Nostra intervista all’ex senatrice pentastellata Maria Mussini che spara a zero sul Movimento

Sul Governo soffia un vento di crisi dopo il voto sulla Tav in Senato. “Un partito che, una volta al governo, perde tutte le battaglie che fondavano la sua ragione d’essere, non ha molto da dire al Paese”. E ancora: “Stanno suonando le campane a morto per il Movimento 5 Stelle”. Tuona così, dalla propria pagina Facebook, un ex pentastellato illustre come il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. Parole che hanno tanto il sapore della rivincita politica. Come quelle che da Reggio Emilia usa l’ex senatrice Maria Mussini: eletta nelle fila dei 5 Stelle, fu espulsa nel 2014, dopo aver manifestato il proprio dissenso verso precedenti espulsioni operate dai vertici del Movimento. “La gente non crede più ai 5 Stelle. Non hanno saputo rispondere alla domanda di cambiamento di chi li ha votati. Sono scomparsi dai territori e non hanno identità”. Dice l’ex senatrice che, dopo la fine del mandato elettorale, è tornata alla sua professione d’insegnante.

Senatrice Mussini, che voto darebbe al governo gialloverde?

Zero. I risultati sono zero. Prenda la scuola, delle quasi 60mila immissioni in ruolo promesse ne verranno fatte poco più di 50milia: Emilia Romagna, Lombardia e Veneto sono fra le regioni più penalizzate. Dalle notizie di stampa parrebbe poi che abbiano tagliato anche i posti di sostegno, quando ci sarebbe bisogno d’investire su questo. Staremo a vedere quali saranno i provvedimenti in Finanziaria. Aggiungo che non penso che il problema del nostro Paese sia quello degli immigrati. Il problema semmai è quello dei giovani meritevoli che per lavorare devono andare all’estero. Il Governo gialloverde che cos’ha risolto? Niente.

Qualcuno le potrebbe rispondere che per cambiare un Paese ci vuole tempo. Non crede?

Sono la prima a dirlo, ma il tempo lo si concede a chi ha proposte credibili. Se riduciamo le tasse, chi paga i servizi? Diciamo le cose come stanno, chi paga le tasse in Italia è una percentuale bassissima rispetto a coloro che dovrebbero essere produttivi. Ci saranno tanti disoccupati, ma anche tanti evasori. Sono delusa perché nel merito dei provvedimenti non vedo il cambiamento…

L’ex senatrice Maria Mussini

Dopo il tonfo alle Europee, nel Movimento 5 Stelle si è aperta una dialettica interna molto vivace, da resa dei conti…

Io non vedo dialettica. Da una parte c’è chi dice “tu fai cosi” e dall’altra chi non si adegua è fuori. E’ la dialettica, se la vogliamo chiamare così, che c’è dal 2013. Prenda il Decreto sicurezza, tutta questa discussione sui valori dell’accoglienza e questa presupposta anima di sinistra dentro ai 5 Stelle si è risolta con l’uscita di 5 parlamentari dall’aula. Ripeto: non c’è dialettica, non c’è dibattito. Se pensi diversamente dal mainstream della Casaleggio vieni buttato fuori.

Che cosa rimprovera ai 5 Stelle?

Facciamo un passo indietro. Gente come la sottoscritta, Valeriani, Pizzarotti, Salsi, De Franceschi, Favia, per citare solo alcuni, era mossa dalla convinzione che fosse necessario creare una cultura della rappresentanza sul fronte attivo a passivo, per migliorare le cose …

Poi cos’è successo?

Il primo passo falso è stato andare a Roma. Non dovevamo farlo prima d’aver costruito un percorso di cittadinanza vero e autentico. Dal 2014 il Movimento 5 Stelle non solo ha perso terreno alle Amministrative, ma non si presenta più nei piccoli comuni.

Si spieghi…

Il Movimento 5 Stelle doveva essere in prima linea per creare quella cultura della rappresentanza che parte dalle piccole comunità. Dal 2014 al 2019 ha perso in continuazione alle Amministrative perché è scomparso dal territorio, non si presenta più nei piccoli comuni che non rivestono un interesse né mediatico né economico. In tutto ciò che è terreno di prova, palestra per la rappresentanza e per la rigenerazione di un tessuto di comunità i 5 Stelle sono scomparsi, non ci sono più. Sta qui la differenza tra il Movimento 5 Stelle che ha portato me in Parlamento e il Movimento 5 Stelle che ha buttato fuori me dal gruppo. Già allora si era consumato l’interesse per il potere. Ciò non ha nulla a che vedere con la costruzione di uno spirito forte di cittadinanza che è opera onerosa e scomoda.

E’ molto dura…

Sono cose che sostengo da tempo. Ora i fatti mi danno ragione.

A proposito di Amministrative, che idea si è fatta di quelle per il Comune di Reggio?

Rossella Ognibene, persona stimabile, era un candidato debole. Arrivare al terzo posto dopo Salati è stato un fallimento clamoroso. Questo nella città della vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni. Parliamo di una forza politica di Governo (il Movimento 5 Stelle, ndr) e di una tornata elettorale che ha mandato per la prima volta al ballottaggio il sindaco della sinistra che a Reggio ha sempre governato.

Share This Post

GoogleRedditBloggerRSS