HomeAttualitàParigi val bene un neo Letta: il Pd percepito, il Pd che è, il Pd che vorrei

Parigi val bene un neo Letta: il Pd percepito, il Pd che è, il Pd che vorrei

Non sono d’accordo normalmente con il benaltrismo. I benaltristi sono esseri inutili, quando non dannosi.
Non basta un segretario nuovo, ci vuole un partito nuovo (lo ha detto per primo lui, il segretario nuovo).
Letta è bravo, si vede che è intelligente, ma fatica a liberarsi dagli antichi umori (forse un po’ è pure vero).
I sei anni parigini gli hanno dato una nuova aura e anche autorevolezza, ma un partito non è un’Accademia (ma lui non viene da Marte. La vita di partito la conosce. È stato vicesegretario due volte).

Non si capisce ancora se voglia continuare la strategia di Zinga o cambiarla (a me pare che lui sia il primo a rendersi conto che se non si cambia non hanno avuto senso nemmeno le dimissioni di Zingaretti).
Vuole fare del Pd il partito dei giovani, ma ai giovani non frega niente del Pd che considerano la vecchia cariatide del sistema dei partiti (eppure tutti quelli che si aspettano il cambiamento dovrebbero condividere l’idea di cominciare con l’aprire alle nuove generazioni).
Ha promesso di ripartire dall’alleanza con i 5S, rinunciando in tal modo a recuperare i voti di quegli ex Pd che si sono rifugiati proprio là (da chi doveva mai partire per costruire un’alleanza?, da chi non c’è o non vuole?).
Eccetera, eccetera…

Personalmente penso che il consenso recuperabile per il Pd sia quello dei rifugiati nell’area di chi non vota più (il 40% degli elettori), perché tanto sono tutti uguali, tutti pensano solo a chi sta bene, nessuno “vede” i miei problemi: per questo ho scritto il precedente post sul partito della “prossimità”.
Perché anche il Pd è percepito così?, cioè sostanzialmente come il partito delle banche e dei garantiti? Forse qualche errore l’abbiamo pure fatto.
È vero che non ci sono più le ideologie, che la sinistra ideologica ha fallito clamorosamente (si rimuove troppo spesso l’89), è vero che anche la Dc che pure storicamente (al netto dei suoi errori pure clamorosi e dei tanti suoi uomini sbagliati) non ha fallito, ormai non c’è più.

Eppure il Pd è percepito nel modo che abbiamo detto.
Come liberarci allora dalla condanna di questo “percepito”?
Mi sia consentito un riferimento che prendo dalla mia storia. Alla fine degli anni settanta Zaccagnini nel comizio di chiusura della Festa dell’amicizia a Modena, disse più o meno queste parole: ieri ho ricevuto una lettera disperata di un giovane padre di famiglia che aveva perso il posto di lavoro: come faccio, on. Zaccagnini, ho due figli da mantenere e la moglie che non lavora, mi aiuti lei, non so a chi chiedere, non mi risponda che parlerà con il ministro tale o tale altro per fare una nuova legge, perché io ne ho bisogno subito. E io gli ho risposto: non so come aiutarti purtroppo, non ho posti di lavoro a disposizione, ma ti prometto che ci proverò, cercherò.
Se adesso mi vedete con gli occhi arrossati, cari amici, è perché non ho dormito tutta notte pensando a quel giovane disperato. Ecco, amici, sappiamo tutti che i politici non fanno i miracoli, e lo sanno anche i tanti cittadini che si rivolgono a loro, ma dobbiamo essere almeno PERCEPITI come coloro che conoscono i problemi di chi sta male e che onestamente lavorano giorno e notte per aiutarli a risolvere quei loro concretissimi problemi.
Quando le persone percepiranno il Pd come il partito che sta male con chi sta male e lavora per risolvere i suoi problemi, forse sarà sulla buona strada.
Coraggio e fiducia.

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