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Shen Wei, il nudo che incanta

Cristina Fabbri

Shen Wei ha incantato Reggio Emilia facendo dialogare, in modo davvero insolito, danza e arte (da intendersi a tutto tondo) al teatro Valli e alla Collezione Maramotti. Ma da un artista multidisciplinare come lui – sia coreografo, che registra, danzatore, pittore e designer cinese che vive a New York – c’era da aspettarselo. Al Municipale sono andate in scena le due prime europee “Near the terrace” e “0-11”, oltre alla coreografia “Re- (Part III)”. Mentre nell’ex sede di Max Mara ha preso vita una performance itinerante e interattiva tra danzatori, opere d’arte contemporanea e visitatori-spettatori. Inutile dire che vi è stato un gran tripudio di applausi.

Una recensione e una foto esclusiva

Ad aprire la serata, al Valli, ci ha pensato “Near the terrace”, un lavoro ispirato ai dipinti del pittore belga Paul Delvaux. Sopra il palco, a spiccare ci hanno pensato una ripida scalinata bianca – oltre la quale pareva scorgersi l’orizzonte – ed i corpi seminudi e candidi dei ballerini. In un continui gioco tra luci e ombre, si è percepito un attento studio dei movimenti: i corpi si sono spostati prima pianissimo ai piedi della gradinata, accompagnati da lievi note di pianoforte (di Arvo Part). Poi, con scatti improvvisi e prese inattese, hanno salito i gradini e raggiunto il cielo che si è fatto improvvisamente più azzurro. Per finire, sotto la guida del torso, hanno sceso la scalinata e sono svaniti nella penombra.

Di grande impatto visivo anche “0-11”, l’assolo che celebra gli undici anni di attività per “Shen Wei Dance Arts” della danzatrice Sara Procopio. La stessa è stata accompagnata da rumori industriali, video proiettati e ha scandito il tempo contando ad alta voce. Contemporaneamente si è tinta il corpo di vari colori strusciandosi a terra sopra della vernice e creando, così, un gioco cromatico molto suggestivo. La Cina, Paese d’origine di Shen Wei, e l’America, dove ora lui vive (precisamente New York), hanno dialogato tra loro nell’ultima coreografia presentata al Valli: in “Re-(part III)” i danzatori hanno inscenato una sorta di marcia scomposta, molto ritmata, scandita da suoni dal sapore orientale e alle volte occidentale. Alcuni ballerini si sono mossi all’unisono in mezzo ad altri iper-sincronizzati, quasi a voler enfatizzare sia l’individualismo che domina la vita di Ny, sia il collettivismo che persiste in molte culture a est del mondo.

L’ex sede di Max Mara è stato l’altro luogo scelto da Shen Wei. Una sede che lo stesso visitò nel 2009 e che lo affascinò a tal punto da decidere di creare ad hoc  una “Site specific performance artworks”. Lo spettatore-visitatore è stato reso partecipe di uno scambio di energie tra danzatori e creazioni permanenti. Ha inseguito i ballerini, i quali hanno interagito con le opere: usato parti di esse (ad esempio accarezzando oppure lanciandosi frutta e verdura presa da un allestimento), le hanno attraversate, ci hanno camminato sopra, ci si sono immersi e, a un certo punto, sono stati costretti a raggomitolarsi pure uno sull’altro per salire sull’ascensore e raggiungere il piano superiore.

Infine, dopo questa intensa esplorazione artistica, sono stati loro stessi a divenire gli artefici di una nuova creazione: un ragazzo e una ragazza, sotto una enorme barca appesa al soffitto, hanno immerso i loro corpi in una vasca bianca piena di vernice nera fresca e hanno poi “macchiato” ogni superficie che hanno attraversato nel tragitto che li ha condotti agli altri danzatori. Il tutto – come si diceva – sotto lo sguardo attendo degli spettatori che, così intenti nel fare spazio ai ballerini e nel rincorrerli sulle scale, solo alla fine si sono accorti che tra di loro si aggirava lo stesso coreografo il quale, da vicino, ha osservato (macchina fotografica in mano) il frutto del suo ingegno e, a performance conclusa, ha potuto godere dei complimenti fatti di persona da chi ha assistito alla sua opera. Tra questi, anche i Maramotti che, insieme alla Fondazione I Teatri, hanno reso possibile questo straordinario fine settimana reggiano.

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