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La “spettressa” del Bianello

fantasma

castello_bianelloDicono che si faccia vedere molto di rado e che invece preferisca farsi sentire, non soltanto nelle notti di tempesta o quando il vento sulla collina ulula forte, ma anche di giorno, quando i turisti girano ignari per le sale oppure quando i custodi sono impegnati nei più semplici lavori di manutenzione.

Questo da sempre hanno detto tutti coloro che hanno abitato il castello di Bianello, a Quattro Castella. Su una cosa però sono tutti concordi: la presenza che si aggira per le stanze di questa antica costruzione è una donna e da sempre protegge questo castello e fa in modo che passi in mano a persone che lo amano tanto quanto lo ha amato lei….

L’ultima volta che è stata vista, riflessa sul vetro di una finestra, era ferma in mezzo al primo salone del piano rialzato, vestita elegantemente di verde con un abito lungo e vaporoso.
I più curiosi che hanno indagato nelle tradizioni e nelle storie locali sussurrano che quel fantasma sia Egina, la signora che, insieme alla figlia Cloalia, nell’anno 1147 con successo chiese aiuto al comune di Reggio Emilia per riprendere Bianello che le era stato ingiustamente sottratto.
Si dice infatti che abbia molto faticato a recuperare quel castello e che, per questo, anche dopo la morte non se ne voglia distaccare.
castello_bianelloC’è chi in passato l’ha vista attraversare il muro della scala che porta alle cucine e chi, prima di entrare nel castello, ancora oggi le chiede il permesso, esattamente come ci si deve comportare nei confronti di una padrona di casa. E c’è stato anche, in un passato non lontanissimo, chi l’ha scambiata per un ladro ed ha sparato un colpo di fucile, ferendo però soltanto un muro che ancora oggi porta i segni di quel duello un po’ surreale.

Tutte storie che ancora si raccontano a Bianello e che fanno ormai parte – insieme alla stanza in cui, secondo un’antica tradizione, i cani non entrano trattenuti sulle soglia da una forza misteriosa – di un percorso di visita che, alla storia ormai più che millenaria del castello, unisce il fascino di chi tra quelle mura ha abitato e di chi, per troppo amore di quel luogo che conserva intatta tutta la sua magia, di andarsene non ha alcuna intenzione.

Ultimi commenti

  • per un attimo ho sudato freddo pensando che l’autore fosse l’omonimo ex onorevole …

  • A parte che il Morini onorevole è anche esimio, storico, questo Danilo Morini, non meno onorevole, nel senso letterale del termine, è uno che la sa lunga in campo storico, culturale e…parapsicologico. Tra un po’ ci svelerà l’antefatto della “spettressa” e allora scopriremo il “terreno” dell’ultraterreno…

    • Scusi il veleno Parmiggiani:
      toglieteli il cardinale Toschi e il pittore Paolo da San Locadio poi l’esimio onorevole è al capolinea.
      Un po’ come un nostrano nostalgico sedicente esperto d’arte ed in particolare di quadri ottocenteschi di cui – casualmente – ha la casa piena. In attesa di quotazioni miglliori.
      Molto più intrigante l’omonimo ed i suoi spettri.

  • A me i due Danili Morini piacciono entrambi: persone intelligenti, preparate, appassionate e – cosa che non guasta – simpatiche. Ce ne fossero di più!