Coriolano, la sfida è vinta. Al Cavallerizza danno l’ultimo drammone di Shakespeare (con Mamimò)

Coriolano è l’ultimo dramma scritto Shakespeare e forse per questo risulta un po’ lontano dalla densità emotiva di altri momenti. Il Coriolano di Shakespeare è un testo difficile, profondamente sanguigno e altrettanto lento e immobile – se si pensa, al confronto, alle pile di cadaveri che lasciano sul palco i grandi classici Amleto, Macbeth…

CORIOLANO-Compagnia-MaMiMò-Ph.-Nicolò-DeglIncerti-Tocci-2In Coriolano (teatro Cavallerizza di Reggio Emilia: sabato 17, domenica 18, lunedì 19, martedì 20 e mercoledì 21 dicembre, ore 20.30) trionfa la forza bruta e l’azione, espressa però con rancorosi e fluviali dialoghi, per una resa generale un po’ fredda e di non immediata penetrazione psicologica. Tutt’altro che facile da trasporre in scena (o al cinema) specialmente per il pubblico contemporaneo. La tentazione tuttavia è forte perché il bardo inglese mantiene anche in questo testo la sua innata capacità di individuare in gesti, azioni ed eventi ciò che è più reale del vero, insieme la singolarità e l’universalità del pensiero umano. E dunque naturale la scelta di darne una rappresentazione che sia una riambientazione contemporanea, in cui mutatis mutandis le dinamiche del potere e dell’ambizione rimangono inalterate nei secoli.

L’impresa della compagnia Mamimò è dunque difficile, e per questo riguardevole e coraggiosa. E in sostanza anche una sfida vinta. Sarà stata la sapiente sintesi del testo – e dei personaggi – e la capace regia di Marco Plini, la buona performance degli attori e l’intelligente scelta di coinvolgere attivamente il pubblico a rendere questo dramma, un tantino spaventoso nei presupposto, perfettamente avvincente nel suo svolgersi.

Sintesi: potato qualche personaggio e ridimensionato il testo ad una durata più compatibile alla resistenza del pubblico odierno, la storia non risulta pesantemente menomata dai tagli e ne guadagna scorrendo baldanzosa in un’ora e quaranticinque di ininterrotta attenzione. La mancanza di qualche personaggio non toglie troppo spessore al protagonista e anzi aggiunge velocità all’azione. Regia: Marco Plini azzecca il mood del dramma riuscendo a restituirne lo spirito all’interno delle libertà di testo. La ricerca di empatia in un testo che ne concede pochissima attraverso l’azione scenica ripaga egregiamente gli spettatori.

Gli attori: sei personaggi principali e una costellazioni di voci pescate dal pubblico a rappresentare “la gente”, il popolo di Roma. Da segnalare Marco Maccieri nei panni di Caio Marzio Coriolano – iracondo protagonista, tanto autentico quanto puerile nella sua violenta considerazione di sé, reso con verosimiglianza e con quel tanto di ironia da risultare ancor più plausibile – e Valeria Perdonò nella volitiva Volumnia, madre padrona di Coriolano, vera anima shakespeariana del dramma. Il pubblico: oltrepassata da mo’ la quarta parete il teatro di oggi non riesce a fare a meno del suo pubblico, sempre presente nei pensieri dei registi e immancabile convitato di pietra della messa in scena.

In questo caso la scena è trasportata di peso in platea e il pubblico è chiamato ad essere quello che è, il popolo. Interpretazione interessante e sicuramente riuscita dal punto di vista drammaturgico.

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