A Reggio cresce il fatturato ma crollano gli investimenti

Nella nostra regione, Reggio Emilia è tra le province in crescita in termini di fatturato complessivo, con un +10,4%, ma subisce un -21,1% degli investimenti. A evidenziare la complessa ripresa del mercato sono i dati relativi alla prima metà del 2011 rilevati da CNA TrendER, l’Osservatorio congiunturale della micro e piccola impresa, da 1 a 19 addetti, realizzato da CNA Emilia Romagna e Banche di Credito Cooperativo con la collaborazione scientifica di ISTAT sui bilanci di 5.040 imprese associate in regione.

I dati di TrendER annoverano la nostra provincia tra le economie in crescita insieme a Piacenza, Modena e Ravenna, tutte trainate dal rafforzamento del conto terzi che in media guadagna un +3,3%. Certo non siamo ai livelli di Piacenza, che segna un +20,4% del fatturato complessivo, ma il 10,4% segnato da Reggio dopo due anni di fase recessiva fa ben sperare. Purtroppo però gli investimenti non seguono lo stesso trend positivo, dimostrando come delusione e sfiducia siano ancora predominanti tra i micro e piccoli imprenditori.

A rivelare lo stato d’animo negativo che colpisce, in misura ancora maggiore, gli investimenti delle province di Forlì-Cesena (-36,5%) e Parma (-23,4%), è il sondaggio effettuato dall’Istituto di ricerche sociali e marketing Freni di Firenze su di un panel di Pmi associate della regione. L’indagine ha rilevato a inizio ottobre 2011 il livello di fiducia rispetto alle manovre finanziarie di luglio e agosto, gli umori e le aspettative per il futuro espresse dai piccoli e medi imprenditori. Risultato? Di fronte all’aggravarsi della crisi e alla nuova tempesta finanziaria il sentiment dei piccoli e medi imprenditori dell’Emilia Romagna, è ormai intensamente depresso, mentre si lamentano i pochi tagli alla spesa improduttiva, la mancanza di riforme e di interventi per lo sviluppo e il giro di vite dato dalle banche con conseguenti finanziamenti col contagocce.

Dal sondaggio emerge poi come tra gli imprenditori sia diffusa la consapevolezza che anche il così detto modello emiliano romagnolo si trovi di fronte a difficoltà che ne impongono una profonda riorganizzazione. “Le nostre imprese devono avere la capacità di adattarsi al nuovo, di reinventarsi, mantenendo al massimo la volontà di resistere ed andare comunque oltre la crisi – afferma Paolo Govoni Presidente regionale CNA – così come forte deve essere la capacità di collaborare con altre imprese per superare i propri limiti e sviluppare le necessarie sinergie”.

Se nel secondo semestre 2008, quando la crisi si è presentata anche in Emilia Romagna, Reggio ne è stata subito coinvolta, oggi concreti segnali di ripresa sul fatturato totale ci sono ma la mancanza di investimenti frena la crescita. A livello regionale, la dinamica degli investimenti svela che a calare, ancora una volta più decisamente, sono gli investimenti in immobilizzazioni materiali (-4,4%) e in particolare gli investimenti in macchinari e impianti (-43,2%). Un quadro tutt’altro che roseo che chiede interventi repentini. Vanno in questo senso alcune precise richieste espresse dagli imprenditori alla Regione: riduzione dei costi della politica, snellimento della burocrazia e semplificazione amministrativa, finanziamenti ed incentivi a chi occupa e innova; interventi per favorire l’accesso al credito, strumenti e politiche per affrontare al meglio i mercati internazionali.

Importante per mettere in campo interventi mirati è anche analizzare le dinamiche settoriali. A livello regionale gli indicatori settoriali mostrano come nel manifatturiero la ripresa sia ancora in atto mentre sembra già in esaurimento nel terziario. Nelle costruzioni, non si è nemmeno affacciata. Il manifatturiero ha proseguito anche nel primo semestre 2011 il processo di ripresa del fatturato, anche se a ritmo meno deciso rispetto al semestre precedente 2010 (da +13,6% nel secondo semestre 2010 a +10,2% nel primo semestre 2011). I ritmi di crescita tendenziale sono ancora sostenuti, ma ciò è dovuto al livello molto basso cui era giunto il fatturato del manifatturiero alla fine del 2009, pari a 72,4 fatto 100 l’inizio del 2008. Così, nonostante la crescita tendenziale sostenuta, ma decrescente, i livelli di fatturato del 2008 risultano ancora lontani. Nei servizi, la dinamica tendenziale del fatturato (+2,2%), mostra come la ripresa sia in questo caso, meno sostenuta del manifatturiero (ma il ridimensionamento dei livelli di fatturato del terziario è stato meno marcato oltre che successivo, avendo toccato il punto più basso a inizio 2010) e come anch’essa stia scemando (era +3,7% nel semestre precedente). Per le costruzioni, invece che di ripresa, si deve parlare di aggravamento della recessione poiché si registra un deciso accentuarsi della diminuzione di fatturato (-6,3% nel primo semestre 2011, era -2,7% nel semestre precedente).

Tra le attività di produzione, tutte in recupero, solo meccanica e sistema moda registrano tassi di crescita del fatturato rilevanti e livelli di vendita sistematicamente in crescita. Questi continuano invece ad oscillare con tassi di incremento modesti nel legno mobile e soprattutto, nelle trasformazioni alimentari. Nel primo semestre 2011, la meccanica è il settore dove più forte è la crescita tendenziale del fatturato (+12,6%) e gli alimentari, il settore in cui il fatturato cresce meno (+1,9%). Notevole ed in accentuazione, risulta la crescita del sistema moda (+8,8%) mentre ancora modesta è la ripresa del fatturato nel legno mobile (+2,7%). L’andamento del fatturato per le attività terziarie è in ripresa (+3,6%) solo per i trasporti; stabile, se non stagnante, risulta la dinamica del fatturato dei servizi alle famiglie e alle persone e delle riparazioni veicoli (-06%).

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