Medical Humanities, UniMoRe pioniera in Italia

Nasce dall’accresciuta consapevolezza che il malato ha bisogno di potersi raccontare a qualcuno capace di ascoltarlo il master in Medical Humanities aperto dall’università di Modena e Reggio, il primo in Italia che unisce le scienze umanistiche alle pratiche mediche.

Stefania Azzali

Si tratta di un percorso formativo articolato in quattro moduli in cui la docenza sarà affidata a esperti di diversi settori: tra loro Stefania Azzali, che porterà la sua testimonianza umana e professionale, nella duplice veste di mamma di Matteo, affetto dalla malattia genetica Ring14, e di presidente di Casa Gioia, la cooperativa che utilizza la scienza ABA (Applied Behavior Analysis, cioè Analisi del Comportamento Applicata) come base per l’insegnamento continuo a bambini, ragazzi e adulti con disabilità fisiche, cognitive e sensoriali.

Stefania Azzali metterà al centro delle lezioni la sua esperienza personale e quella delle famiglie che convivono con le difficoltà legate alla disabilità di un figlio. Storie diverse tra loro eppure unite nel destino drammatico che all’improvviso le ha stravolte, ma che a tanti genitori non ha tolto la voglia di lottare e di sperare possa esistere una cura per la malattia dei figli. Ne è prova la nascita della onlus Ring14, l’associazione di famiglie fondata nel 2002 proprio per dare una risposta alla domanda di assistenza e informazione che le malattie del cromosoma 14 pongono ogni giorno: perché occuparsi di chi soffre, come insegna la medicina narrativa, significa anche offrire ascolto e attenzione.

Non solo: il corso si concentrerà sulla nascita, sullo sviluppo, sull’ambito operativo e sulle metodologie della medicina narrativa, e metterà in luce i risultati dei più recenti studi sperimentali relativi all’importanza e al ruolo terapeutico delle narrazioni, dello storytelling (verbale, visivo e digitale) e delle tecnologie robotiche in contesti di cura e disagio, e all’interno della pratica clinica.

Il master in Medical Humanities eroga la maggior parte delle lezioni online e consente l’iscrizione anche a chi non ha una laurea. È rivolto a medici, infermieri, operatori socio sanitari, insegnanti, familiari di malati, psicologi, educatori. I quattro moduli del percorso formativo sono fruibili anche singolarmente come corsi di perfezionamento, ciascuno di 15 CFU: oltre alla narrative medicine, si parlerà del teatro di animazione in funzione terapeutica, di metodologie didattiche innovative e medical humanities e della tutorship in medicina.

Stefano Calabrese

Con Medical Humanities si intende quindi la formazione basata sulle storie, utile ai medici per acquisire competenze di tipo narrativo ed instaurare così una relazione positiva con il paziente, in un momento che ne registra la crisi diffusa. “La medicina narrativa nasce a metà degli anni Novanta a New York grazie a Rita Charon e oggi si sta oggi coniugando in molti affascinanti modi: la graphic medicine, la robotica educativa, la medicinema e la biblioterapia. È una metodologia clinico assistenziale basata sul racconto”, spiega Stefano Calabrese, docente responsabile del master. “Giacomo Leopardi diceva che il dolore ci toglie la parola, ci immerge nel silenzio e ci sottrae tutto ciò che nella vita quotidiana ci dà degli attributi di esistenza: per questo il malato ha bisogno di potersi raccontare e di trovare qualcuno che lo ascolti”.

Obiettivo principale del master è formare esperti nelle competenze relazionali, narrative e comunicative, sempre più richieste al professionista del settore sanitario e socio-educativo, ma anche a formatori e docenti che quotidianamente operano nei contesti della salute intesa come condizione di benessere psicofisico e sociale. Queste abilità devono essere parte integrante del protocollo di cura dei medici e del personale sanitario: aspetti fisici, psicologici ed esperienziali del paziente vengono uniti e permettono una sua visione olistica e completa. Il master offre una preparazione teorica e pratica su queste tematiche per permettere l’acquisizione di strumenti operativi e lo sviluppo di competenze che possano essere impiegate nei contesti di cura. Per maggiori informazioni www.mhunimore.it

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