Le distruzioni dei “tagliagole”

Nel febbraio è stata mostrata dagli jihadisti la distruzione, a colpi di ascia e piccone, dei manufatti assiri di seimila anni fa, conservati nel museo di Mosul. L’hanno definita la più grande demolizioni di idoli nell’epoca moderna; è stata mostrato anche un immenso rogo di oltre ottomila  libri antichi e rari.

Nel marzo l’IS ha distrutto i resti archeologici della città di Hatra, nel nord dell’Iraq,  fondata  nel Terzo secolo a.C. . Anche parte delle antiche mura di Ninive, antica capitale dell’Impero Assiro, nel nord dell’Iraq, sono state distrutte, e così pure statue assire dell’ottavo secolo a.C.

Per correttezza ricordo che le dichiarazioni del governo iracheno chei siti archeologici di Nimrud e Hatra siano stati distrutti  da parte dello Stato islamico (IS) sono state contestate da alcuni archeologi che citano immagini satellitari.

La città di Palmira è caduta nelle mani dell’IS il 20 maggio. A fine agosto viene distrutto parte del tempio di Baal, il Signore del Cielo (II secolo d.C.). Alcuni giorni dopo, la distruzione del tempio di Bel, tra i meglio conservati di Palmira. In seguito i miliziani  hanno fatto esplodere, nella necropoli antica, tre torri funerarie, le più belle.
Il terrorismo dell’IS mira dunque anche al passato culturale. Nell’interpretazione estremistica dell’Islam adottata dall’IS, le statue, gli idoli e i santuari sono oggetti di culto offensivi verso Allah  e per questo vanno distrutti.

Naturalmente questo scellerato assalto ai siti archeologici non oscura gli assassini, gli innocenti morti a causa delle guerre, e, in generale  la crisi umanitaria in corso nella regione.

Non ho qui la pretesa di elencare tutte le distruzioni nel Medio Oriente in questi ultimi anni. Vorrei invece ricollegarle alle molte altre simili orrende follie: la tentazione della violenza iconoclasta è ricorrente; nei monoteismi, nei regimi dittatoriali e nelle ideologie assolute questa tentazione è particolarmente forte.

Non includo le distruzioni nel corso delle guerre, perché causate da motivazioni differenti.

Rivediamo, frugando nella memoria e saccheggiando Internet, alcuni fatti storici; seguirò nel limite del possibile un critero cronologico.

Ebla fu un’antica città sumerica  del Bronzo antico (metà del i cui resti si trovano a circa 60 km a sud-ovest di Aleppo. La città fu distrutta, con buona parte della sua biblioteca, dai Re di Accad nel 2250 a.C. circa, lasciandola in preda al saccheggio e all’incendio appiccato dai loro soldati. Gli archivi di Ebla, costituivano la più antica biblioteca organizzata finora scoperta.

La Bibbia è colma di racconti sulle distruzioni di popolazioni e città. Due soli esempi. Il primo è il diluvio universale, tema ricorrente in precedenti culture; il secondo: sotto

la direzione di Dio, Giosuè distrusse l’intera città di Gerico (una delle città più antiche del mondo) , uomini, donne e bambini inclusi; tenne l’argento, l’oro, il bronzo e il ferro per Dio e, infine, diede fuoco alla città.

In quelle epoche non erano infrequenti eventi drammatici di questo genere.

Quando Cambise invase l’Egitto nel 525 a.C., ordinò alle truppe persiane di fare razzia e distruggere tutte le biblioteche dei templi lungo il Nilo. Gli antichi papiri del Vecchio Regno, accumulati nel tempio di Ptah a Menfi, gli annali reali di Karnak e Luxor, e molto altro, furono gettati alle fiamme.

Nel 330 a.C., Alessandro Magno distrusse totalmente la città di Persepolis, già capitale del grande Impero Persiano. Nel Palazzo di Dario e di Serse c’era un gruppo di sale chiamato “la Fortezza delle Scritture”; la biblioteca, contenente 200.000 righe scritte in caratteri d’oro su 5200 pagine fatte di pelli bovine, fu bruciata, e così si persero gli originali delle opere degli Zoroastriani.

Quando con Teodosio il cristianesimo divenne religione dello stato imperiale, la furia dei monaci distrusse templi pagani e fece scempio di opere d’arte.

