HomeAttualitàTerremoto, 14 finti sfollati rischiano il processo

Terremoto, 14 finti sfollati rischiano il processo

Secondo la procura erano finti terremotati e finti sfollati, e adesso rischiano il processo. Sulla carta risultavano ospitati da amici e conoscenti, oppure in ripari di fortuna, nelle tende o nelle roulotte parcheggiate davanti alle case dichiarate inagibili e oggetto di un’ordinanza di sgombero del Comune in seguito al terremoto che ha colpito la provincia di Modena nel 2012. In realtà non si erano mai mossi dalla loro abitazione.
Altri invece non hanno mai abitato nelle residenze indicate nell’autocertificazione, ridotte a ruderi be prima del sisma del 2012. Ciononostante hanno continuato a incassare per circa un anno il contributo per l’autonoma sistemazione erogato dopo il sisma dalla Regione.

Sarebbero questi i trucchetti che hanno consentito a quattordici persone, tutti stranieri appartenenti a nuclei familiari diversi che vivono nei dintorni di Crevalcore, di intascare indebitamente poco più di 120mila euro, fondi pubblici stanziati dalla Regione Emilia-Romagna per consentire alle popolazioni colpite dal sisma di trovare una sistemazione abitativa alternativa.
Nei confronti di tutti loro il pubblico ministero Marco Forte ha chiesto il rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico per le bugie sostenute nell’istanza presentata per ottenere il contributo pubblico.

Si tratta della stessa inchiesta che aveva coinvolto il sindaco di Crevalcore e senatore Pd Claudio Broglia e il vice sindaco Mariapia Roveri, accusati di omessa denuncia per non aver segnalato i fatti alla magistratura dopo che i carabinieri trovarono alcuni nuclei familiari nella case dichiarate inagibili nonostante percepissero il contributo post sisma. Dopo le opportune verifiche, il pubblico ministero si è convinto a chiedere per loro l’archiviazione motivandola sotto due diversi profili. All’epoca il sindaco aveva la delega per la ricostruzione e ha sostenuto di non essersi occupato dei contributi per l’autonoma assegnazione, materia seguita invece dalla sua vice che rappresentava dunque il terminale politico della vicenda. La richiesta di archiviazione per la Roveri è invece arrivata per mancanza di dolo. In sostanza l’amministrazione ha spiegato di aver bloccato i contributi e di essersi attivata per recuperare quelli non dovuti, ma di non aver denunciato perché molto impegnata nei controlli.
Un provvedimento della Regione del 2013 imponeva ai Comuni colpiti dal terremoto di effettuare controlli a campione, di almeno il 5%, sulla regolarità dei contributi percepiti per l’alloggio alternativo: Crevalcore avrebbe invece passato al setaccio tutte le pratiche. Un lavoro che ha comportato tempi più lunghi e, soprattutto, proverebbe l’assenza di dolo nella mancata segnalazione dei casi sospetti in procura.

Per altre quattro persone la procura ha chiesto l’archiviazione per la tenuità del fatto: erano accusate di aver violato l’ordinanza comunale perché non se la sentivano di abbandonare le proprie abitazioni. I casi per i quali la procura ha chiesto il processo si somigliano tutti. C’è chi ha ottenuto il contributo sostenendo di dormire nella tenda davanti casa, da un conoscente o altrove, ma non si è mai mosso dall’immobile dichiarato inagibile dai vigili del fuoco. Ma c’è anche chi ha presentato un’autocertificazione sostenendo di risiedere in una casa che era un rudere o poco più già due anni prima del sisma. Di sicuro le utenze erano inattive da tempo. Altri invece a Crevalcore non si vedevano da anni ma, fiutata la possibilità di intascare qualche migliaio di euro, hanno dichiarato di risiedere lì nei giorni del terremoto. Ora sarà un giudice ad esprimersi sulle due richieste.

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