HomeAttualitàL’Amazzonia, gli indios e un idioma da salvare. Se ne discuterà sabato in biblioteca Panizzi con Soravia, Biancardi e Brioni alla presentazione del libro “Nheengatu, lingua madre”

L’Amazzonia, gli indios e un idioma da salvare. Se ne discuterà sabato in biblioteca Panizzi con Soravia, Biancardi e Brioni alla presentazione del libro “Nheengatu, lingua madre”

Un evento da non perdere. Sabato mattina (18 dicembre, ore 11), nella Sala del Planisfero della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, ci sarà la prima presentazione pubblica di “Nheengatu, lingua madre. L’Amazzonia, gli indios, un idioma”(guarda) di Pier Raimondo Crippa. All’incontro, in presenza, interverrano Giulio Soravia (glottologo, Università di Bologna) e Alberto Biancardi (Segretario generale di AREL), moderati da Maurizio Brioni.

-> Puoi fin da ora prenotare uno o più posti qui: https://www.eventbrite.it/e/227597990717

IL LIBRO. Le intricate vicende del Brasile si susseguono tra movimenti di liberazione e contenimento, esercito e alleanze internazionali. C’è la cronaca quotidiana, che vede Bolsonaro al potere, e ci sono le annose storie che narrano di poveri, di disboscamento, di latifondismo, insomma di Amazzonia. Quanti indios sono stati uccisi durante il periodo della repressione militare nel tragico ventennio 1964-1985? Tanti, troppi. Fino a quando (tra il 1995 e il 2002, governo Cardoso) le lotte del movimento popolare hanno portato al riconoscimento come “terre indigene” di 10,6 milioni di ettari di territorio. Oggi sembra che il problema della demarcazione di queste terre sia giunto a compimento, nel senso che dopo 30 anni di lotte ai popoli nativi della regione dell’Alto Rio Negro sono riconosciuti – almeno sulla carta – i diritti “alla terra”. Una cosa buona e giusta, che ci si augura metta definitivamente fine a un genocidio che dura da 500 anni. Crippa ci insegna che la diversità, anche linguistica, è un valore, dunque un bene da valorizzare. Ed è proprio l’humus del linguaggio (come habitus e come habitat) a indicare il percorso per recuperare quell’identità – riconoscibile, riconosciuta, riconoscente – su cui costruire un sentimento di uguaglianza sociale e culturale consapevole e condivisa. Conoscere la lingua di un popolo, indagandone le istanze e cogliendone l’importanza, oltre che segno di curiosità intellettuale e di rispetto civile dimostra che si è capito quale sia il sentiero da seguire sulla via della convivenza ma anche della percezione di sé.

L’AUTORE. Pier Raimondo Crippa è nato a Como nel 1938. Dopo aver lavorato nell’industria tessile, si è laureato in Fisica a Milano e ha svolto attività di insegnamento e ricerca nelle università di Pisa, Chieti e Parma, oltre che all’estero presso le università di Saõ Paulo (Brasile) e Houston (USA). Nel 1992 è stato eletto per un triennio presidente della Società Italiana di Biofisica Pura e Applicata. Autore di oltre 80 pubblicazioni scientifiche, ci ha lasciati a inizio 2021.

LA COLLANA. Il libro di Crippa è il primo volume della collana Mondo della reggiana Edizioni thedotcompany (l’editore è lo stesso di questo web journal – ndr). Parlare di “mondo” significa parlare di dualità: di confini, contraddizioni e contrasti, ma al contempo di spazi infiniti, prassi comunitarie e ideali di condivisione. La collana Mondo nasce con questa idea di partenza: esistono diverse culture, diverse visioni del globo, spesso conflittuali, che condividono lo stesso spazio e che è necessario conoscere nella loro complessità se si vuole comprendere la totalità di cui facciamo parte. In questo percorso ci proponiamo di esplorare diversi ambiti, dalle lingue ai costumi, dalla storia all’economia, senza perdere di vista la situazione socio-politica delle popolazioni autoctone. Libri della biodiversità, per un mondo che prediliga i ponti ai muri.

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Lo scienziato indigeno Crippa, con questo suo manuale fatto a mano, pensato col cuore e cucito nel cuoio d’una saudade figlia di un insopprimibile “mal d’Amazzonia”, si rivela un rivoluzionario che usa la lingua non tanto per comunicare, bensì per fare innanzitutto comunità (per restare cioè in comunione) sognando un equilibrato e romantico ecosistema di segni e suoni, di storie e geografie, di natura e cultura.

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