Lavoro, è Modena la capitale regionale dei voucher

Più ombre che luci per il mercato del lavoro a Modena. Questo, almeno, è quanto emerge dalla sintesi dell’ultimo Osservatorio sull’economia e il lavoro promosso dalla Cgil di Modena e illustrato dal suo istituto regionale di ricerche Ires.
L’analisi parla di lavoratori sempre più vecchi, produttività e competitività da rivedere, export leggermente in frenata, occupati in lieve crescita; esplosione dei voucher; meno imprese artigiane e meno imprese in generale attive. Sullo sfondo i cassintegrati, anche modenesi (tra i 30mila dell’Emilia-Romagna), che attendono dall’Inps i soldi – in ritardo – degli ammortizzatori sociali.

Considerando i numeri provinciali del rapporto Ires, la tendenza della cassa integrazione è in riduzione, anche se con una stabilizzazione nel 2015 su un livello attorno ai 9,8 milioni di ore (5,8 milioni di ore di cassa straordinaria, due milioni di ordinaria e altrettante di cassa in deroga) contro i 14,6 milioni del 2014: 6mila i lavoratori interessati. Gli occupati risultano in lieve crescita (+0,6% nel 2015 rispetto al 2014): ma ad incrementi nei settori agricoltura (+11%), costruzioni (+5%) e commercio (+3%), fa da contrappeso un preoccupante decremento (-2,8%) della manifattura.

Emerge poi una crescita degli occupati non dipendenti (3,7%) e un calo (-0,2%) di quelli dipendenti, un dato opposto alla performance regionale. Inoltre, la provincia di Modena è quella in cui l’utilizzo dei voucher è più diffuso (ne sono stati venduti quasi 1,7 milioni nel 2015, pari al 19,2% del totale emiliano-romagnolo) in Emilia-Romagna, interessando anche il settore industriale. Altri problemi riguardano l’anzianità dei lavoratori: nonostante sia inferiore alla media regionale, la tendenza all’invecchiamento locale è cresciuta tanto che anche nel 2015 le classi fra i 20 e i 35 anni hanno subito un decremento medio del 4% (dal 2001 vale il 27%).
Fra il 2010 e il 2015 il tasso di crescita della produttività modenese, poi, ha fatto segnare un -22,1% nelle costruzioni (-3,3% a livello regionale) e un -2,7% nel terziario (-2,2%), anche se le stime via via sembrano migliorare. Altre incognite si posizionano sull’export: la crescita delle esportazioni, che nel 2014 aveva superato le performance medie regionali, nel 2015, con un +3,5%, è risultata inferiore a quella regionale (+4,4%).

Sul capitolo investimenti pubblici, è il sindaco Gian Carlo Muzzarelli ad avvisare che, venduti ormai i gioielli tra le azioni Hera e farmacie, bisognerà inventarsi qualcosa: “In Comune investiamo 32 milioni di euro nel 2015 e 40 nel 2016, negli anni precedenti si faceva fatica a sistemare le strade. Ma ci sono più di due miliardi di investimenti fermi in provincia, ovvero Cispadana, Bretella senza caselli e Sant’Agostino. C’è un sacco di roba ferma”.
Il docente di Economia dell’università UniMoRe Giovanni Solinas chiosa sottolineando che “siamo ancora in mezzo al guado, i segni di ripresa sono fragili. Le imprese artigiane calano in modo clamoroso, con un -24% dall’inizio della crisi su cui è bene che questa provincia rifletta”.

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