HomeAttualitàSinistro psicodramma: eccoti un bel dispaccio un po’ paraculo e impenitente Arci Tunnel

Sinistro psicodramma: eccoti un bel dispaccio un po’ paraculo e impenitente Arci Tunnel

Avremmo preferito esercitare le nostre presunte capacità esegetiche, che so, sul Vangelo gnostico di San Filippo (quello del bacio rituale tra Gesù e la Maddalena), invece molto più umilmente ci tocca analizzare il comunicato Arci Tunnel che cerca di giustificare la bontà della scelta di aver fatto esibire, il primo maggio, alla vigilia dell’anniversario del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro nella famigerata Renault 4, la band trapper dei P38. Quelli che inneggiano al gruppo stragista ed eversivo delle Br.

Una recente manifestazione “avanguardistica e pluralistica” sotto il busto di Lenin a Cavriago

Per mettere in rilievo principalmente due aspetti eclatanti: quello paraculo e quello impenitente. Il primo rasenta l’autoparodia quando a più riprese cerca di sottolineare la sedicente vocazione culturale artistica pluralistica del circolo, dimostrata in anni di militanza d’avanguardia. Insomma farebbero cultura e non assolutamente politica tutta proiettata peraltro nel futuro infarcendo le serate di bandiere rosse, vessilli russi, falci e martello, Che Guevara, Mao, Stalin e Lenin e, last but not least, pure il gruppetto simbolicamente bierrino. Cultura gente, non politica, avete capito? E d’assoluta avanguardia pluralistica, altro che balle.

Un avvenimento storico che certe formazioni politiche fanno fatica ad accettare

Poi c’è l’altro aspetto, squisitamente grammaticale. Ed è in quella “e” che divide, nel comunicato, le forze “antifasciste e democratiche” che il Tunnel avrebbe ospitato in questi suoi anni d’attività. Probabilmente i vertici del locale, più abili nello sventolare di recente le insegne putiniane che nel districarsi nei meandri filologici della complessa lingua italiana, non si sono accorti che l’aggiunta della congiunzione rappresenta al contempo una sorta di ammissione. Che tra l’essere antifascisti (come le br appunto) e l’essere democratici non scattano sempre necessari automatismi. E che correre il rischio di imbattersi in gruppi, spettacoli, rappresentazioni, kermesse o altro non democratici quando non antidemocratici, può rappresentare un serissimo problema per l’organizzazione di cui fai parte e che in quel momento appunto rappresenti. L’Arci provinciale per intenderci il cui statuto su questi temi parla abbastanza chiaro.  

Bene ha fatto dunque la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Elly Schlein, a richiamare tutti alle proprie responsabilità. Di sicuro nella vicenda reggiana non c’è stato nessun complotto contro il circolo e la stampa non ha ingigantito nulla. Una volta tanto i media hanno fatto il loro mestiere. Se un gruppetto che compone elegie canore ispirate alle br si esibisce in una città, Pescara, dove vive il figlio di un carabiniere ammazzato dai brigatisti, e viene denunciato dalla persona in questione, e sei giorni dopo il gruppo P38 si esibisce (si fa per dire) a Reggio Emilia, città dove sono nate le br, non c’è nessun ordito prestabilito verso il Tunnel: trattasi semplicemente della legge italiana che, ci piaccia o no, tutti siamo tenuti a rispettare. Se quindi gli organizzatori del concertino del primo maggio hanno commesso pure un reato penale, questo saranno i giudici a stabilirlo. 

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