L’abbraccio di Papa Francesco a Bologna: “Non abbiate paura”

«Siete lottatori di speranza. Qualcuno non è arrivato perché è stato inghiottito dal deserto o dal mare. Gli uomini non li ricordano, ma Dio conosce i loro nomi e li accoglie accanto a sé». E’ cominciata con queste parole, pronunciate al centro di accoglienza per i migranti di via Mattei, la visita di Papa Fracesco a Bologna, tra gli ospiti dell’hub in festa che gli hanno dato il benvenuto urlando e chiamandolo per nome, le magliette con la scritta “Welcome” e i cartelli.

Bergoglio ha esortato i migranti ad aprirsi «alla cultura di questa città» e contemporaneamente ha chiesto a Bologna, «città nota per l’accoglienza», di non avere paura. Come quando, 760 anni fa, liberò i servi dalla schiavitù, prima in Europa: ed erano «tantissimi». Davanti al mondo del lavoro e dell’impresa in piazza Maggiore, poi, ha citato l’esperienza cooperativa e, parlando della qualità del lavoro, ha lodato il «sistema Emilia». Poi il pranzo in San Petronio con cento persone bisognose.

IN PIAZZA MAGGIORE
Intanto, in piazza Maggiore c’era Gianni Morandi. «Scende la pioggia ma che fa» ha cantato per scaldare la gente che ha atteso quattro ore l’arrivo di Papa Francesco sotto l’acqua. I bolognesi, e non solo, si sono messi in fila prima delle 8 del mattino ma l’afflusso è stato regolare e senza intoppi anche perché i posti erano limitati solo a 4.000 persone, con gli uomini della sicurezza del Vaticano, del Viminale e della Questura a vigilare, anche dall’alto con un drone fisso su Palazzo d’Accursio, che tutto filasse liscio. Morandi ha intonato le sue canzoni iniziando con Piazza Grande in ricordo di Lucio Dalla. La pioggia, caduta fino a poco prima dell’arrivo del Pontefice in centro, non ha fermato i fedeli accorsi per la prima visita a Bologna di Papa Francesco, dopo vent’anni dalla visita di Giovanni Paolo II.

E all’arrivo della papamobile, le grida e gli applausi dei fedeli assiepati in via Rizzoli hanno preceduto l’ingresso del Pontefice nella piazza, a mezzogiorno preciso, con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia, ma accolto calorosamente dall’applauso di piazza Maggiore. «La disoccupazione giovanile e i tanti che hanno perduto il lavoro e non riescono a reinserirsi sono realtà alle quali non possiamo abituarci, trattandole come se fossero solamente delle statistiche», ha detto il Papa in piazza Maggiore durante l’incontro con il mondo del lavoro e della cooperazione. Per Bergoglio accoglienza e lotta alla povertà «passano in gran parte attraverso il lavoro» e non si aiutano i «poveri senza che possano trovare lavoro e dignità, è la sfida appassionante, come negli anni della ricostruzione dopo la guerra, che tanta povertà aveva lasciato. Il recente ‘Patto per il lavoro’, che ha visto tutte le parti sociali, e anche la Chiesa, firmare un comune impegno per aiutarsi nella ricerca di risposte stabili, non di elemosine, è un metodo importante che auspico possa dare i frutti sperati». Per Bergoglio, «non bisogna piegare la solidarietà alla logica del profitto. Cercare una società più giusta non è un sogno del passato».

CON I RELIGIOSI
Dopo il pranzo insieme a cento persone bisognose e ad alcuni detenuti, la visita del Papa è proseguita in Curia. Quindi, alle 14,30, l’incontro con i sacerdoti e i religiosi all’interno della cattedrale di San Pietro, dove dal Papa è arrivato un forte incitamento «all’impegno della trasparenza, della `parresia´, il parlar chiaro del Vangelo», anche nei rapporti con il vescovo. E da Bergoglio è arrivata anche una dura condanna del «clericalismo», con i suoi «due vizi: il carrierismo e il chiacchiericcio e il parlar male dell’altro».

CON GLI STUDENTI
Il Papa è stato accolto in piazza San Domenico dagli applausi. Poi si è fermato per una preghiera nella basilica, sulla tomba del santo. «Siate artigiani di speranza», ha detto il pontefice all’incontro con gli universitari dell’ateneo più antico del mondo – tremila studenti, professori e amministrativi dell’Alma Mater – rivolgendosi soprattutto ai giovani, consegnando loro tre diritti: alla cultura, alla speranza e alla pace. Bergoglio ha esortato al «sacrosanto diritto per tutti di accedere allo studio – in troppe zone del mondo tanti giovani ne sono privi – ma anche al fatto che il diritto alla cultura significa tutelare un sapere umano e umanizzante».

LA MESSA
Alle 17 il gran finale, la celebrazione della messa allo stadio Dall’Ara di fronte a oltre 40mila persone. Un evento trasmesso anche sui maxischermi installati nella zona dell’antistadio per permettere a tutti i fedeli radunati al Dall’Ara di partecipare alla messa. Alle 18,45 il Pontefice ha salutato la città. L’elicottero papale è quindi decollato dal centro «Corticelli» di via Zoni per fare ritorno in Vaticano.

A CESENA APPELLO PER LA «BUONA POLITICA»
La prima tappa della visita del Papa è stata a Cesena, dove il Pontefice ha incontrato la cittadinanza in piazza del Popolo. E lì è arrivato un appello per la «buona politica, non quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Si chiama Piazza del Popolo – ha detto il Papa – ma più semplicemente piazza, il significato è lo stesso. In tutte le piazze italiane è necessario lavorare per il bene comune, per il buon governo di una città, seguendo i principi della buona politica. Non di quella cattiva, fatta di fazioni e di interessi personali. La politica non deve essere né serva né padrona, deve equilibrare diritti e doveri armonizzando i desideri dei singoli con quelli della comunità. Considero la politica una forma di carità e invito personalmente giovani e meno giovani a parteciparvi attivamente». Durante il suo discorso il Pontefice ha condannato la corruzione, «il tarlo della società».

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