HomeAttualitàLa Provincia si interroga sugli “insegnamenti” dell’inchiesta-processo Aemilia

La Provincia si interroga sugli “insegnamenti” dell’inchiesta-processo Aemilia

Aemilia, cosa abbiamo imparato? Una domanda non scontata, quella che ha dato il titolo ad un incontro di approfondimento organizzato a Palazzo Allende dalla Provincia di Reggio. Sono intervenuti Federico Fischer e Salvatore Tesoriero, avvocati del foro di Bologna, patrocinanti della Provincia e di un manipolo di comuni reggiani nel maxi processo anti Ndrangheta. All’iniziativa ha partecipato un discreto numero di sindaci, anche se alcuni hanno svicolato prima della fine dell’incontro.

L’avvocato Tesoriero ha detto parole che avrebbero dovuto far rizzare le orecchie agli amministratori locali: “C’è stato il tentativo di condizionamento della vita politica: questo aspetto ha trovato conferma nelle sentenze del giudizio abbreviato. La cosca, attraverso l’azione dei suoi capi, ha cercato di condizionare le elezioni di Parma, Salsomaggiore, Campegine, Brescello. Tentativi in gran parte respinti al mittente”. Fin qui le risultanze del processo Aemilia: anche se c’è da scommettere che le dichiarazioni dei pentiti apriranno nuovi fronti su altre elezioni amministrative. La ndrangheta “si muove come un Antistato – afferma l’avvocato Tesoriero – che agisce attraverso l’intimidazione, l’omertà, l’infiltrazione subdola: tutte modalità confermate dalle sentenze”.

Tesoriero ha anche sottolineato l’effettivo e concreto potenziale di intimidazione che fa capo alla ndrina emiliana: “Su 76 persone ‘offese’, quanti si sono costituiti in giudizio? Solo in cinque si sono costituiti per rivendicare i loro diritti, un numero molto basso. L’infiltrazione ha operato in termini di intimidazione profonda dei singoli”. In questa ottica ha avuto senso la costituzione di parte civile da parte degli enti collettivi, che hanno fatto da supplenti nella rivendicazione dei diritti, per arrivare là dove l’intimidazione ha impedito di arrivare ai singoli cittadini ‘offesi’”. L’avvocato Tesoriero ha poi sottolineato che i dati e le informazioni emerse dal processo sono i primi strumenti per costruire gli strumenti di prevenzione.

L’avvocato Fischer ha sottolineato l’importanza dei protocolli, che “non sono la soluzione, ma una soluzione: sono fondamentali per controllare in modo continuativo i gangli produttivi” e sono “invasivi” perchè “verificano gli appalti privati anche sotto i 70mila euro”. Il presidente della Provincia Giammaria Manghi ha affermato che le istituzioni hanno respinto l’infiltrazione e ha sottolineato che le dichiarazioni dei pentiti su Maria Sergio (senza citarla direttamente, ma il riferimento era chiaro) “sono una giostra piuttosto deprecabile. Persone vengono chiamate in causa da narrazioni mai provate. E’ troppo facile mettere in giro ritornelli che non sono la realtà ma che rischiano di diventarlo”.

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