Parma, la Cassazione nega il sequestro dell’inceneritore

L’inceneritore di Parma non è da sequestrare. La decisione, definitiva, è arrivata oggi dalla Corte di Cassazione. Una conferma di quanto già stabilito in proposito dal gip e dal Tribunale del Riesame.

Il sequestro preventivo del cantiere era stato infatti chiesto dalla procura di Parma nell’ambito dell’inchiesta che vede attualmente indagate tredici persone, a vario titolo, per l’iter di costruzione del termovalorizzatore. Si tratta di amministratori e dirigenti pubblici, rei secondo la procura di abuso d’ufficio e corruzione oltre che della realizzazione di un abuso edilizio. Ora, con il verdetto della Cassazione, sfuma di fatto qualunque possibilità di blocco “dall’alto” dell’impianto.

Lo scorso dicembre il Tribunale del Riesame si era pronunciato contro il sequestro dell’impianto, confermando la decisione del gip di Parma Maria Cristina Sarli. Secondo i giudici l’abuso edilizio contestato dalla procura non sussisterebbe dal momento che il permesso di costruire sarebbe compreso nella Via (Valutazione di impatto ambientale). Per la procura, al contrario, ciò costituirebbe una contraddizione in termini, dal momento che la stessa Via sarebbe frutto di corruzione e, come tale, illecita. Da qui il ricorso in Cassazione.

Ormai, quella dell’inceneritore di Ugozzolo non è più una battaglia. Assomiglia piuttosto a un gioco dell’oca: ci si illude di essere a un passo dalla vittoria quando un tiro sfortunato obbliga a tornare al punto di partenza. E il bello è che questo vale per tutti, che si tratti di Iren, del Comune a 5 stelle o dei no termo.

Infatti, bisogna considerare che non è solo il fronte giudiziario quello che rischia di pregiudicare seriamente l’avvio a regime e la stessa esistenza del forno di Ugozzolo. Basti pensare alla questione degli incentivi verdi, che Iren rischia di perdere dopo lo stop del Gse (Gestore dei servizi energetici), società controllata dal ministero dell’Economia e delle finanze, che non ha riconosciuto il termovalorizzatore come impianto cogenerativo.

Anche in questo caso, le speranze della multiutility risiedono in un ricorso (al Tar del Lazio, stavolta).

Perché a forza di cercare un giudice a Berlino prima o poi lo si trova: che ci dia ragione, è un altro paio di maniche.

Il commento di Iren – “Iren Ambiente sottolinea l’impegno garantito in questi anni per la realizzazione di un’opera voluta dalle Istituzioni nell’interesse della comunità locale e per adempiere agli obblighi normativi nazionali ed internazionali in materia di smaltimento dei rifiuti. Un impegno per garantire autonomia al territorio di Parma”.

La Provincia – “La decisione della Corte di Cassazione implicitamente conferma che la Provincia di Parma ha sempre operato correttamente sia nella fase di autorizzazione che successivamente. Come ha sempre fatto, la Provincia di Parma, senza proclami, continuerà a ispirare il suo comportamento e la sua attività al corretto rispetto della legge, né contro né a favore di chicchessia”.

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One Response to Parma, la Cassazione nega il sequestro dell’inceneritore

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    Scott Giovane 10 Giugno 2013 at 11:07

    Come per l’ILVA, anche qui enti pubblici che prendono decisioni opposte, con costi enormi.

    Si conferma la pratica di avere almeno il doppio degli enti necessari, per fare rimbalzare bene bene tutte le decisioni, coi due risultati che nessuno poi ha colpa di nulla e al contempo mantengono centinaia di impiegati pressochè inutili da cui si prendono i voti.