HomeCulturaIl Vangelo apocrifo: Gesù ascende al cielo

Il Vangelo apocrifo: Gesù ascende al cielo

Mario Garretto
Il brano del Vangelo di questa Domenica è terribile per il suo contenuto e mi trovo seduto su questa sedia come se la seduta fosse come il lettino di un fachiro con centinaia di lunghi chiodi puntati verso l’alto. Il motivo è semplice, mi è difficile credere a una sola parola di quanto scritto. Anzi, sarò più preciso: non penso, ma nel modo più assoluto, che queste siano parole di Gesù. Penso che questa sia una sbagliata ricostruzione di quanto detto, forse da Pietro, Marco era un suo discepolo, oppure un’invenzione, o peggio, una manipolazione con finalità religiose fatta da chi non so per motivi che, oggi, mi appaiono sconosciuti. Mille, mille cinquecento anni fa, anche solo cento anni fa si poteva credere a queste parole attribuite a Marco, ma ai giorni nostri non è più possibile. Appare evidente l’accostamento al Dio degli eserciti, il Dio del Vecchio Testamento, il dio che premia e che punisce, che risolve tutto con la sua bacchetta magica o che la affida ai suoi allievi come nella saga di Harry Potter nella scuola di Hogwarts. Un brano molto controverso e farcito di palesi contraddizioni con il Dio d’Amore annunciato da Cristo. Un Dio che indica una sola strada per la nostra salvezza: l’incertezza, controbilanciata da una sola certezza, la punizione, affidata a un manipolo di Apostoli che non possono e non riusciranno andare in tutte le strade, in tutte le case e parlare con tutta l’umanità. Ed ecco che spunta la soluzione. I sacerdoti della nuova religione hanno la possibilità di proteggerci, di salvarci. Per noi, sarà sufficiente rifugiarsi sotto la loro ala protettrice, fatta di preghiere, obbedienza, oboli, e il gioco è fatto. Ma un dubbio mi sale.  I continuatori della missione Cristica, in altre parole le classi sacerdotali, come saranno? Saranno all’altezza degli Apostoli? Leggiamo la storia e qualcosa impareremo. E la storia, purtroppo ha smentito la profezia che questo brano vuole trasmettere: “Nel mio nome scacceranno demoni; parleranno in lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno.”  Nel Vangelo apocrifo di Nicodemo, durante il processo a Gesù, Nicodemo, nel Pretorio, davanti a Pilato, disse questa frase: “Lasciamolo andare per la sua strada, e non decidiamo nulla a suo riguardo per non far ricadere su di noi il suo sangue. Se quello che fa viene da Dio, rimarrà, e noi non avremo assunto debiti con il Padre; se invece i suoi prodigi sono frutto d’inganno di uomini, penserà il tempo a distruggerli”. Ciò che ha fatto e detto Gesù è rimasto ed è tuttora valido, non così gli atti e le parole dei suoi continuatori.

Dal Vangelo secondo Marco 16 – 15,20

In quel tempo Gesù apparve loro, e disse: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto alle vostre parole e accetterà questo battesimo, sarà salvato; ma chi non avrà creduto non sarà salvato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demoni; parleranno in lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.  Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Commento. Una delle caratteristiche dell’Amore, con la A maiuscola per indicare Amore spirituale, divino, è quella che nasce, e cresce, nell’assoluta libertà. Altrimenti non è vero Amore. Per indicare una particolarità di questa libertà necessita rifarsi a una frase di Padre Aldo Bergamaschi, sacerdote dell’ordine dei Frati Cappuccini, pronunciata e ripetuta spesso nelle sue omelie: “Amore senza profitto”. L’amore è libero solo se si dona per amore e basta. L’amore va donato non a richiesta o a comando, va solo donato. Come? Donando qualcosa di se stessi in termini di amicizia, di fratellanza. Poi ascoltiamo Immanuel Kant, filosofo tedesco: “L’Amore non va comandato”. Possiamo confutare quest’affermazione? Direi proprio di no. Nell’analizzare, nel commentare i Vangeli, ci si deve ricordare di alcuni elementi fondanti della divinità di Gesù, da noi riconosciuta anche aldilà dei miracoli e della resurrezione. La coerenza del suo arco vitale con il messaggio che ci ha lasciato. L’unico comandamento, che poi ad analizzarlo bene comandamento non può essere: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. La cosa curiosa di questo “comandamento” è quella che tutti leggono: “Ama il prossimo tuo”, e non il resto. “Come te stesso” non ha riscontro nella letteratura religiosa, se non il blando richiamo alla conversione o al battesimo. Un palese errore. Senza entrare troppo nello specifico voglio proporvi una lettura leggermente diversa del comandamento di Cristo per meglio esporre il mio pensiero: “Tu amerai il prossimo tuo come amerai te stesso”. Come vi suona? L’amore Divino è sinonimo di libertà assoluta, così com’è un assoluto il comandamento di Cristo. Noi possiamo seguire il comandamento solo come ne siamo capaci, con i tempi che riusciamo, con le convinzioni che maturiamo. Sbagliando, cadendo, ripetendo fino allo sfinimento i nostri errori, fino al giorno in cui riusciremo a imparare. Perché lo abbiamo voluto fare, perché crediamo sia la strada giusta. Perché ne abbiamo le prove, le conoscenze, l’esperienza. Socrate ci lasciò, a parte il Nosce te Ipsum (conosci te stesso) una frase famosa: “Sapere di non sapere”. La consapevolezza di non sapere rende l’uomo curioso di imparare e modesto nell’agire. Gandhi, a parte della sua politica della non violenza ci ha lasciato una frase che riporto con piacere: “Se tutte le strade ci portano a Dio, che t’importa di quale percorro io”. Io non penso che questi due personaggi siano meno cristiani di un cattolico, di un battezzato o di un convertito. Cristiano si diventa con i fatti. Il cristiano è chi ama il prossimo suo come se stesso. Sono questi i fatti.

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