Il Serapeo, il più famoso tempio dedicato a Serapide, costruito in Alessandria durante il regno di Tolomeo III (che regnò dal 246 .al 222 a.C.), venne distrutto nel 391 d.C.,  privato dei simboli pagani, per poi essere trasformato in chiesa, o, forse, sulle sue rovine  venne insediata una comunità di monaci provenienti dal deserto.

Nel cristianesimo  ci volle Sant’Agostino per sostenere  il rispetto delle vestigia pagane, ma non fu molto seguito.

L’iconoclastia è stato un movimento di carattere politico-religioso sviluppatosi nell’Impero bizantino intorno alla prima metà del secolo VIII. La base dottrinale di questo movimento era l’affermazione che la venerazione delle sacre immagini sfociasse in una forma di idolatria. Questa convinzione provocò non solo un duro confronto dottrinario, ma anche la distruzione materiale di un gran numero di rappresentazioni religiose, compresi i capolavori artistici.

Iconoclasti furono anche  l’Islam, il calvinismo e il movimento puritano sviluppatisi con la Riforma protestante, e che portarono alla distruzione di molte statue ed effigi nelle chiese e nelle cattedrali nord-europee riformate.

Nell’anno 262 i Goti  invasero Efeso, dove distrussero, bruciandolo, il  tempio di Artemide, considerato una delle Sette Meraviglie del Mondo

Nel 213 a.C. l’Imperatore cinese Qin Shi Zheng ordinò di bruciare tutti i libri, con l’unica eccezione dell’I Ching, il Libro dei Cambiamenti, che riteneva benefico; molti intellettuali che disobbedirono all’ordine furono sepolti vivi.

Il secondo grande disastro letterario della storia cinese avvenne nell’anno 23 d.C., quando Wang Mang devastò nuovamente la Biblioteca Imperiale, che conteneva oltre 13000 opere.

Il Palazzo Yang comprendeva una Sala delle Scritture; nel 1281 i conquistatori mongoli ordinarono che tutte le opere letterarie fossero raccolte e date alle fiamme.

Ciò che era avvenuto impallidisce, però, di fronte alla distruzione di libri durante la Rivoluzione Culturale, ordinata dal Presidente Mao negli anni ‘70. La “pulizia” fece correre all’indietro la scienza e le arti di diversi decenni  Protagonisti del primo periodo (19661968) furono le  Guardie Rosse, circa 30 milioni, studenti delle scuole superiori e delle università.  Sono stati distrutti numerosi scrigni buddisti, porcellane, dipinti della dinastia Ming e statue della dinastia Tang.

Nel Tibet, su 6.000 templi ne sono rimasti appena 50. Una parte delle distruzioni è avvenuta durante l’occupazione all’inizio degli anni ‘50, ma gran parte è stata causata da gruppi di Guardie Rosse locali. Nel tempio di Confucio, anch’esso distrutto, è stata bruciata la maggior parte delle tavolette incise con le opere classiche.

Tra il 614 ed il 644, gli Arabi e i loro alleati furono responsabili della distruzione dei maggiori archivi di Gerusalemme, Ctesifonte, Gandeshapur e Cesarea, così come delle copie “erronee” del loro stesso Corano nei territori da loro conquistati. Più tardi, la Biblioteca dei Califfi a Cordoba fu razziata da Almanzor (980).

La Biblioteca di Alessandria fu la più grande e ricca biblioteca del mondo antico e uno dei principali poli culturali ellenistici. Nel 642 il comandante delle truppe arabe che avevano appena conquistato l’Egitto distrusse la biblioteca su ordine del califfo ʿOmar. Questa fu la motivazione del califfo: «In quei libri o ci sono cose già presenti nel Corano, o ci sono cose che del Corano non fanno parte: se sono presenti nel Corano sono inutili, se non sono presenti allora sono dannose e vanno distrutte». In precedenza la biblioteca aveva già subito incendi o distruzioni: nel 48 a.C., intorno al 270 d.C. e, forse, nel 391 d.C.;

La Biblioteca di Costantinopoli, fondata nel 330 d.C., fu distrutta in gran parte o bruciata  durante la Quarta crociata (1202-1204), quando i crociati prendono e mettono al sacco Costantinopoli, ponendo fine all’Impero latino d’Oriente.

