HomeAttualitàUniversità di Bologna, a lezione con gli antagonisti

Università di Bologna, a lezione con gli antagonisti

Che l’Università di Bologna sia sempre stata circondata da forti passioni politiche è cosa nota. Ma da svariati mesi si assiste a una serie di contestazioni – il più delle volte sopra le righe – con un bersaglio fisso: il docente di Scienze politiche Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera. Proprio questa sua attività – nella fattispecie, un editoriale sul ruolo dell’Italia in Libia – è all’origine degli ultimi due episodi, avvenuti ieri e ieri l’altro.
In entrambi i casi, alcuni antagonisti si sono mescolati fra gli uditori e hanno iniziato a intervenire durante la lezione di “Teorie della pace e della guerra”.
Quando il professore ha capito che chi lo attaccava non erano suoi studenti, ma provocatori li ha invitati a uscire, ma poiché nessuno si è mosso Panebianco ha avvisato la sicurezza e sospeso la lezione, che è ripresa poi in un’altra aula chiusa. Gli antagonisti – che in rete denunciano: “Chi non fa tacere i teorici della guerra è complice: respinta la lezione bellica di Panebianco!” – hanno annunciato per domani un presidio sulla guerra a Scienze politiche.
Lei in questo palazzo non può parlare perché lei è un guerrafondaio“, ha gridato – come emerge da un video pubblicato dai contestatori – uno dei giovani a Panebianco, che ha risposto: “Io non sono un guerrafondaio“; e la replica: “Lei è uno che giustifica i massacri“.

Angelo Panebianco

Angelo Panebianco

Entrambi gli episodi sono stati condannati dal rettore Francesco Ubertini, dal mondo accademico e da alcuni esponenti politici tra cui Romano Prodi, che li ha definiti segno di “infamia che ricorda brutte cose”.
La Procura di Bologna, spiega il procuratore aggiunto Valter Giovannini, intende procedere sui due episodi “per interruzione di pubblico servizio“.
La vice preside del corso di laurea, Pina Lalli, spiega così l’accaduto: “C’è stato un tentativo, da parte di un gruppo di giovani estranei al corso, di interrompere la lezione; noi siamo stati chiamati dal docente e dagli studenti che volevano fare lezione e abbiamo fatto in modo che la lezione potesse svolgersi regolarmente, in un’altra aula ma regolarmente“. Secondo Lalli, quando è ripresa la lezione è stato chiesto il badge “perché c’era qualcuno che non lo aveva, alcuni erano già laureati. Vorrei fare in modo che non sia necessario chiedere il badge ad ogni lezione – ha aggiunto – ma non dipende certo da noi, noi siamo tenuti a rispondere ad esigenze degli studenti che vogliono fare lezione regolarmente“.

Non è la prima volta che il professor Panebianco viene preso di mira dai collettivi. Nel gennaio 2014 la porta del suo ufficio fu imbrattata con vernice rossa e con la scritta “Panebianco cuore nero”, al secondo piano di Scienze politiche. Anche quella volta il casus belli era stato un articolo pubblicato sul Corriere della Sera.

Domani ci sarà un comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza dedicato proprio a questo tema e al quale è stato invitato anche il rettore dell’Università di Bologna. Intanto la prefettura sta valutando una forma di protezione da assegnare al professore: è probabile che si deciderà di assegnargli una vigilanza dinamica o generica che riguarderà la persona e la sua abitazione.
In sostanza si tratterebbe di una serie di passaggi di pattuglie più frequenti davanti a casa sua e una protezione personale, per esempio nel tragitto fino all’università. Per quanto riguarda le lezioni in ateneo si chiederà invece una decisione al rettore. Il rettore Ubertini dovrà scegliere se avvalersi della sicurezza interna o chiedere il supporto della questura. Una volta fatte queste valutazioni, il prefetto Ennio Mario Sodano manderà a Roma la proposta di protezione per avere il via libera definitivo. Una soluzione simile non sarebbe inedita per l’Alma Mater: il rettore Ivano Dionigi finì sotto protezione nel 2013 dopo le tensioni scaturite dallo sgombero di Bartleby e un blitz in rettorato del Cua. Lunedì erano stati proprio questi ultimi — gli autonomini vicini al centro sociale Crash — a contestare il professore. Ieri è invece stato il turno del collettivo Hobo.

Ultimo commento

  • Tra parentesi Panebianco ha pure ragione,ma a prescindere dal merito delle tesi esposte è incredibile che in un ateneo così antico e prestigioso come quello bolognese possano ancora accadere fatti del genere e che si pensi di poter impedire di svolgere lezione sperando di restare impuniti. STANGARE!