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I cieli in una stanza…

Giuseppe e Debora_gruppo videoC’è chi studia fotografia a Bologna, e di fotografia vorrebbe vivere: come Chiara, origini cremonesi, che sottolinea quanto l’opportunità fosse troppo importante per non prenderla al volo. C’è chi ha amato da subito il tema del progetto e la possibilità di darne un’interpretazione personale, senza regole e limiti tecnici: come Filippo di Bologna, che ha immaginato di avere un foglio bianco davanti a sé su cui poter disegnare a mano libera un paesaggio. O ancora c’è Giuseppe, reggiano, appassionato di arti visive, che con pazienza ed umiltà ha scartato la prima idea e con la sua videocamera sta adesso mettendo a punto la seconda. E c’è anche chi di idee ne ha avute numerose e ha deciso di tenerle tutte, cercando di amalgamarle nel progetto per offrire allo spettatore un lavoro al contempo corposo e chiaro: come Debora di Modena, che si dice soddisfatta dell’esperienza e apprezza i consigli degli insegnanti per affinare la tecnica di ognuno.

Sono alcuni dei ragazzi dello Speciale Diciottoventicinque di Fotografia Europea 2016, riservato agli appassionati di arti visive nati tra il 1991 e il 1997: lo scopo è offrire la possibilità di comprendere fino in fondo come nasce un progetto espositivo, partecipando ad ogni fase della sua realizzazione, dalla stesura alla mostra finale. Partendo dal tema del festival, ovvero La via Emilia: strade, viaggi, confini, i ragazzi sono chiamati a riflettere su come vedono e possono raccontare il mondo; non è necessario avere chissà quale esperienza dietro alla macchina fotografica, conta la voglia di mettersi in gioco e di imparare. Al termine di questo percorso, e suo ideale coronamento, i ragazzi esporranno le proprie opere all’interno dei Chiostri di San Pietro, nel circuito ufficiale di Fotografia Europea.

Abbiamo incontrato i partecipanti allo Speciale Diciottoventicinque ai Musei Civici, dove, suddivisi in tre gruppi, si ritrovano ogni sabato pomeriggio per fare il punto sul progetto che stanno portando avanti. Siamo tornati a incontrarli il sabato successivo, questa volta ai Chiostri di San Pietro, durante un sopralluogo legato all’allestimento. Al loro fianco, fonti di stimoli e consigli preziosi, tre insegnanti, professionisti della fotografia e delle arti visive: Giorgio Barrera, Pietro Iori e Diego Zuelli. Per la prima volta, in questa edizione del progetto, al tradizionale percorso incentrato sulla fotografia – che vede all’opera due gruppi – se ne aggiunge un altro, legato invece al video. I ragazzi coinvolti sono circa una sessantina, eppure non tutti quelli che avrebbero voluto partecipare sono riusciti a realizzare il sogno: le domandehanno infatti superato i posti disponibili. Molte quelle arrivate da fuori regione.

Il tema dell’edizione 2016 di Fotografia Europea è affascinante, ma anche articolato e complesso, specie se si è chiamati a trattarlo in pochi mesi partendo da zero. “Qui non c’è solo un autore, ce ne sono tanti: il nostro compito così si complica, perché dobbiamo tutti insieme riuscire a esprimere una ricerca frutto di tante individualità, in grado però di restituire una visione corale. La sfida più ardua, in una collettiva, è mettere in dialogo i lavori”, spiega Pietro Iori.

È soddisfatto: “Il livello è molto buono. Parte dei ragazzi sono già professionalmente preparati perché escono dall’Accademia o da corsi di specializzazione; c’è qualche neofita, che viene trattato alla pari degli altri. Questo è un progetto democratico. Tutti hanno dato il proprio contributo: è stato un percorso a tappe, sostenuto dalla passione di ognuno”. C’è già il titolo: il progetto si chiamerà I cieli in una stanza. È Diego Zuelli a spiegare la genesi del nome: “Il richiamo alla canzone è poco più che un pretesto. La parola cieli, usata non a caso al plurale, sottintende la molteplicità di singole e personali visioni alla base della produzione; in una stanza perché l’installazione è in un luogo chiuso, con un suo volume ben preciso. Video e foto con le immagini realizzate dai ragazzi saranno videoproiettati a rotazione verso l’alto e sui muri, in maniera non ortogonale, con almeno quattro dispositivi: sarà come aprire oblò e spaccature nel cielo con i loro lavori”.

Ho insistito soprattutto sui concetti geografici. Se tu pensi alla geografia ti immagini le mappe, ma la cartografia è solo una branca della geografia, che invece si fa col sopralluogo, con l’esperienza diretta. I ragazzi hanno dovuto trovare forme di relazione e legame con il luogo. C’è chi ha capacità tecniche e stilistiche più spiccate, chi sta imparando a comunicare: si tratta sempre di lavori buoni e molto diversi tra loro”, ha aggiunto Giorgio Barrera.

Nella sala della mostra i visitatori potranno anche consultare una sorta di libro d’autore che conterrà tutte le opere dei giovani creativi. Il materiale confluirà inoltre in un blog, ancora in preparazione, che sarà attivo a partire dal weekend inaugurale del festival di Fotografia Europea, dal 6 all’8 maggio.

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