Il bell’Antonio

“Felice l’artista che nasce dopo morto”. E’ la citazione che accoglie il pubblico all’ingresso della mostra dedicata ad uno dei più grandi artisti dell’Ottocento e da lui stesso concepita, Antonio Fontanesi. Ed è proprio a Reggio Emilia, città natale dell’artista, che ha avuto inizio il 6 aprile la mostra intitolata “Antonio Fontanesi e la sua eredità. Da Pellizza da Volpedo a Burri” che si terrà fino al 14 luglio presso il Palazzo dei Musei (via Spallanzani, 1). Per esporre questo pittore di fama internazionale è stata colta l’occasione del festeggiamento del bicentenario dalla sua nascita, quasi una “resurrezione” artistica, posta all’attenzione di tutti attraverso un taglio critico più nuovo. La mostra è un’opportunità per conoscere opere d’arte fondamentali nel percorso dell’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento, non solo del Fontanesi, maestro del paesaggio e dell’introspezione, dalla vena malinconica ed idealista, ma anche dei suoi molteplici eredi artistici. Osservatore della realtà e della natura, Fontanesi vi cercava all’interno un motivo più profondo e universale per ritrovarci poi, rispecchiati, i sentimenti dell’animo umano, ed è per questo che viene ritenuto uno tra i pittori più intimamente partecipi al movimento romantico europeo.

La sua eredità artistica si inoltra nel Novecento: un romantico proiettato verso la modernità. Tra i nomi che accompagnano il protagonista della mostra si incontrano Vittore Grubicy, Leonardo Bistolfi, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Carlo Carrà, Felice Casorati, Arturo Tosi, Ennio Morlotti, Mattia Moreni, Pompilio Mandelli, Alberto Burri, e altri. Per ricordare l’artista in un modo meno convenzionale, si è scelto di mettere in luce la sua eredità nelle opere dei pittori e negli accostamenti della critica. E’ così che Virginia Bertone, Elisabetta Farioli e Claudio Spadoni, curatori della mostra, hanno voluto far riscoprire questo protagonista dell’arte dell’Ottocento documentandone la fortuna dopo la morte e presentando l’influenza che la sua pittura ha avuto negli artisti che dopo di lui si sono riconosciuti nel suo approccio alla natura e al paesaggio e nei suggestivi “tramandi” dell’esperienza romantica che la critica ha voluto ritrovare nell’arte degli anni Cinquanta del Novecento, e oltre.
Promossa dai Musei civici di Reggio Emilia, in collaborazione con la Fondazione Torino Musei – Galleria d’arte moderna e la Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza, la mostra è realizzata in partenariato con la Regione Emilia-Romagna – Istituto per i Beni artistici culturali e naturali, la Fondazione Manodori, Destinazione Turistica Emilia, Unioncamere Emilia-Romagna, Camera di commercio di Reggio Emilia, Apt Servizi, Ferrovie dello Stato col contributo Art Bonus di Iren, Car Server, Credem.

Sono quattro le sezioni della mostra che, partendo da “L’Alba di Fontanesi: 1901, Biennale di Venezia”, titolo della prima sezione, attraverso “La Scienza del Colore: 1892 – 1915, la riscoperta dei divisionisti”, come seconda sezione, e anche “Numero, ordine, misura: 1922-1932, la rilettura di Carrà”, come terza sezione, termina ne “Un’eredità romantica: 1952-1954, Da Longhi ad Arcangeli”, come ultimo titolo del percorso della mostra. Alle quattro sezioni principali fanno da contrappunto due display che consentono di seguire da un lato la biografia di Fontanesi, dall’altro le tappe della sua rivalutazione dopo la morte. L’ultima sezione è infatti dedicata alle interpretazioni critiche degli anni Cinquanta di Roberto Longhi e di Francesco Arcangeli. Quest’ultimo, nell’individuare una continuità tra la concezione moderna dell’arte e la grande tradizione ottocentesca, inserisce Fontanesi nell’evoluzione di un naturalismo che nel dopoguerra arriva a Ennio Morlotti, Mattia Moreni e Pompilio Mandelli spingendosi fino alle ricerche materiche di Alberto Burri.

Antonio Fontanesi

In contemporanea all’esposizione al Palazzo dei Musei, una seconda mostra è stata allestita presso la Galleria Parmeggiani, con il titolo “Nati sotto lo stesso cielo”, dove cinque artisti contemporanei nati a Reggio Emilia come il celebre pittore dedicano un’opera al grande maestro: Davide Benati, Paola De Pietri, Omar Galliani, Claudio Parmiggiani, Fabrizio Plessi.
“Anche le competenze del museo sono state messe in mostra, e il risultato non delude – ha affermato Elisabetta Farioli, curatrice della mostra, durante la conferenza stampa –. Fontanesi è un pittore di emozioni e sentimenti ed è con questi che comunica con il pubblico: è una mostra emotiva”.
“Abbiamo portato a Reggio una “gloria rivendicata” – ha concluso Virginia Bertone -, un pittore italiano che a suo tempo ha tenuto testa a grandissimi maestri francesi”.
Diverse attività di laboratorio, articolate per ordini scolastici, sono proposte alle scuole. Le associazioni sono invitate a promuovere e organizzare visite guidate alla mostra; è possibile prenotare presso la Cooperativa Le macchine Celibi (tel. 0522/456816–320/5696201).
La mostra sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19 con aperture straordinarie nel periodo pasquale. Per info: Musei Civici di Reggio Emilia, musei@comune.re.it; www.musei.re.it.

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