Nel 1258, a opera delle truppe mongole del Khan HulaguBaghdad, allora sede del califfato abbaside, fu assediata, conquistata e rasa al suolo; la grande biblioteca (Bayt al-Ḥikma, ovvero “la Casa della Sapienza”) fu distrutta, la popolazione decimata, il Califfo ucciso.

Il 7 febbraio 1497, promosso dal frate Girolamo Savonarola, ebbe luogo a Firenze un rogo di libri e opere artistiche, essendo ritenuto materiale immorale, nel conosciuto come “Falò delle vanità“.

Un rogo di 600 libri fu ordinato nel 1490  dall'inquisitore Torquemada, quando oltre al libro si dava spesso fuoco anche al suo autore

Un rogo di 600 libri fu ordinato nel 1490  dall’inquisitore Torquemada, quando oltre al libro si dava spesso fuoco anche al suo autore

Nel secolo XVI avvennero le spedizioni dei conquistadores spagnoli nel Nuovo Mondo, agli ordini di Cortez e Pizarro, che spazzarono via in modo rapido e completo le civiltà di Aztechi, Maya e Inca. Al loro seguito sopraggiunse l’Inquisizione, a eliminare  gli scritti originali indigeni. Nel 1539 la Chiesa del Messico ordinò la distruzione dei Codici aztechi; nel 1561 i missionari iniziarono nello Yucatan la sistematica devastazione di tutti i geroglifici Maya, su pietra o su pergamena.

Passano alcuni secoli. In Europa abbiamo l’Illuminismo e la rivoluzione industriale. Ma ancora ottanta anni fa roghi di libri e di opere d’arte

 

Il 10 maggio 1933 è una delle date più plumbee della storia della cultura europea. In varie città della Germania, il nazismo, giunto al potere da alcuni mesi, organizza giganteschi roghi di libri. A prendere fuoco in quel 10 maggio, come nei giorni precedenti e successivi, sono i libri giudicati contrari allo spirito tedesco e colpiscono gli autori ebrei – Sigmund Freud, Thomas Mann e Walter Benjamin tra questi – e quelli comunisti, e socialisti.

Durante la guerra civile spagnola (1936-1939) la persecuzione religiosa da parte di estremisti anarchici, portò al danneggiamento di molte chiese e all’uccisione di vescovi, sacerdoti e laici..

In tempi recenti (2012) i quaedisti africani hanno  distrutto vari santuari sufi dei secoli 15 e 16 nella città di Timbuktu (Mali) e bruciato gli antichi papiri.

In Cile dopo il colpo di Stato dell’11 settembre del 1973 i militari cileni, per ordine del dittatore Augusto Pinochet, sequestrarono e bruciarono migliaia di libri di politica.

Il 29 di aprile 1976 il capo dell’Esercito incaricato della  riorganizzazione Nazionale (Colpo di stato argentino), ordinò un rogo collettivo di libri, tra i quali si trovavano opere di Marcel Proust, Gabriel García Márquez, Saint-Exupéry. Disse che lo faceva “con il fine che non rimanga nessuna parte di questi libri …. perché questo materiale non continui a ingannare i nostri figli”.

 

ATS_DISTRUZIONI

Nel marzo 2001 i Talebani ordinarono la distruzione delle due enormi  statue  del  Buddha, alte 38 e 58 metri, scolpite nelle pareti di roccia della valle di Bamiyan, in Afghanistan, denunciando come idolatre quelle sculture. Nel luglio 1999 – in linea con la consolidata tradizione islamica che non distrugge le testimonianze archeologiche del passato, il Mullah Mohammed Omar aveva emanato un decreto in favore delle conservazione dei Buddha di BamiyanI; ma i Talebani bandirono ogni forma di raffigurazione, musica e sport, compresa la televisione, in accordo con quello che loro consideravano una rigorosa interpretazione della  legge islamica.

  1.   In Malesia tra aprile e maggio 2006, numerosi templi indù sono stati demoliti dalle autorità cittadine , con violenze contro gli indù.

Perché questo lungo – e largamente incompleto – elenco? Non certo per giustificare o attenuare le responsabilità di chi ha ordinato o eseguito le distruzioni di questi ultimi anni da parte dei militanti dell’IS.

“La storia – scrive Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose – serve da un lato a non stupirci per l’intolleranza, dall’altro a spegnerla richiamandoci alla razionalità, che oggi significa mostrare ai popoli dell’Oriente postcoloniale che gli riconosciamo soggettività, dignità ….”

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