HomeAttualitàVocazione laica: l’ex fucina del clero reggiano, il seminario di viale Timavo, diventa sede universitaria

Vocazione laica: l’ex fucina del clero reggiano, il seminario di viale Timavo, diventa sede universitaria

Si vede che, nella storia locale, queste due istituzioni debbono condividere una certa contiguità, se è vero che sul lato est dell’isolato di Palazzo Busetti in Piazza del Monte, maestosa opera degli architetti Bartolomeo Avanzini e (forse) addirittura Lorenzo Bernini avviata nel 1657, venne eretto nel 1699 il Seminario Vescovile, lungo via Don Andreoli.
Diciamo contiguità poiché Palazzo Busetti ospitò tra il 1752 e il 1783 proprio l’Università di Reggio Emilia (già attiva dal 1619, ma che aveva avuto prodromi addirittura dal 1188 con uno Studium di Diritto tenuto da Jacopo da Mandra). Un’Università del ducato antichissima ove insegnò anche lo scandianese Lazzaro Spallanzani, quello cui è dedicato il noto Istituto nazionale per le malattie infettive di Roma e al quale generazioni di liceali hanno augurato colorite fortune, perché costretti a studiarne la famosa querelle sulla “generazione spontanea” contro Needham e Buffon (disputa, questa, da non confondere con la famosa “querelle de buffons” che vide nella Parigi del Settecento due fazioni combattersi su chi dovesse prevalere, fra il teatro lirico tradizionale francese e le emergenti correnti musicali italiane e napoletane).

Purtroppo l’Università reggiana fu poi prematuramente esautorata e declassata da quel mattacchione del Duca di Modena – che se la tenne solo di là dal Secchia – e per riaverne traccia in città s’è dovuto aspettare il Ventesimo secolo. Invece il Seminario fu abbattuto nel Dopoguerra per far posto al Palazzo delle Poste centrali (a sua volta demolito in occasione della recente ristrutturazione di quella porzione di centro storico voluta da Fulvio Montipò, intervenuto per tenere a Reggio la proprietà del contiguo Palazzo Busetti, che era finita nelle mani del DifesaIl Carlyle Group, la multinazionale di George Bush con sede a Washington per 800 euro al metro/q. La cosa, permessa dalla cartolarizzazione di Tremonti, venne denunciata dai pacifisti di Reggio nel 2003 con tanto di occupazione dell’elegante edificio, dati i tempi caldi successivi all’attentato delle Torri gemelle e la reputazione non brillante di Bush senior da queste parti. La Maiora sas di Montipò comunicò trionfalmente la notizia di averla riacquisita, con l’intenzione di restituire ai reggiani la fruizione di quel magnifico edificio posto nel centro topografico della città storica.

Tutta questa apparente digressione per sottolineare, oltre ai singolari casi dei destini intrecciati seminariali e accademici in riva al Crostolo, anche il fatto che, periodicamente, la reggianità si esprima nella vicinanza dei suoi imprenditori al territorio e nella capacità di dialogo fra pubblico e privato, quando sia necessario individuare scelte progettuali lungimiranti e visioni.
Questi valori sono stati il tema ricorrente degli interventi dei relatori di stamane, davanti alla platea distanziata e “mascherinata” dei convenuti, giunti numerosi per apprezzare la qualità del recupero del Seminario, avvenuto grazie anche al lavoro dei due figli ingegneri e architetti dello stesso Enea Manfredini, Alberto e Giovanni. Misurazione della temperatura corporea all’ingresso.

Un “miracolo laico” definito dal vescovo Camisasca, un’opera di recupero da sette milioni e mezzo di euro raccolti anche con il concorso di una nutrita schiera di aziende private che consegna alla città la prima metà del Terzo Polo universitario e che sarà utilizzato da più di duemila studenti per corsi di formazione alla Didattica e alle Scienze umane, sognando il futuro completamento che riguarderà il secondo edificio gemello, per altrettanti che vi frequenteranno corsi di materie sanitarie. La soddisfazione e l’orgoglio erano palpabili da parte di tutti, il Sindaco Luca Vecchi in primis, il presidente della provincia Giorgio Zanni, il rettore Carlo Adolfo Porro, l’assessore regionale Alessio Mammi in rappresentanza del convalescente da covid presidente Stefano Bonaccini e lo stesso vescovo Massimo Camisasca.
Reggio Emilia è ormai una vera e propria città universitaria con una popolazione di undicimila studenti in crescita e che in questi anni ha completato, ha ricordato il Sindaco, la propria vocazione all’educazione: dall’infanzia degli asili noti nel mondo, fino ai corsi accademici, essendo stata capace di mettere a sistema tutta la filiera della formazione.

E in effetti sono molti i motivi di soddisfazione che possono accompagnare ed essere rappresentati simbolicamente da questa notizia, soprattutto in tempi difficili di pandemia e di incertezze sul futuro. Imprenditori che hanno “ringraziato” per aver avuto la possibilità di investire sul territorio e sulla formazione, per testimonianza diretta dell’architetto Mauro Severi, presidente del Comitato “Reggio Città Universitaria”; l’importanza dei luoghi di relazione della didattica in presenza cui non potremo mai rinunciare ricordata dall’assessore Mammi, di un “umanesimo ritrovato”, di una prassi progettuale e realizzativa che sarà di esempio per il futuro e l’eccezionalità del caso reggiano; la vicinanza di tutti i Comuni della provincia sottolineata dal presidente Zanni, la qualità e trasparenza del modus operandi adottato nel progetto; il superamento di “campanilismi di contrada” per mirare a un obiettivo comune di libertà e responsabilità menzionato dal sindaco Vecchi, per un’opera che darà anche impulso al centro storico e che nasce in un contesto di fare urbanistico di rigenerazione e recupero di spazi, non più espansivo come fu in passato, che si sta esprimendo su più fronti (ex Reggiane, Campus del San Lazzaro, Campo volo, Chiostri di San Pietro, Percorso estense fino alla reggia di Rivalta…) come nuovo modello di sviluppo.

Il Sindaco, confermando l’intenzione di proseguire nel recupero anche del secondo corpo del Seminario, ha annunciato altri investimenti su Villa Marchi (per uno Studentato e l’Aula magna del Campus), addirittura altri laboratori universitari e un centro di ricerca sul digitale per creare il Quarto Polo universitario di Reggio Emilia, alle ex Reggiane.
Il rettore Porro ha sottolineato la coerenza di quanto realizzato con i compiti statutari dell’Università: formazione, sviluppo del territorio, trasmissione ai giovani di competenze di livello internazionale che rendano quel territorio competitivo. La qualità degli spazi e infrastrutture – ha aggiunto – significa qualità dell’insegnamento e la raggiungiamo in un contesto reggiano di sinergie fra pubblico e privato che si sono espresse ai massimi livelli.

Mattinata chiusa dal vescovo Camisasca che si è dichiarato non stupito da questa impresa, data la conoscenza che aveva delle figure in essa coinvolte; un “miracolo laico” ha ricordato ancora, dal greco “laïkós” che significa “del popolo”, la vicinanza cioè dell’Ente divino alle persone. Una collaborazione – ha sottolineato – che denota la responsabilità della Chiesa verso la polis e la laboriosità reggiana che è anche italiana. Un passo importante per ritrovare lucidità di speranza e concordia nel fare, nel sacrificio, con determinazione. «Non vado sempre d’accordo col Pd – ha affermato – ma col sindaco Vecchi sì».

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