tutto questo, credete davvero che gli altri paesi europei ci lasceranno uscire bellamente dalla moneta unica senza battere ciglio, consentendoci tuttavia di restare dentro l’Unione Europea? Credete davvero che tollereranno di avere una piccola Cina della porta accanto che si giova delle libertà di circolazione di beni, capitali, persone e merci accordate agli stati membri ma che allo stesso tempo non esita a tradire in maniera così plateale il contenuto dei trattati comunitari optando per qualcosa che da essi non è assolutamente contemplato, ossia l’uscita dalla moneta unica? Come minimo qualche piccolo calcio nelle terga ce lo dovremmo ragionevolmente aspettare: dalla sospensione della libera circolazione di alcune nostre merci all’apposizione di qualche dazio con sospensione dello spazio economico europeo per l’Italia, fino alla nostra completa esplulsione dal progetto europeo.

E’ davvero a questo a cui vogliamo arrivare? Ad una novella battaglia del grano per dimostrare che noi non solo siamo i più furbi, i più creativi e i più buongustai di tutta Europa, ma siamo pure quasi autosufficienti?

Bene, se siete di questo avviso cari concittadini avvertitemi per tempo, che io amo profondamente questo paese, ma la razionalità e l’istinto di sopravvivenza mi impongono di scendere per tempo da un treno che ha deciso di imboccare ad elevata velocità un binario morto e sta ineluttabilmente andando a schiantarsi.

 

 

Ultimi commenti

  • Eppure in caso di referendum, la stragrande maggioranza degli italiani voterebbe per uscire a gambe levate perché la moneta unica, senza l’unione politica e finanziaria, rischia di penalizzarci all’infinito…

  • Rispondere punto su punto richiederebbe un trattato di economia politica e mi sono annoiato solo a scrivere economia politica. Cerco quindi di fare alcune semplici considerazioni. Tutti i rischi di cui parli sono già realtà. La considerazione politica che godiamo in europa e nel mondo è ai minimi storici, i capitali scappano all’estero (per diversi motivi), le aziende muoiono più velocemente delle mosche e resistono solo multinazionali che somigliano sempre di più a governi non eletti, i consumi sono tornati al ’98 per non parlare di disoccupazione, potere d’acquisto, risparmi e potrei continuare ma ho già la nausea. Quindi? Non vogliamo cambiare per evitare queste cose?? Ci sono già. E’ come guidare una macchina lanciata contro un muro e pensare “non freno perchè frenare all’improvviso è pericoloso”. Male che vada la situazione non cambierà ma almeno non avremo ceduto la nostra sovranità a banchieri e speculatori di cui nessuno conosce nemmeno l’esistenza. E ci tengo a sottolineare che non si parla di complottismo o fantasie stile “mistero”. Monti ha dichiarato che è necessario cedere parte della sovranità nazionale a organi centrali europei (non eletti da nessuno) e ha anche dichiarato che questi organi devono essere dotati di strumenti di enforcement (e pensate bene a che cosa significa) per arginare eventuali movimenti di ribellione a questa cessione di sovranità. Come direbbe un mio amico MA DI CHE COSA STIAMO PARLANDO? E siamo davvero così sicuri che “non ci lascerebbero uscire dall’euro”?? Ma chi? A chi interessa davvero? Agli altri cittadini europei? Dubito fortemente.

  • visto che vi conosco vi rispondo in maniera colloquiale e per punti:
    1- la situazione oggi è grave ma nessuno può sapere quanto più grave sarebbe con la lira anche perché è qualcosa che i mercati a questo livello non hanno mai conosciuto. Il paragone sulla frenata non è calzante, piuttosto vi si attaglia meglio quello della persona incauta che ha la febbre alta e per farsela scendere si butta nella neve, rischiando di morire.
    2- I poteri massonici esisteranno pure ma entro certi limiti chissenefrega, non è questo il punto, io parlo di numeri e di dinamiche economiche, le dietrologie le lascio appunto a Giacobbo o Raz Degan. E comunque ‘sti poteri occulti non mi sembrano così forti se il loro presunto uomo di punta in Italia, Mario Monti, alle elezioni ha preso una caterva di sberle immensa e ora non conta più nulla…a ciò aggiungo che nemmeno il direttore della tua ASL di riferimento o il questore lo eleggi, eppure sulla tua vita ha molta più influenza del funzionario della BCE che dovrebbe essere espressione dei poteri occulti (ci lavora uno dei miei compagni di dottorato, gli ho appena mandato un sms dicendo che ora finalmente ho capito che è un illuminato!)
    3- Rileggete con attenzione: non ho detto che non ci lascerebbero uscire se fossimo così autolesionisti da andare fino in fondo: ho detto che non ci lascerebbero uscire a costo zero! Esempio: oberare di dazi il nostro tanto amato export che tramite la svalutazione derivante recuperata sovranità monetaria dovrebbe portarci al sol dell’avvenire. Avremmo un bel da svalutare se il minor costo della Ferrari diretta in Russia per transitare attraverso la Germania fosse gravata di un dazio di pari importo…
    4- Non sono affatto sicuro che il popolo italiano voterebbe in massa per l’uscita dall’euro, perché tutto sommato il nostro è un popolo meno pirla di come lo si dipinga ed è composto anche da persone che, sebbene non perfettamente consce di tutte le conseguenze cui andremmo incontro, capiscono che i rischi sarebbero immensi. Il problema è invece che in Italia quella che viene spesso ascoltata è una minoranza chiassosa, populista e talvolta violenta. Non è cosa nuova, anzi esiste da sempre: è la stessa che ci spinse ad intervenire nella prima guerra mondiale, che propagò la dittatura fascista ed è proprio quella che ora si straccia le vesti per farci uscire dall’Europa. Le sciagure in cui storicamente quest’accozzaglia sbraitante contro complotti pluto-giudaico-massonici ci ha cacciato sono state condannate dalla storia e pagate sulla pelle degli italiani. Speriamo che ‘stavolta vada diversamente.

  • Da profano che legge un po’ di cose mi pare che la situazione sia al limite di indifferenza,
    cioè molto probabilmente siamo messi così maluccio che sia stare nell’Euro sia uscirne abbia dei GROSSI svantaggi e relativi piccoli vantaggi…
    Boh