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Pasolini pictor

Del Pasolini regista, scrittore, intellettuale seguitissimo e controverso già sapevamo, molto meno del Pasolini pittore e appassionato di arti figurative. Ed è un Pasolini inedito e sorprendente, fotografato mentre dipinge con il pennello in mano, il Pasolini che emerge dalla mostra “Fotogrammi di pittura”, aperta al pubblico lo scorso 11 settembre. Un Pasolini che fu amico di Luigi Magnani, l’industriale reggiano grande appassionato d’arte e amico dei più importanti artisti del ‘900, proprietario della Villa dove oggi ha sede la Fondazione.

Osserviamo Pasolini in compagnia di Alberto Moravia, con la grande amica Laura Betti, insieme a Totò sul set di Uccellacci e uccellini, con Maria Callas sul set di Medea e in numerosi scatti privati, tra cui il celebre primo piano con i pugni appoggiati agli zigomi (vedere foto). Ma ciò che più sorprende sono le analogie figurative al centro dell’opera dell’intellettuale friulano, gli accostamenti ricercati e voluti dal regista e divenuti scenografie essenziali dei film. La Deposizione di Cristo di Rosso Fiorentino (1521) e l’imponente pala del Pontormo (1526-1528) le vediamo accostate alle immagini a tableau vivant dal set de La ricotta, episodio pasoliniano di RoGoPaG (1963). Straordinari ci appaiono gli accostamenti tra il Cristo portacroce de El Greco e Il Vangelo secondo Matteo (1964), tra le opere di Francis Bacon e Teorema (1968). Oltre ai Piero della Francesca, Giotto e Velázquez cui Pasolini tributa ammirazione e “chiede” ispirazione.

A pochi mesi dal centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini la mostra svela i percorsi profondi e incessanti tra letteratura arte e cinema che attraversano la vita, prima ancora dell’opera e dell’estetica, del grande poeta e regista. A cura di Stefano Roffi e Mauro Carrera, la mostra “Fotogrammi di pittura” poggia sull’idea che Pasolini fu egli stesso pittore per tutta la vita, e per tutta la vita attinse a quei modelli pittorici per elaborare il proprio linguaggio cinematografico, spesso costruendo le inquadrature come scene dipinte. L’influenza del celebre studioso e critico d’arte Roberto Longhi, del quale Pasolini fu allievo all’Università di Bologna, emerge densa di forza e significato.

Ad impreziosire la mostra troviamo quattro splendidi costumi, firmati dal costumista Danilo Donati e conservati allo CSAC di Parma, che Pasolini fece indossare a Silvana Mangano in Edipo Re, Maria Callas in Medea e Laura Betti nei Racconti di Canterbury. Oltre alle locandine originali dei film, al tempo considerati scandalosi e spesso osteggiate dalla censura. La mostra ha il patrocinio e la collaborazione del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia (PN) e del Centro Studi – Archivio Pier Paolo Pasolini presso la Fondazione Cineteca di Bologna.

Info: www.magnanirocca.it

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