HomeEconomia e finanzaReggio in Borsa, semestrali: promossa Iren, bocciato Landi

Reggio in Borsa, semestrali: promossa Iren, bocciato Landi

Sistema Reggio a due velocità a Piazza Affari, nella giornata delle semestrali per Iren e Landi Renzi.

Sam FarhoodEntrambi i titoli hanno registrato sensibili rialzi, con Landi che sprinta dai minimi storici segnati martedì scorso a 0,75 euro grazie a un rimbalzo superiore al 2% e si riporta in area 0,8 euro. Mentre l’azione della multiutility ha superato gli 1,35 euro, con un progresso del 2,5%.

Se la giornata borsistica è stata positiva per entrambe le società, di ben diversa intonazione sono stati i dati emersi dalle due semestrali: buona per Iren, pessima per Landi Renzi.
La società che fa riferimento al patron della Pallacanestro Reggiana, nonché presidente della Camera di commercio, nel primo semestre ha registrato ricavi in calo a 98,1 milioni di euro, dai 112,4 milioni di un anno prima, e una perdita netta di 7,2 milioni di euro, in sensibile aumento rispetto agli 1,8 milioni dello stesso periodo 2014.

Landi Renzo archivia dunque  il primo semestre con una perdita in deciso aumento a causa dell’impatto negativo del calo dei prezzi del petrolio sul settore dei carburanti alternativi e conferma che “non centrerà le iniziali attese di risultati per il 2015 in linea con il 2014”.

l gruppo specializzato nella produzione di impianti per motori Gpl e metano prevede per l’anno in corso un fatturato di circa 210 milioni e un Ebitda di circa 10 milioni dopo avere chiuso il primo semestre con un rosso di 7,2 milioni da -1,8 milioni nello stesso periodo dell’anno scorso.

Già a metà luglio Landi Renzo, in occasione dei risultati preliminari del primo semestre, aveva ritenuto “non facilmente perseguibile” la precedente guidance di ricavi e Ebitda 2015 stabili rispetto all’anno prima.

“Oggi il settore di riferimento, con le sue tensioni legate a fattori macroeconomici e ad alcune situazioni geopolitiche, riduce la prevedibilità dei risultati del gruppo”, dice in una nota specificando i nuovi target per l’anno.

La società ritiene tuttavia che le prospettive per il settore rimangono interessanti “come testimoniato ad esempio dalle immatricolazioni italiane di auto nuove alimentate a Gpl e metano e dai progetti di metanizzazione che diversi Paesi hanno intrapreso e continuano a sostenere”. Vede inoltre un recupero della marginalità nel secondo semestre 2015 grazie alle azioni di riduzione dei costi in corso.

Decisamente migliori, invece, i conti di Iren, che ha chiuso il primo semestre 2015 con un utile netto di 102,6 milioni di euro, in crescita del 33,3% rispetto ai 77 milioni di un anno prima.

I ricavi sono cresciuti del 3,8% a 1,579 miliardi contro 1,521 miliardi della prima metà del 2014. L’Ebitda è cresciuto del 2% a 378,1 milioni. L‘indebitamento finanziario netto a fine giugno si è ridotto rispetto a fine 2014 di 131 milioni a 2,155 miliardi. 

Per l’intero 2015 il gruppo, nell’ambito del piano industriale presentato lo scorso giugno, prevede di mantenere livelli di redditività “almeno in linea” con il 2014.
Il titolo Iren ha messo a segno un progresso del 49% da inizio 2015.
Su sette analisti che seguono il titolo, cinque consigliano di comprare. Target medio a 1,53 euro. Banca IMI e Banca Akros hanno ribadito il Buy, con target rispettivamente a 1,71 e 1,60 euro.

Ultimi commenti

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    Landi Spa: …come risponderà la borsa? ricordo che a fine giugno 2007 Landi SpA fu quotata in borsa a 4€ azione (valore nominale € 0,10), raggiunse un picco di c. € 4,9 (dati Sole24Ore) ed oggi (alle 15,45) era quotata € 0,791 – per chi aveva sottoscritto, la perdita ad oggi è di oltre 80%.
    Al tavolo Hemingway, promossosi “analisti ed finanziari”, prevedono che di Landi & dintorni torneranno a parlarne – senza se e senza ma…

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    Come prevedibile, dato l’intenso lavoro di autopromozione di Profumo e &, la semestrale del gruppo Iren è stata accolta in pompa magna dall’informazione locale. Ma i dati non sono così entusiasmanti come parrebbe. Ecco perchè.

    Il fatturato relativo a energia e gas, il cuore dell’attività, ha infatto perso un ulteriore 8% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, mentre quello relativo a generazione e teleriscaldamento addirittura il 14%, nonostante una stagione termica migliore: davvero un pessimo segnale, dati i consistenti investimenti effettuati e da svalutare ormai da tempo.

    Quanto ai ricavi complessivi, era evidente che sarebbero aumentati, dato l’ingresso di Amiat nel gruppo, che ora punta sempre più sull’incenerimento e non sul recupero dei rifiuti.

    Il margine operativo netto, vero termometro della redditività d’impresa, si è in realtà contratto di oltre il 5%: pesano i maggiori ammortamenti dovuti anche al consolidamento della stessa Amiat e le maggiori svalutazioni, ipotizzo anche per crediti deteriorati.
    Inoltre, l’utile netto non è aumentato per effetto di migliori risultati, ma essenzialmente per la minore tassazione derivante dalla disapplicazione della cosiddetta Robin hood tax e per i sempre più ridotti tassi di interesse, di cui peraltro il gruppo ha beneficiato solo in parte dato il suo non eccelso rating.

    Infine, perchè confrontare l’indebitamento complessivo al 30 giugno col dato al 31 dicembre 2014? Quello al 30 giugno 2014 è più in linea coll’ultimo dato puntuale. E poi, perchè il settore idrico è stato unito a quello delle reti? Forse si vuole celare la redditività del medesimo, che finora ha tenuto in piedi l’azienda?

    Insomma, non è tutto oro quel che luccica. I settori a mercato confermano la profonda crisi di un gruppo che si salverà soltanto per l’impegno costante di una compiacente classe politica. A nostre spese.

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    Borsa Italiana: oggi 28 agosto ore 11,34 – titolo Landi € 0,7835 -2,31% – e poi, diciamocelo, che c’entra “l’impatto negativo del calo dei prezzi del petrolio sul settore dei carburanti alternativi” quando il prezzo della benzina alla pompa non cala ed è tutt’ora conveniente montare gli ottimi impianti Landi a metano o g
    pl sulla propria autovettura?

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    Borsa Italiana: 28 agosto ore 14,12 – titolo Landi € 0,7675 – 4,30% – chi aveva sottoscritto azioni quando fu quotata in borsa (4€) perde 80,81% – ci sarà un limite al “peggio”?