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Neuroscienze: le emozioni, vero motore delle decisioni umane

Le emozioni, vero motore delle decisioni umaneValeria Montanari

La comunità scientifica da sempre concentrata sul ruolo preminente dei saperi cognitivi e strutturali ha deciso da pochi decenni di dare una chance alle emozioni dell’uomo, riconoscendone potenzialità trasversali, anch’esse parametrabili attraverso test, esami, raccolta dati. Ad oggi sono sempre più vivaci e numerose le conversazioni scientifiche e gli approfondimenti, capaci di mettere in luce quel filone della ricerca che sta conferendo importanza alle passioni, ritenendole il vero motore delle decisioni umane.

La comunicazione gioca un ruolo di intermediazione emotiva nei saperi e nella conoscenza: questo il succo dei temi declinati a Parma dalla casa editrice Diabasis, che ha colto l’occasione per presentare una nuova collana editoriale, nel corso di una discussione nella quale si sono avvicendati con vivacità culturale Armando Massarenti, direttore del domenicale del Sole 24 ore, il prof. Vittorio Gallese, docente all’università di Parma, uno degli scopritori dei neuroni specchio, e altri discussant scientifici e universitari sulla relazione tra neuroscienze, cinema e marketing.  A Massarenti, che per formazione è filosofo della scienza, il compito di mettere in evidenza il filone di pensiero emotivo che ha attraversato un po’ di soppiatto la storia della filosofia moderna, e che ha saputo invece formulare passaggi vivaci sulle emozioni, riscontrabili negli scritti di Hume fino a Darwin, passando per la cultura economica e filosofica del Settecento britannico.

Le emozioni nel sapere occidentale non sono tabula rasa, se anche Adam Smith, capostipite delle dottrine economiche moderne, ha dato spazio a digressioni importanti sulle passioni umane nelle sue opere; piuttosto il limite manicheo di farne uno studioso eminentemente concentrato sugli aspetti economici spetta agli esegeti del suo pensiero, che non hanno saputo cogliere nei suoi scritti altre sensibilità. Destino peraltro riservato a tanti altri pensatori dell’illuminismo inglese.

DSC00171Giusto per ricordarlo, la ricerca ha reso protagonisti di queste emozioni i neuroni specchio, quei ricettori la cui funzione è stata scoperta proprio dall’università di Parma nei primi anni ’90 e che si basa sul fenomeno dell’osservazione: detto in estrema sintesi, l’osservatore di un’azione umana attiva nel cervello gli stessi neuroni di chi compie l’azione. Ma dove stanno in questo processo le emozioni? Ce lo spiega Gallese con un esempio di grande significato: se una persona guarda i famosi “tagli” di Fontana il suo cervello attiva ricettori che invece risultano fermi nello stesso osservatore di fronte a tratteggi non originali degli stessi tagli. E ancora: reagiamo agli ideogrammi cinesi anche se non li sappiamo leggere, non attiviamo la medesima reazione di fronte a semplici scarabocchi.  Il linguaggio artistico e quello semantico sanno dunque catturare la nostra empatia, che non è soltanto una reazione dettata dalla condivisione delle nostre emozioni, ma diventa il riconoscimento dell’altro, di un altro sé archetipico che appartiene all’essere umano.

Alle neuroscienze va dunque la riconoscenza per aver conferito una nuova e meritata dignità alle emozioni, tanto da suscitare un interesse scientifico frutto di ricerche che oggi non sono più considerate di “serie B” e che hanno il merito di rendersi applicabili e trasversali a tanti ambiti del sapere, non ultimi il marketing, la promozione e la comunicazione. Conoscere e parametrare le emozioni scaturite dalle reazioni umane significa poter veicolare precisi messaggi e obiettivi, in grado di stimolare quelle stesse emozioni. Potremmo dire che è il paradigma del “Kahneman pensiero”, o almeno si tratta di una lettura che va a completamento di quanto lo psicologo israeliano intende quando teorizza in merito al giudizio umano o sulla teoria delle decisioni in fase di incertezza: le emozioni vincono (quasi) sempre.

 

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