HomeAttualitàProduzione industriale dell’ultimo trimestre 2020, il calo rallenta un po’ ma il manifatturiero soffre. Bene gli alimentari, male la moda

Produzione industriale dell’ultimo trimestre 2020, il calo rallenta un po’ ma il manifatturiero soffre. Bene gli alimentari, male la moda

I dati dell’ultimo trimestre 2020 resi noti dalla Camera di Commercio. Andamento positivo per il settore alimentare (+1,9%), il ceramico (+0,6%) e l’industria delle materie plastiche (+0,4%). Segno meno, invece, per la metalmeccanica (-2,3%), l’elettrico-elettronica (-2,1%) e le altre industrie manifatturiere (-5,3%). Maglia nera per la moda: -18,5%.

 

Gli effetti negativi dell’emergenza da Covid-19 sulle attività manifatturiere della provincia di Reggio Emilia sono state, nell’ultimo scorcio del 2020, leggermente più contenuti se confrontati con i primi nove mesi dell’anno.
Nonostante la produzione dell’industria manifatturiera sia risultata ancora in calo, l’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio sui risultati dell’indagine congiunturale del sistema camerale rileva una attenuazione della flessione nel quarto trimestre dell’anno passato.

A dirlo sono gli stessi imprenditori, secondo i quali nel periodo ottobre-dicembre 2020 i livelli produttivi del manifatturiero reggiano hanno registrato una diminuzione del 3,1% rispetto all’analogo periodo del 2019. La variazione negativa, dunque, è più che dimezzata rispetto a quanto accaduto nel terzo trimestre del 2020: in tale periodo, infatti, gli imprenditori avevano rilevato una flessione della produzione del 7%.

Guardando ai settori più rilevanti per l’economia reggiana, tre comparti hanno registrato un andamento positivo: si tratta dell’alimentare (+1,9%), del ceramico (+0,6%) e dell’industria delle materie plastiche (+0,4%). Per la maggior parte dei restanti, anche se con intensità più contenute rispetto al periodo precedente, il trimestre ha invece registrato il segno “meno”: -2,3% per la metalmeccanica, -2,1% l’elettrico-elettronica, -5,3% per le altre industrie manifatturiere. Ben più rilevante è poi apparsa la flessione del sistema moda, per il quale si è addirittura accentuato l’andamento negativo dei livelli produttivi, passato dal -11,1% del trimestre luglio-settembre 2020 a -18,5%, con un saldo 2020 che – come è emerso dal Rapporto su coesione sociale ed economia presentato pochi giorni fa dalla Camera di Commercio – è risultato il più negativo nell’industria manifatturiera.

Riprendendo l’analisi dei diversi indicatori congiunturali, al calo della produzione si è associata la diminuzione del fatturato dell’industria reggiana, che ha raggiunto il -3,6% su base annua; anche in questo caso, in analogia con il trend registrato dalla produzione, la riduzione è più contenuta rispetto al -6,5% registrato nel terzo trimestre 2020.
Ancora con il segno “meno”– e in linea con quanto rilevato nel terzo trimestre dell’anno quando le flessione aveva toccato il -6,7% – anche il fatturato estero: le imprese esportatrici reggiane hanno registrato una diminuzione che si è attestata al 6,3% rispetto ad un anno prima. I settori che hanno risentito maggiormente della contrazione delle vendite reggiane oltre frontiera, con cali a due cifre, sono il tessile-abbigliamento (-10,9%), la metalmeccanica (-10%) e l’industria delle materie plastiche (-12,7%); in calo dell’8%, poi il fatturato estero del comparto elettrico-elettronico.

Insieme al rallentamento dei cali produttivi, nell’ultimo scorcio di 2020 si è ridotta sensibilmente, rispetto al trimestre luglio-settembre, l’intensità della flessione degli ordinativi totali (riferiti, cioè, sia al mercato interno che a quello estero) che sono passati dal -3,2% al -1,4%; gli ordini riferiti al mercato oltre confine sono invece passati da una quasi stazionarietà (-0,1%) del trimestre precedente al -3,2% degli ultimi tre mesi dell’anno.

Resta, intanto, l’incertezza sul futuro. Nelle previsioni degli imprenditori per il primo trimestre dell’anno in corso prevale l’orientamento alla stabilità per tutti gli indicatori analizzati, ma non si vede ancora la luce in fondo al tunnel; infatti, le note negative prevalgono, anche se con intensità differenziate, su quelle positive.

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