Il massmediologo Cristopher Cepernich analizza per noi la situazione politica

Cristopher Cepernich

Tra gli ex alleati volano stracci. E se lo sbocco della crisi di governo innescata da Matteo Salvini è ancora un enigma – tra chi chiede il voto subito e chi si oppone alla fine anticipata della legislatura -, la campagna elettorale sui social network pare già iniziata. “La base e la capacità attrattiva di Salvini si rafforzano con queste prove di forza simboliche”, dice a 7per24.it Cristopher Cepernich, sociologo dei media e dei fenomeni politici all’Università di Torino. “Salvini non pagherà lo scotto per aver staccato la spina al Governo”.

Professor Cepernich, ne è così sicuro?

E’ Di Maio a uscirne ridimensionato. E’ quello che ha perso il faccia a faccia con Salvini. E’ lui che paga il grosso del conto in termini politici. Ed è probabile che non avrà un gran ruolo nel prosieguo della partita del Movimento 5 Stelle. In pole position c’è Conte, che ha una popolarità maggiore.

Secondo lei gli elettori riuscirebbero a comprendere un accordo 5 Stelle – Pd per rinviare il voto?

I cittadini non lo capirebbero.

Nel 2018, alle Politiche, il Movimento 5 Stelle prese oltre il 32%, alle scorse Europee il 16,9%. A che cosa si deve, secondo lei, questa netta flessione?

Il Movimento 5 Stelle è stato il parafulmine del Governo in cui la Lega ha spadroneggiato. A differenza di Renzi che governava e pagava il prezzo dei suoi errori, Salvini ha avuto buon gioco nell’utilizzare i 5 Stelle un po’ come il parafulmine di tutto ciò che deriva dal dover governare. Il leader della Lega ha guadagnato da ciò che ha funzionato ed è riuscito a scaricare sugli alleati tutto quello che è andato male. Parlo dal punto di vista mediatico, perché il Movimento 5 Stelle è quello che ha probabilmente portato a casa più risultati dal punto di vista operativo e pratico.

Salvini è stato più bravo a comunicare?

Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che la comunicazione ha un suo impatto. La narrazione che Salvini è riuscito a costruire è quella di aver fatto delle cose, quelle più importanti, e che i 5 Stelle siano il partito del no. Se si va a vedere l’unico no, veramente sonoro, dei 5 Stelle è stato quello sulla Tav. Governando si scontenta. La forza di Salvini è stata far pagare questo conto al Movimento 5 Stelle e a guadagnare d’immagine con un paio di politiche che gli hanno portato vantaggio in termini elettorali.

La comprensibile furia di Maria Elena Boschi che teme di andare a casa anzitempo e chiede l’inciucio coi 5stelle

Si riferisce a sicurezza e immigrazione?

Certamente, ma anche a quota 100. E’ stata una misura un po’ sottovalutata, ma se si fanno due conti almeno un italiano su cento ha avuto o ha sentito parlare dei vantaggi con quota 100. Che ha avuto un impatto sulla quotidianità di molte persone.

E del reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei 5 Stelle, che ne pensa?

Pone un altro problema di comunicazione. E’ stato presentato in modo troppo pomposo, come il provvedimento che avrebbe azzerato la povertà, che avrebbe dato 750 euro agli indigenti. Così non è stato. Quando una parte dei possibili beneficiari ha capito come funzionava in realtà il reddito di cittadinanza c’è stato l’effetto boomerang. Salvini, da questo punto di vista, è più accorto. Le sue promesse sono maggiormente legate alla loro possibilità di mantenimento. Dal punto di vista comunicativo lo agevola molto.

Il successo elettorale di Salvini è dovuto alla sua capacità di usare i social o c’è dell’altro?

Il successo elettorale di Salvini è dovuto a Salvini. Quando il leader funziona, i suoi social funzionano. Quando il leader inizia ad andare male e suoi consensi a scendere, la sua capacità di stare sui social diminuisce. La parabola di Renzi è illuminante. Anche lui era fortissimo sui social finché la sua parola era in ascesa poi ha iniziato a governare, a pagare il conto del governo e i suoi social si sono “incartati”. E’ la leadership che incide sulla capacità d’ingaggio dei social network. Detto ciò, aggiungo un altro aspetto…

Quale?

Salvini è quello che ha più investito sulla comunicazione digitale, è quello che ha usato i social con la maggior competenza, è stato l’unico a lavorare nella relazione online e offline. I suoi social funzionano tanto quanto funziona la sua presenza sul territorio. Teniamo conto che il grosso della strategia di Salvini sui social è dato dalla sua presenza sul territorio, dai comizi, dallo stare fra la gente. Non è un caso che Salvini alla fine di un comizio resti un’ora, anche due a fare selfie con le persone che stanno lì. Questo serve alla strategia comunicativa digitale.

Balza all’occhio la differenza con la comunicazione del Pd. Salvini punta alla piazza, i dem prediligono circoli, feste di partito. Scontano un deficit di comunicazione?

Il bagno di folla si fa quando c’è una leadership forte. Zingaretti probabilmente sta lavorando anche bene, non sta a me dare giudizi, ma manca di presenza scenica e capacità d’essere celebrity. Renzi era portato per stare sui palchi. Sul deficit di comunicazione del Pd, io ho l’impressione che siano sempre indietro di un po’. Il Pd è arrivato a intendere la comunicazione digitale, la comunicazione online contemporanea com’era intesa 10 o 15 anni fa. Stanno provando a presidiare i social… ma lo fanno senza integrare in modo funzionale tutte le dimensioni: web, piazza, tv. Per esempio, quando Zingaretti va in televisione o fa un comizio i suoi social non funzionano. E lì che si vede il grande gap con Salvini, ma anche con Di Maio e i 5 Stelle: nell’ibridazione tra online, offline e media.

Renzi in una delle sue ultime capatine in terra reggiana

Politicamente parlando, al centro che cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi mesi?

Confusione, probabilmente. Bisogna capire cosa farà Renzi, se deciderà di staccarsi dal Pd. Lo spazio che potrebbe occupare è quello del centro. Sono convinto che una parte di elettori di Forza Italia potrebbe confluire in questa impresa. Toti non sappiamo, invece, quanto pesa elettoralmente. La sua formazione allo stato attuale non esiste, anche se lui si sta muovendo bene. Al centro c’è più spazio di quanto si pensi, ma al momento non ci sono attori in grado di coprire quest’area.

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