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Dell’amore e di Lindsay Kemp

lkUno spirito delicato, leggero, un naturale carisma, l’istintiva propensione all’arte. Gesti lenti e carichi di intensità descrivono immagini meglio di mille discorsi e di vorticosi movimenti. Lindsay Kemp sembra appartenere ad un’altra dimensione, immune alla frenesia dei nostri tempi. Possiede una morbidezza di gesto e parola che incantano.

Nato nel 1938 nel nord dell’Inghilterra, discendente del clown di William Shakespeare, è ballerino, attore, pittore, coreografo e regista. Il teatro di Lindsay Kemp è la singolare unione di molteplici generi espressivi, ma lo domina in fondo una fortissima semplicità, un’essenzialità che, oggi, paradossalmente confonde. La sua presenza sul palco è dolcemente potente, incanta e seduce; impossibile distogliere lo sguardo. La sua pelle ricoperta di trucco bianco è lo specchio di una purezza interiore, che è così sottolineata, ma è rivelata in ogni suo movimento.

Kemp dancesPochi giorni fa, lo spettacolo “Kemp Dances” portato al TeatroDue di Parma, ha offerto l’opportunità di osservarlo sul palco come trasformista, nelle vesti di Nijinsky e come interprete ne la Triavata e il Requiem di Giuseppe Verdi. Al suo fianco, quattro giovani attori e ballerini, protagonisti di nuove coreografie. Pochi concetti essenziali per un teatro che conserva la dimensione educativa, non è solo immagine ma anche riflessione. In apertura, l’Histoire du Soldat di Igor Stravinsky, straordinaria metafora sulla felicità. “Kemp Dances” è mosaico-spettacolo, sprazzi di storie e personaggi, interpretati da chi ha influenzato non solo la storia del teatro, ma anche della musica. Di tutto il teatro di Lindsay Kemp, negli anni ’60 ebbe grande successo Flowers, ispirato a “Notre dame des fleurs” di Jean Genet, che portò sulla scena in tutto il mondo. Fu poi regista del tour “Ziggy Stardust” di David Bowie, ne influenzò l’estetica, la padronanza del palco e la potenza dei gesti di scena. Se ne innamorò.  L’amore appartiene a Lindsay Kemp, le sue parole, i suoi gesti, sono carichi di amore e di poesia.

Dopo lo spettacolo, l’ho incontrato, accappatoio azzurro e ciabattine colorate, disponibilissimo a scambiare qualche parola. Conservo gelosamente in camera mia il bellissimo manifesto dello spettacolo di Flowers, che portò al Teatro Valli nel 1979, fu così che scoprii Genet. Ho scritto questo testo ripensando a quella gentilezza di spirito leggero: impossibile dimenticarla. “Ci rivediamo a Reggio Emilia o a Londra”, mi ha detto.

Io spero davvero di rivederti, Lindsay Kemp.

Anna Vittoria Zuliani

lindsay&v

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