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Quentin Tarantino è tornato con Django

Christoph Waltz e Jamie Foxx in una scena del film

Da lustri, ormai, non c’è verso che esca al cinema un film di Tarantino senza che i fan di tutto il mondo abbiano prima speculato su quella (ancora inedita) pellicola per almeno uno o due anni. Non fa certo eccezione l’ultimo lungo omaggio – quasi tre ore – che il regista di Kill Bill ha dedicato al filone spaghetti western.

Sebbene sia da molti indicato come il remake del Django di Sergio Corbucci, datato 1966, in realtà questo Django Unchained è un’operazione nostalgica e goliardica insieme, che non si limita ad omaggiare la fonte d’ispirazione originale bensì la prende a pretesto per dare corpo ad un tripudio di coolness gustosamente pop.

La storia è quella di Django (Jamie Foxx), uno schiavo strappato a degli schiavisti da un eccentrico cacciatore di taglie (il sempre bravissimo Christoph Waltz) che lo prende sotto la sua ala protettiva affinchè questi lo aiuti ad individuare alcuni fratelli ricercati di grande valore. Sul loro cammino i due improvvisati colleghi si troveranno ad affrontare Calvin Candie (un insuperabile Leonardo DiCaprio), ricchissimo e spietato latifondista che ha, nella sua servitù, anche la bella moglie di Django.

Impossibile trovare dei difetti reali a questa ennesima dimostrazione di genialità del buon Quentin. Si potrebbe magari obiettare che è un po’ troppo lungo, ma è innegabile che durante la visione non ci si annoi mai. A voler essere pignoli, viene forse da sospettare che questa volta i famosi dialoghi alla Tarantino si presentino vagamente artificiosi e a tratti stiracchiati, facendo apparire la tipica logorrea dei suoi personaggi un po’ più forzata rispetto al solito.

Questa, tuttavia, è materia assai difficile da giudicare. E una simile obiezione non supererebbe indenne l’agguerrito e preparatissimo tribunale dei tarantiniani convinti.

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