Sulla mafia nuova scomunica dei vescovi

Sulla mafia nuova scomunica dei vescoviSi è parlato dei rapporti mafia e chiesa in apertura della quinta giornata della Festa della legalità,  dedicata al ricordo di don Pino Puglisi, il sacerdote conosciuto per il suo instancabile impegno evangelico e sociale, ucciso nel 1993 dalle cosche.  “Il suo delitto segna uno spartiacque definitivo nei rapporti tra l’Italia e la mafia, tra la Chiesa e mafia. Questo martirio ha reso evidente la necessità di una presa di posizione ancor più chiara e scevra da compromesso da parte della Chiesa. Se i mafiosi sono uomini che la Chiesa non si stanca di richiamare a conversione, pentimento e riparazione, la mafia e tutto ciò che essa rappresenta è incompatibile con il Vangelo”. Lo ha affermato il vescovo di Reggio, monsignor Massimo Camisasca che, impossibilitato a partecipare alla mattinata, ha affidato le proprie riflessioni ad un messaggio letto in sala da don Gianni Bedogni, responsabile dell’ufficio diocesano della pastorale sociale.

Durissimo anche l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, nonché postulatore della causa di beatificazione di don Puglisi, monsignor Vincenzo Bertolone. “La mafia è un popolo di battezzati, prega prima e dopo un delitto, siamo di fronte alla aberrazione della religiosità”, ha detto.

Secondo Bertolone “fino agli Ottanta il fenomeno mafia non era stato sufficientemente compreso, per diverse ragioni. Le tante morti, una più eccellente dell’altra, hanno cominciato a svegliare le coscienze. Anche certi errori di valutazione non sono dovuti sempre a commistioni, ma a una non esatta cognizione di questa triste realtà”. Ed ancora: “L’uccisione di Puglisi e le parole di Giovanni Paolo II segnano uno spartiacque tra un prima e un dopo. La mafia è un’altra religione anche se gli appartenenti sono ex battezzati, perché per i neo affiliati avviene un nuovo battesimo. Il loro dio è il potere. Questa altra fede ha visto che non era più il padrino ad attirare la gente, ma don Puglisi”.

Toccanti sono state le testimonianze di coloro che sono cresciuti a fianco di don Puglisi. Specie quella del testimone di giustizia Giuseppe Carini che è stato uno dei testi al processo contro esecutori e mandanti dell’omicidio del sacerdote. Carini che oggi vive sotto protezione e ha cambiato identità, e per questo stamattina si è presentato col viso coperto da un passamontagna, ha ricordato il clima di intimidazione che ha circondato prima della morte il sacerdote e chi collaborava con lui, ha parlato delle difficoltà di vivere in un quartiere ad “alta intensità” mafiosa quale in Brancaccio: “Ho conosciuto padre Puglisi in un momento delicato della mia vita. Sono nato in un quartiere dove la cultura mafiosa rappresentava l’unico punto di riferimento. O si era dentro Cosa nostra o non si era nulla. Da piccolo pensavo di diventare uomo d’onore, le cose sono cambiate quando ho conosciuto don Puglisi”.

Secondo Antonio Nicaso, direttore scientifico della festa della Legalità, la Chiesa per tanto tempo è stata dura con il peccato e tollerante con il peccatore. “La Chiesa – ha aggiunto – deve partire dal modello di don Puglisi”. In apertura dei lavori sono intervenuti anche il prorettore Luigi Grasselli e la presidente della Provincia Sonia Masini che ha sottolineato l’importanza che la società tutta sia “educante. Don Puglisi ha pagato con la vita per essersi battuto fino in fondo per l’educazione dei ragazzi”. Hanno chiuso l’interessante mattinata gli interventi di Alessandra Dino, docente di sociologia giuridica all’Università di Palermo e di Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano per la pastorale della cultura di Palermo.

Il programma di sabato 18 maggio

La Festa della legalità si chiuderà domani, sabato 18 maggio, con il convegno dedicato al giudice Rosario Livatino dal titolo “Le mafie hanno messo radici al nord?”. L’appuntamento è alle 9.30 al Centro Loris Malaguzzi. Parteciperanno la presidente della Provincia Sonia Masini; il magistrato del Tribunale di Milano, Giuseppe Gennari; il procuratore aggiunto alla Direzione antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri; il docente dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, Isaia Sales e Mauro Ponzi del consorzio Oscar Romero. A moderare sarà Antonio Nicaso, direttore scientifico della Festa della legalità.

 

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