HomeEconomiaEuroscettici per colpa della cattiva politica

Euroscettici per colpa della cattiva politica

Dario Caselli

Certo ha ragione il governatore Draghi ad affermare che l’euro è stato uno scudo in questi anni di turbolenze finanziarie e come tutti gli scudi protegge, ma pesa, o meglio ha pesato sulle tasche degli italiani. Dalla sua introduzione circa dieci anni fa, il nostro potere d’acquisto si è dimezzato, quello che allora si comperava con 500 mila euro, oggi si compera con un milione, vale per le cose grandi e per le piccole, un caffé costava mille lire ed oggi un euro, cioè il doppio, cosi come un pranzo al ristorante.
Certo molti beni non sono raddoppiati, per il fortissimo effetto antinflattivo dovuto allo spostamento delle produzioni verso i paesi allora in via di sviluppo, o per le tecnologie alle produzioni di massa.

Nel mentre, proprio per effetto della globalizzazione e della accelerata apertura del commercio mondiale, i salari italiani non sono cresciuti di pari passo, mentre la forza dell’euro, se ha favorito i percettori di rendite, ha accelerato la delocalizzazione delle imprese, riducendo la nostra base produttiva, che si è ulteriormente ristretta in seguito alla crisi del 2008.
E’ evidente che l’impossibilità delle svalutazioni competitive ha danneggiato particolarmente le aziende italiane, spesso piccole e contoterziste, che facevano di flessibilità e prezzo la loro forza.
Occorre dire che invece l’investimento immobiliare, raddoppiando, ha mantenuto il suo valore, almeno fino all’ultima crisi e che i bassi tassi hanno consentito al mercato di crescere e di vendere anche troppo e gli eccessi sono una delle cause della caduta che, iniziata da poco, non terminerà tanto presto. Insomma, come sempre in finanza c’è chi guadagna e chi perde: fino a due anni fa il mondo era della ricchezza immobiliare ed ora appartiene a quella mobiliare, sempre più concentrata il 10% della popolazione possiede il 45%.

Detto che al netto della retorica, l’euro è un bene, anche se lo abbiamo pagato caro, resta da vedere se lo resterà. E’ difficile che tutti i paesi ammessi alla moneta unica, a volte con una certa superficialità, riescano a restarci, parliamo di Grecia, Irlanda e Portogallo, ben difficilmente la loro fragile struttura produttiva gli consentirà di onorare i debiti e ciò li candida ad un’uscita dalla moneta unica, ma anche Italia e Spagna dovranno sottoporre i loro cittadini a tasse e tagli di spesa, se vorranno riportare in equilibrio i conti.
La Spagna è più fragile con il suo 20% di disoccupazione, ma anche il nostro Paese non se la passa benissimo, con il sud (venti milioni di abitanti) che è dietro al Portogallo. Certo le risorse italiane sono maggiori, se l’Italia fosse ben governata, basterebbe combattere seriamente lavoro nero, criminalità ed evasione fiscale, ma la politica ed i suoi esponenti sono figli di questo Paese, non si possono importare dalla Germania come le auto. Pertanto lo scudo sarà sempre più pesante, soprattutto se a portarlo saranno i soliti noti e per tenerci l’euro dovremo pagare l’altra metà della rata. Consapevoli che come sempre, se qualcuno perde, altri guadagnano. L’importante è, come dicevano le mamme di Sparta ai loro figli, tornare a casa con lo scudo, non sullo scudo.

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