HomeAttualitàTerrorismo, 3mila profili web sotto la lente della polizia

Terrorismo, 3mila profili web sotto la lente della polizia

Dal momento che il terrorismo e gli aspiranti jihadisti diventano sempre più esperti in ambito cyber, anche gli inquirenti affilano le armi. Solo in Emilia-Romagna nel corso del 2016 la polizia postale ha monitorato, spiato, letto complessivamente più di 3.000 pagine web e profili di social network, comprese chat ed email, sospettati di essere strumenti di comunicazione tra probabili terroristi o veicoli di propaganda in nome della jihad.
«Le attività investigative devono correlarsi con una prevenzione molto forte. In quest’ottica le intercettazioni preventive, anche telematiche, sono uno strumento fondamentale. L’impegno sarà massimo». Lo aveva garantito il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato al momento del suo insediamento la scorsa estate. In questo senso l’Emilia-Romagna ha già fatto un passo in avanti con un protocollo, firmato il 6 luglio scorso, che funziona come una vera e propria guida per ottenere coordinamento e scambi di informazioni tra uffici.

I metodi investigativi tradizionali da tempo non bastano più per spiare foreign fighters e aspiranti tali che sempre più cercano proseliti e seminano estremismo ispirato alla religione via web e deep web, quella zona oscura della Rete non raggiungibile attraverso i tradizionali motori di ricerca, ma nascosta da chiavi di accesso, link e password, che permettono lo scambio di informazioni e contenuti solo a chi le conosce. Proprio su una di queste chat comunicavano e scambiavano file, ad esempio, i quattro marocchini espulsi da Bologna a novembre del 2015 con decreto del Viminale perché accusati di fare propaganda jihadista via web. Ed è di pochi giorni fa la notizia del secondo espulso dall’inizio dell’anno per motivi di terrorismo: Marouan Mathlouthi, 26enne tunisino residente a Ravenna, è stato individuato proprio grazie alle frasi di odio postate su Facebook e per aver stretto amicizia sui social con un foreign fighter già tenuto sotto controllo. Sul suo computer e sul suo cellulare sono poi stati trovati file di propaganda jihadista.
La lotta al terrorismo via web ha portato gli agenti della polizia postale di tutti i dipartimenti d’Italia a controllare fra siti web, media, blog, forum e profili Twitter o Facebook, 15mila spazi virtuali in tutto il 2016. Di questa mole di controlli, 1.200 sono risultati legati ad organizzazioni islamiche e sospettati di inneggiare alla jihad.

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