HomeCulturaIl ritornoGiovanni Lindo Ferretti, un incompreso grande percorso

Il ritorno
Giovanni Lindo Ferretti, un incompreso grande percorso

Daniela Anna Simonazzi

Forse qualcuno visitando il Museo Picasso a Parigi dove sono raccolte le opere più importanti dell’artista e dove è evidente l’evoluzione della sua arte pittorica ha mai pensato che sarebbe stato meglio raccogliere solo i dipinti del periodo blu? O piuttosto quelli del periodo rosa, perché più rasserenanti con figure che ricordano il circo e che fanno tanto sognare? O il periodo africano ? E perché non il periodo cubista? Penso che nessuno abbia mai immaginato una cosa  simile. Eppure, pare che il discorso non valga per tutti gli artisti anche se non mi riferisco alla pittura ma alla musica. Non vale certamente per Giovanni Lindo Ferretti. È un dato di fatto.

Basta ascoltare i commenti che seguono immancabilmente i suoi concerti. Anche lunedì sera nella piazza più bella di Reggio gremita da un pubblico quanto mai variegato, le opinioni erano catalogabili in due gruppi: il gruppo dei fedeli alla linea ( che non c’è) e il gruppo del periodo chiamiamolo del post conversione ( che non c’è perché Ferretti era già convertito). I primi inneggiano ai brani dei CCCP e ritengono che sia stato questo l’unico periodo fecondo dell’artista. I secondi ( anche cronologicamente) lamentano il fatto che in scaletta non ci fossero più brani dei PGR perché è quello il periodo che rivela la maturità artistica … Vorrei ricordare che il tour è la sintesi (migliore) di trent’anni di carriera in campo musicale di gruppi ritenuti l’avanguardia nel settore. Se Ferretti avesse voluto scegliere solo il primo periodo dei CCCP o l’ultimo dei PGR forse il tour non si sarebbe chiamato “A cuor contento” perché non avrebbe abbracciato la complessità della sua evoluzione umana, spirituale e di conseguenza musicale.

È pur vero che “l’essenziale è invisibile agli occhi” se si continua a tralasciare la buona musica insieme a testi mai banali per lasciare spazio a un giudizio ideologico che cerca a tutti i costi di identificare la persona per l’adesione ad una fede o per la posizione politica.

Eppure è l’umanità di Ferretti che conta, lo ha dimostrato la fila di persone in attesa per salutarlo dopo il concerto. Non sono forse più importanti le parole delle sue canzoni che rimarranno indelebili nel tempo, piuttosto che una croce tracciata ( magari turandosi il naso) su una scheda elettorale che andrà al macero? Tra cinquant’anni la gente che ascolterà le canzoni dei CCCP o PGR andrà a vedere per chi ha votato Ferretti? Credo che sia il frutto anche di un certo tipo di cultura il fatto di non sapere guardare all’uomo e al valore della persona, importa invece per chi voti e quale fede professi, se poi sei cristiano e cattolico allora sei un bigotto, clericale e baciapile.

Tornando al concerto credo che il titolo abbia rispecchiato il sentimento della serata; Ferretti era contento, in ottima forma sia come voce che presenza sul palco, dignitoso e concentrato nonostante il lutto che lo ha colpito di recente e rasserenato dalla nota di calore ( e di colore) portata da Annarella in esclusiva per la città di Reggio. Fu proprio lei ad essere scelta dai CCCP per bilanciare la preponderanza maschile . Il suo ingresso nel gruppo è coinciso con una frase pronunciata da Massimo Zamboni che dopo averle prestato un vestito della madre disse a Ferretti: “Ma ti rendi conto che trasforma qualsiasi straccio che si mette addosso in un gran vestito?!”  Sì perché sul palco dei CCCP tutto era portato all’eccesso con abiti sfarzosissimi fatti da costumiste teatrali, ricorda Zamboni: “Eravamo come un circo: tutta apparenza e niente sostanza . La caduta dell’impero”.  Sicuramente quelli indossati da Annarella lunedì non erano stracci ma gran vestiti e merito dell’ “emerita soubrette” l’eleganza dei movimenti e delle danze.

Proprio a lei Ferretti regalò la canzone scritta per il padre mai conosciuto, lo fece in seguito ad una lite furibonda. In quel momento pensò che niente era più ricucibile; e allora decise che quella cosa pensata per il padre l’avrebbe regalata ad Annarella: era sua e avrebbe avuto il suo nome…Lasciami qui, lasciami stare, lasciami così, non dire una parola che non sia d’amore per me, per la mia vita, che è tutto quello che io ho…  Ma cosa importano i versi e la musica che lunedì sera è stata protagonista con ottimi musicisti: Ezio Bonicelli al violino e Luca Rossi al basso e tastiera… è il Ferretti-pensiero che turba!

Non quello che canta: “Noto una qualcerta difficoltà nel procedere… indifferenti al mistero…schiavi delle voglie… l’inverno del nostro scontento non vede non sente…aspettiamo giorni di sole calendari di primule e viole…”

Ultimi commenti

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    intelligentissimo, colto e umanissimo. Io lo associo mentalmente a Battiato, anche se musicalmente c’entra ben poco, ma c’è un qualcosa che li accomuna.

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    Lasciatemi dire che se in Piazza Fontanesi, una tranquilla serata di un 1 agosto qualunque a Reggio Emilia, al posto di GLF avesse suonato che so, il nonno di Remì con corredo di scimmietta danzatrice e nipote che girava a raccogliere le offerte (triste fanciullezza), ecco, penso che la piazza sarebbe stata ugualmente gremita (e l’atmosfera forse persino un po’ più allegra) http://www.youtube.com/wat​ch?v=aemmQKHUrSU

    Anzi, sarebbe probabilmente il caso di chiamare qualche gruppo vero, prima o poi, non c’è bisogno di raver sguastatori (con la esse iniziale che fa più effetto), pensate quanto sarebbe bello e adatto alla cornice di quella piazza un concerto ad esempio di Belle e Sabastian, intesi come gruppo http://www.youtube.com/wat​ch?v=Hykp1Gv5Is8 e non come cartone animato http://www.youtube.com/wat​ch?v=EKtRGqXoJWs&feature=r​elated