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Via libera a sei fusioni di Comuni in Emilia-Romagna

Via libera dalla Regione ai progetti di fusione di 16 Comuni in Emilia-Romagna. Si tratta di Mondaino, Montegridolfo e Saludecio nel riminese; Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice nel bolognese; Mirabello e Sant’Agostino nel ferrarese; Campegine, Gattatico e Sant’Ilario d’Enza in provincia di Reggio Emilia; nel piacentino Bettola, Farini e Ferriere da un lato, Ponte dell’Olio e Vigolzone dall’altro. I referendum consultivi della popolazione interessata si terranno in autunno.
Alla delibera approvata seguirà infatti il decreto del presidente della giunta regionale di indizione della consultazione popolare. Ciascuna proposta referendaria si comporrà di due quesiti: uno relativo all’istituzione del nuovo Comune unico mediante fusione di quelli preesistenti e uno per decidere il nome del nuovo ente.

Si voterà domenica 16 ottobre 2016 dalle 7 alle 23. Agli elettori, oltre 60 mila quelli interessati, saranno sottoposti due quesiti: uno relativo all’istituzione del nuovo Comune unico mediante fusione di quelli preesistenti e l’altro per scegliere il nome del nuovo Ente tra una rosa di nomi individuati dalle amministrazioni comunali.
I sei progetti di fusione licenziati dall’Assemblea legislativa interessano complessivamente 16 Comuni appartenenti alla Città metropolitana di Bologna e alle quattro province di Rimini, Ferrara, Reggio Emilia e Piacenza (per quest’ultima i progetti di fusione sono due): coinvolgono una popolazione totale di oltre 60mila residenti (61.620). Il numero dei Comuni dell’Emilia-Romagna che dall’inizio del 2016 è pari a 334 (grazie alle 8 fusioni finora concluse, 4 nel 2014 ed altre 4 dal 2016) potrebbe quindi ulteriormente decrescere a conclusione dei percorsi di fusione in atto.
I nuovi Comuni, una volta nati, potranno beneficiare – dall’anno dell’istituzione e per 15 anni – di contributi statali e regionali: 8,5 milioni di euro per il nuovo Comune nato da fusione a Rimini; 11,2 milioni a Bologna; 10,8 milioni a Ferrara; 19,3 milioni a Reggio Emilia e 20,7 complessivi per i due nuovi Comuni unici a Piacenza. In totale le nuove sei fusioni beneficerebbero di 70,8 milioni. Tali contributi si aggiungeranno, senza intaccarli, a quelli già oggi riconosciuti alle 8 fusioni attivate dal 2014 e dal 2016 e che hanno ricevuto solo nel 2016 ben 10,8 milioni di euro (di cui 3,1 della Regione, i restanti statali).

In base alle nuove norme approvate in Regione in materia di fusioni tra Comuni, si prevede esplicitamente che il progetto di legge non possa essere approvato dall’Assemblea legislativa regionale qualora il “no” prevalga sia fra la maggioranza degli elettori dei territori interessati sia nella maggioranza dei singoli Comuni, mentre si stabilisce che debbano esprimersi i Consigli comunali nel caso, invece, siano discordanti la volontà espressa dalla maggioranza complessiva dei cittadini e quella espressa dalla maggioranza dei Comuni.
E’ stata poi disciplinata la fusione per incorporazione e prevista la garanzia per le amministrazioni locali di non perdere i finanziamenti disponibili se la fusione avviene nell’ambito di grandi Unioni di Comuni insieme alla possibilità di ridefinire gli ambiti territoriali ottimali composti da almeno 10 Comuni: anche per l’anno 2016 (come già avvenuto nel 2015) sarà possibile ridelimitare gli ambiti territoriali composti da almeno 10 Comuni su concorde richiesta di almeno due terzi degli stessi motivata dall’esigenza di creare ambiti maggiormente coesi e più rispondenti alle finalità del riordino. Vengono anche dettate norme speciali derogatorie nel caso di fusioni con il proprio ambito territoriale ottimale.

Facciamo un altro importante passo avanti nel processo di semplificazione e riorganizzazione dell’Emilia-Romagna”, ha sottolineato l’assessore regionale a Bilancio e Riordino istituzionale Emma Petitti. “Dei 16 Comuni coinvolti e che, se i cittadini saranno d’accordo, potrebbero diventare sei, ben 12 hanno meno di 5mila abitanti, sei sono sotto i 3mila. Questi nuovi progetti di fusioni rappresentano dunque un’opportunità significativa per proseguire nel superamento dei problemi legati all’eccessiva frammentazione amministrativa e per migliorare l’organizzazione e la gestione dei servizi comunali per i cittadini e le imprese”.

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  • Buona notizia ma… il numero dei dipendenti diminuirà ?