HomeCulturaEt voilà, il ‘vuoto a orologeria’ della vita

Et voilà, il ‘vuoto a orologeria’ della vita

Il premio Goncourt è stato assegnato qualche giorno fa a Leïla Slimani per la sua seconda opera, Chanson douce. Con il suo romanzo d’esordio, la stessa scrittrice franco-marocchina aveva vinto il prestigioso premio La Mamounia. Un doppio esordio, indubbiamente fortunato e onorato da plausi della critica letteraria francese. Il libro uscirà a marzo in Italia con il titolo Ninna nanna, edito dallo stesso autore – Rizzoli- che ha pubblicato il precedente Nel giardino dell’orco (guarda la nostra recensione).

chanson+douce slimaniChanson douce è un bel libro. Scritto con stile asciutto – non a caso, visto il mestiere di giornalista dell’autrice – con un ritmo più da giallo che da classico romanzo. La fine della vicenda è illustrata nelle pagine di apertura. Quindi, non si fa alcun torto al lettore nello svelarne il contenuto.

Trattasi di un delitto, compiuto dalla protagonista – la tata Louise – dei due bimbi che accudisce da tempo, Adam e Mila (in realtà, nel libro si sa con certezza della morte del fratellino, anche se si intuisce la stessa sorte per la sorella, visto lo stato in cui è ridotta al momento dell’arrivo dell’ambulanza).

Descritta nel breve capitolo iniziale la agghiacciante fine della vicenda, nel prosieguo del romanzo si descrivono i fatti antecedenti. Il motore centrale su cui ruota il romanzo è costituito dalla irreprensibilità di Louise, descritta negli anni immediatamente precedenti al delitto, cioè da quando ha preso servizio presso la famiglia dei due fratellini. Questa descrizione si intreccia a episodi più risalenti, della gioventù della tata e inerenti le sue vicende familiari. Da cui emerge comunque una donna fragile, vittima delle circostanze, ma che ha sempre dedicato tutta se stessa agli altri, fossero questi la sua unica figlia o il marito, piuttosto che le persone con cui è entrata in contatto al di fuori della cerchia familiare.

Come detto, il risultato è un romanzo dal ritmo serrato e da cui ci si fa fatica a separare.

Il fatto di aver svelato la fine della vicenda in apertura, unito alla serie di episodi di irreprensibilità della protagonista, crea un clima sotto certi aspetti surreale, nel senso che il lettore sembra indotto a sperare che le pagine iniziali siano solo un brutto sogno o qualcosa di simile. Infatti, troppo diverso è il drammatico esito della vicenda da gran parte degli episodi descritti. Si percepisce di essere come su un piano inclinato, con il ritorno a quanto descritto in avvio del romanzo, ma si spera in qualcosa di nuovo e di diverso.

Invece, Louise si chiude via via in se stessa. Il genitori dei bimbi, Paul e Myriam, sono presi dalla loro incipiente carriera e rendono il loro rapporto con la tata – e in gran parte con i loro stessi figli – asettico e vuoto. Tutti sono focalizzati sui loro piccoli o grandi egoismi e non si accorgono di Louise. Ad esempio, anche quando iniziano a emergere alcuni comportamenti e reazioni strane da parte della protagonista, i genitori di Adam e Mila minimizzano a turno. Staccandosi emotivamente sempre più dalla tata e, inconsapevolmente, inducendola alla sua spaventosa scelta.

Per molti versi, questo romanzo ha più di un tratto in comune con il primo della stessa autrice, Nel giardino dell’orco.  Là la protagonista, Adele, cerca nel sesso sfrenato, spesso con sconosciuti, la sua ragione d’essere, non riuscendo a trovarla. È attorniata da persone per così dire a una dimensione,  incapaci di esprimere una vera umanità. Domina il vuoto.

Analogo dominio troviamo in questo romanzo. Tutti presi da altro, incapaci di vivere una vita un minimo equilibrata, di avere una prospettiva.

Non appare certo un caso che Leïla Slimani apra la sua opera con una citazione da Delitto e castigo di Dostoevskij, in cui si sottolinea che “bisogna fare in modo che l’uomo possa sempre andare da qualche parte”. L’assenza di prospettiva, la solitudine, il distacco da tutto, crea il vuoto fuori e dentro di noi.

La vita è errore, probabilmente in modo ineluttabile. Forse la tata Louise avrebbe comunque compiuto il delitto. Nessuno potrà essere sicuro di evitare certe esperienze, anche le peggiori. Ma senza un’apertura sul mondo, senza un dialogo e un’interazione, la vita è davvero vuota. Un precipizio in cui si rischia di scivolare. Senza accorgersene.

Questo è il messaggio del bel libro Chanson douce.

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