Morti di Reggio Emilia…59° anniversario dei Martiri del 7 luglio 1960. Vecchi parla di “svolta”

Un momento della celebrazione

“Il 7 Luglio 1960 fu un punto di svolta per la democrazia nel Paese, per la nostra città e la nostra provincia, che scelse allora, come ha scelto oggi nelle recenti elezioni, di essere diversa. Oggi come allora siamo a una svolta. Oggi come allora abbiamo deciso di non assecondare il declino valoriale, di non stare dalla parte di chi vuol contribuire a sfasciare la democrazia. Abbiamo deciso di essere diversi”.

Così il sindaco Luca Vecchi stamattina alla celebrazione del 59° anniversario dei Martiri del 7 Luglio 1960, durante il suo intervento, seguito alla visita ai sepolcri al cimitero Monumentale, alla deposizione di una corona al cippo e di rose alle cinque pietre d’inciampo collocate nei punti in cui furono uccisi i cinque manifestanti – Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli – di Reggio Emilia, nella piazza che ora porta appunto il nome di Martiri del 7 Luglio.

“Vediamo – ha proseguito il sindaco – quanto sia elevata la fragilità del Paese: quando un Paese democratico arriva al punto di chiudere i porti e di lasciare in mare gente senz’acqua, quel Paese sta dando un contributo significativo a sfasciare la democrazia.

“Nelle diverse celebrazioni del 7 Luglio che si sono succedute, abbiamo sempre assunto dal ricordo dei nostri Martiri quanto ci è di aiuto per l’oggi, riflettendo sui ‘crocevia’ dell’attualità. Così nelle diverse celebrazioni che si sono susseguite negli anni, si è parlato di crisi economica, lavoro, Europa, terrorismo… il tema che ci si pone davanti quest’anno è l’immigrazione, in una dimensione per certi versi nuova, perché la risposta al fenomeno che il nostro Paese sta dando è inedita rispetto al passato e chiama in causa valori e istituzioni.

“In questo senso, la legittimità del voto politico che origina una maggioranza e un governo trova, da sempre, un limite chiaro, trasparente e democratico nella Costituzione, la quale prevede quali valori non negoziabili i diritti della persona, l’equilibrio e il rispetto dei poteri istituzionali. Quando un Paese democratico si spinge al punto in cui si è spinto il nostro Paese rispetto ai migranti in mare, credo appunto che si stia dando un contributo importante allo sfascio della democrazia.

“Quel giorno di 59 anni fa – ha aggiunto il sindaco – lo Stato sparò su se stesso, represse ciò che era ed appariva diverso. Oggi questo non accade con queste modalità terribili, ma purtroppo in forme diverse accade. Vi sono democrazie contemporanee che dimostrano di fare sempre più fatica a rapportarsi con le diversità e finiscono con il contrastarle, con modalità ‘striscianti’, meno dirette, ma comunque gravi.

“Il messaggio che in questo 2019 ci offrono i nostri Martiri del 7 Luglio, rappresentati dai cinque grandi alberi e dalle cinque pietre d’inciampo sui nostri passi quotidiani nella loro piazza, è dunque quello di resistere ed essere diversi. Insistiamo nel ricordarli, perché la memoria e il ricordo sono un dovere, non sono un automatismo, vanno coltivati. Con il loro sacrificio, quei ragazzi con le magliette a strisce hanno consentito a Reggio Emilia e all’Italia di crescere ed avere una storia democratica, di avere un futuro: il 7 Luglio 1960 è stato un crocevia per il Paese e un punto fondamentale della storia comune della città, di tutta la città, non solo di una sua parte.

“E teniamo viva – ha concluso il sindaco – la domanda di verità che essi e le loro famiglie avanzano. Ma lo chiediamo tutti noi con loro: non può venir meno la tensione etica che alimentata la domanda di verità e giustizia sull’eccidio dei Martiri del 7 Luglio”.

Dopo il sindaco Luca Vecchi, di fronte a una pubblico numeroso e a tanti sindaci reggiani, sono intervenuti Ettore Farioli figlio di Lauro Farioli e Massimo Mezzetti assessore a Cultura, Politiche giovanili e Politiche per la legalità della Regione Emilia-Romagna.

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