HomeEconomia e finanzaDall’Europa aspirina per un malato grave

Dall’Europa aspirina per un malato grave

Alessandro Pala

Ieri è arrivata una forte boccata d’ossigeno  in conseguenza del meeting Merkel-Sarkozy in merito alla situazione greca (o meglio dire europea).  Improvvisamente  si respira un’aria di ottimismo e sembra ormai che la crisi sia un triste ricordo.

In realtà nulla di più falso. La situazione era e rimane critica, e non ci si faccia abbindolare da questo improvviso rally delle borse, chiamato in gergo anche “rimbalzo tecnico”. Per fare un esempio, lo si può paragonare al classico fuoco di paglia, ossia un fuoco accecante, ma di breve durata. Sarà di breve durata, perchè il risultato del meeting europeo di ieri e’ in linea con i meetings dell’ultimo anno : nessuna decisione concreta e spreco di denaro.

Parliamoci chiaro : il mercato ha ormai sentenziato che la Grecia e’ in default e solo la politica sta di fatto operando in modo da non pronunciare la fatidica parola. Ormai si e’ arrivati a parlare di “default parziale”, poi probabilmente fra 6 mesi si parlerà di “default consistente”, e poi di “default quasi totale”, con il risultato di aver pompato per almeno due anni, miliardi di euro nel buco nero ellenico, ottenendo assolutamente nulla. Anzi, queste operazioni prendi-tempo fanno in modo che l’Europa sia sotto attacco costante degli speculatori (sì proprio loro, i cattivoni) che ovviamente saggiano terreno fertile per fare soldi. Una storia vista gia un anno fa, all’indomani dei bailout dell’Irlanda e del Portogallo. Una storia che si sta vedendo ora con i primi attacchi (non certo gli ultimi purtroppo) verso Spagna ed Italia.

Per l’appunto, si sta cercando di curare un cancro che ogni giorno che passa peggiora tramite qualche analgesico, invece di prendere atto della situazione ed intervenire con misure drastiche, dolorose ed impopolari, ma che possono quantomeno salvare la vita al paziente. Possono ora, ma potrebbero essere inutili gia nel giro di un anno.

Per fortuna gli strumenti ci sono, per cui l’Ue ha ancora margine per prendere coscienza di essere “malata” ed intervenire. Si passa attraverso due steps fondamentali che devono andare di pari passo.

Il primo è una profonda riforma strutturale dei paesi cosiddetti PIIGS ( che potrebbero in futuro diventare PIIGSB visto che anche la situazione Belga è quantomeno indice di attenzione), che passa da un profondo taglio da vari settori improduttivi, ad un ammodernamento degli apparati burocratici e dei mercati finanziari, fino ad uno sforzo comune di tutti i cittadini, dal Presidente della Repubblica fino all’ultimo dei netturbini (con tutto il rispetto per questa categoria), cosi come si faceva durante i tempi di guerra. Purtroppo però, prendendo come esempio il caso Italiano, i risultati non solo non sono incoraggianti, ma sono estremamente demotivanti: non appena e’ stato il momento di iniziare a tagliare “dall’alto”, si vedal’abolizione delle province oppure le liberalizzazioni di alcuni ordini professionali, la nostra classe politica ha fatto fronte comune …nel difendere i privilegi della casta.  Della serie: il tracollo greco non insegna nulla.

Chiaramente diventa difficile, anche per il più laborioso cittadino medio,  continuare con le rinunce e stringere ancora di un altro buco la propria cinghia, quando la cosiddetta classe rappresentativa della popolazione sembra vivere in una sorta di mondo degno della corte del Re Sole.

Una delle prime regole che si imparano sin da infanti è: gli sforzi per il bene comune si fanno tutti insieme, altrimenti la credibilità di un sistema (Paese) raggiunge livelli abissali.

L’altro step necessario  e’ quello di tener fede al concetto di Unione Europea. Sin dal concepimento dell’Ue, si sapeva che l’unione doveva passare attraverso tre momenti precisi : la prima e’ l’unione monetaria, già ultimata, ma della seconda e della terza (unione fiscale ed unione politica) non vi è nemmeno l’ombra.  Matematicamente parlando, un unione cosi spuria  è  destinata a fallire (con conseguenze anche molto gravi): tecnicamente non può assolutamente durare.

Tramite gli Eurobond, si cerca di creare invece una prima fiscalità congiunta, in modo da rendere il sistema Europa più credibile e più solido di fronte al mondo, ma più credibile anche verso se stesso dato che questo passo significherebbe la consapevolezza e la voglia di creare una vera unione.

In questo caso, sono invece i paesi più virtuosi (Germania,Olanda e Finlandia soprattutto) che nicchiano: l’Eurobond significherebbe infatti un finlandese laborioso che paga le tasse anche per un greco nullafacente. Difficilmente digeribile, soprattutto con le elezioni (si veda la Germania) che incombono.

Dico che sono due steps che devono andare a braccetto per un motivo chiaro: se da una parte i paesi meno virtuosi fanno lo sforzo di rendersi credibili e dimostrare al mondo, ma anche ai “cugini europei” un cambio totale di mentalità, allora l’Eurobond potrebbe decisamente diventare piu digeribile per i paesi più virtuosi  e non significare un calo di consenso politico durante le elezioni sovrane.

Tutto ciò significherebbe che l’Europa si sta muovendo in un’unica direzione e agisce secondo un bene comune e non più come un’accozzaglia di Stati,  il che si ricongiunge alla triade di “unione europea sostenibile” : monetaria-fiscale-politica.

Le possibilità ci sono, ma le riforme vanno fatte immediatamente. Ogni giorno che passa e’ uno spreco di denaro e di tempo e il malato si ammala sempre di più.

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