HomeEconomiaConti correnti: scatta il prelievo forzoso in caso di default

Conti correnti: scatta il prelievo forzoso in caso di default

grecia-default-italiaUna cosa è certa: l’adagio “sicuri come in banca” appartiene al passato, non nel senso che venne coniato tanti e tanti anni fa, quanto perché oggi non lo possiamo più dire con tanta certezza. Lo stabilisce, indirettamente, una legge approvata poche settimane fa, passata (ovviamente) in sordina .

Del resto stiamo parlando di banche e certe notizie non è bene vengano strillate in prima pagina. Ma, sia chiaro, la colpa non è dei parlamentari italiani (a parte che solo Lega e M5Stelle hanno votato contro) quanto dell’Europa. E noi, che ne siamo i più fedeli vassalli, non potevamo che obbedire, e nella generale distrazione delle Camere: a nessuno è venuto in mente almeno di chiedere una verifica di costituzionalità.

In altre parole, l’Italia ha recepito a luglio una Direttiva Ue (operativa da gennaio 2016)  relativa al sistema di salvataggio delle banche che, in caso di dissesto degli istituti, lascerà col cerino in mano non più lo Stato (cioè noi indirettamente) quanto direttamente e subito i cittadini: per i correntisti le novità sono rilevanti, infatti è stata introdotta la “compartecipazione”. Una sorta di socializzazione del debito: in caso di dissesto della banca, saranno chiamati a rispondere coloro che detengono azioni e obbligazioni della medesima, dopodiché in seconda battuta i correntisti che abbiano depositi superiori ai 100mila euro. E cosa dovranno rispondere? Nulla di che, potranno starsene beatamente seduti  in poltrona: ci penserà la banca stessa a effettuare i prelievi forzosi.

Certo, questa  norma che introduce il “bail in” (responsabilità dall’interno, ndr.prevede anche alcune eccezionisono esclusi dal rischio “scippo” i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali privilegiati dalla normativa fallimentare e anche i covered bond.

Tuttavia il dado è tratto: chi possiede la somma, i fatidici 100mila euro, potrà essere “prelevato” se gli improvvidi istituti presentano buchi di bilancio (si pensi, ad esempio, cosa sarebbe potuto accadere oggi ai correntisti della Mps dello scandalo). La notizia, come dicevamo è passata in sordina per il semplice fatto che non si vuol creare un “effetto Grecia” coi correntisti italiani in fila davanti agli sportelli a ritirare i loro danari dalle banche.

Torna alla mente  il dottor Sottile, quell’Amato talmente “sottile” da infilarsi agevolmente nei nostri conti – correva l’anno 1992 – per “ciucciarsi” il 6 per mille dei nostri risparmi. Quel 6 per mille lo prese agli italiani – tutti, e lo fece per ripianare i disastri della politica. Ma in questo caso, il disastro della politica, è potenzialmente ancor peggiore. Già, perché se almeno Amato stabilì l’importo del “prelievo forzoso”, in questo caso quanto ci potrebbero sottrarre non è neppure stato quantificato. L’obiettivo (serpeggiante e sinistro) è quello, in caso di necessità, di poter raccogliere la maggior quantità di quattrini possibile. E di soldi, alle nostre banche, oggi come oggi ne servirebbero a camionate: Bankitalia e Abi (l’Associazione bancaria italiana) hanno recentemente snocciolato le cifre, spiegando che le sofferenze dei nostri istituti sono stimabili in 190 miliardi di euro. Insomma, la Grecia sembra ancora più vicina.

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