HomeAttualitàIl Pd boccia il piano Tutino: pietra tombale sull’acqua pubblica

Il Pd boccia il piano Tutino: pietra tombale sull’acqua pubblica

keep-calm-and-love-iren-239Un voto compatto, quasi all’unanimità (tranne i sì di Tutino, Tagliavini e De Franco). Così si è espresso, per il no, la direzione provinciale del partito democratico nella riunione di ieri sera, pochi giorni dopo l’assemblea dei sindaci sempre nel quartier generale di via Gandhi. E il manifesto degli “intellettuali” reggiani che chiedevano tutt’altro. Non è una bocciatura tout court ad un’eventuale soluzione altra che sia lo scorporo del sistema idrico da Iren e la presa di possesso dei comuni ma poco ci manca.

E la motivazione è tutta nei numeri (anticipati un mese fa da 7per24): metterebbero, si legge nel comunicato, potenzialmente a repentaglio l’equilibrio economico-finanziario di numerosi enti locali già ad oggi espropriati della propria autonomia di bilancio. Un blocco dunque che avrebbe conseguenze sociali e sui servizi inimmaginabili a partire da chi oggi ha più bisogno.

Insomma secondo il partito di maggioranza, che esprime la quasi totalità dei primi cittadini di casa nostra, già oggi la proprietà delle reti in provincia è indissolubilmente pubblica ed il livello del servizio idrico è riconosciuto come ai massimi standard di qualità a livello nazionale.

Parola d’ordine: individuare un’altra soluzione tecnica che i comuni reggiani non possono e non sono in grado di prendere in mano il baraccone Iren dell’H2O. Sulla strada che eviti la gara d’appalto (che sarebbe rivinta senza batter ciglio dalla multiservizi) non resta che l’ipotesi mista.

Ultimi commenti

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    col manifesto degli intellettuali dei nostri stivali guidati da Roccatagliati, ci si sono puliti lo sgnao…

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    Un sussulto di saggezza e realismo da parte degli amministratori,che fa opportunamente il pari con la bocciatura in Commissione alla Camera di una proposta di legge grillina che intendeva andare verso la “pubblicizzazione” totale della gestione del servizio idrico.
    Adesso per qualche giorno ci toccherà sopportare il piagnisteo scandalizzato dei grillini e dell'”intellighentia” locale “de sinistra sinistra”,ma comunque la ricreazione è finita!

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    E noi ingenui che ci illudevamo che il nostro voto contasse qualcosa. Siamo soltanto carne da macello alla mercè dei grandi gruppi finanziari.

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    Fine della democrazia anche e Reggio. Che i cittadini ora si sveglino dal torpore.

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    Nota sulla Direzione del Pd di ieri sera.

    Tra la fine della settimana scorsa e oggi si sono svolte due importanti riunioni sul tema “acqua pubblica”. Prima l’incontro con i sindaci del centrosinistra e poi la Direzione provinciale del PD. Vista la rilevanza pubblica dell’argomento ci tengo a riprendere alcune delle riflessioni fatte ieri sera.

    Ci tengo a riportare le mie parole in prima persona.

    In questi incontri è emerso un apprezzamento unanime per la serietà degli studi compiuti. Non era un passaggio scontato, nè formale. Reggio Emilia é stata la prima città italiana a porsi il tema dell’esito del referendum e delle proposte tecniche che ne potevano scaturire, andando oltre gli schieramenti ideologici della campagna referendaria.

    Si é quindi iniziato, all’inizio del 2012, un percorso di studio che ha portato i Sindaci a deliberare l’indirizzo della ripubblicizzazione. Questa proposta é stata deliberata ed inserita nei programmi elettorali. Rappresenta pertanto un punto di riferimento politico e culturale per tutto il centrosinistra reggiano.

    Ora si deve misurare con i numeri.

    Nella riunione di ieri sera – insieme ad altri amministratori – ho sostenuto la bontà tecnica e la sostenibilità economico-industriale del progetto realizzato dallo studio Agenia per conto dei sindaci. Secondo una buona parte di amministratori non ci sono, invece, le condizioni per procedere nella strada indicata dal piano presentato. I dubbi non riguardano la sostenibilità del progetto di scorporo del ramo reggiano dell’acqua da Iren, né partono da una diversa lettura dei limiti della condizione presente.

    Riguardano il rischio del consolidamento del debito iniziale all’interno dei bilanci degli enti locali (a seguito del decreto Sblocca Italia) e la dimensione di un’operazione che, per quanto finanziata con le stesse modalità sia in caso di gara che in caso di affidamento ad un soggetto a totale controllo pubblico, nella seconda ipotesi vedrebbe una gestione ed una responsabilità diretta dei Comuni.

    Un processo che riporta il controllo a chi é stato eletto é una sfida impegnativa, che se da un lato amplia il controllo pubblico su un servizio, dall’altro incrementa le responsabilità di chi guida gli enti locali. Ed il quadro normativo nazionale é incerto ed in continua evoluzione.

    Il mio compito é stato questo: rassegnare una proposta a chi ha la responsabilità delle decisioni. Tocca all’insieme dei sindaci, infatti, l’ultima parola su un tema che avrà rilevanza per i prossimi 30 anni.

    Una buona parte dei dati e delle considerazioni tecniche fatte nel progetto saranno la base degli ulteriori sviluppi della riflessione. Accolgo con soddisfazione il fatto che, in ogni sede, tutti gli intervenuti si siano espressi a favore della difesa del valore “dell’acqua pubblica” e dell’impegno ad arrivare comunque ad una soluzione che garantisca pubblicità, controllo territoriale, qualità e trasparenza.

    É importante, infatti, ascoltare ciò che – anche in questi giorni – ci hanno detto tanti cittadini.

    Da persona che ha approfondito in tutti i suoi aspetti l’argomento voglio pensare, per dirla come Edgar Morin, “che la rinuncia al migliore dei mondi non sia la rinuncia ad un mondo migliore” ed in questo senso vorrei che fosse attuata la posizione espressa ieri dalla Direzione del PD, per quanto sia stato tra coloro che non l’hanno condivisa

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    Il meglio è nemico del bene. Sta alla politica praticare il possibile lasciando l’utopia ai filosofi ed ai santi. Ma sta alla politica anche selezionare obiettivi concreti che corrispondano ad un reale interesse dei cittadini ed il reale interesse è determinato dalla copertura di bisogni non soddisfatti. E noi reggiani abbiamo perso 3 anni e mezzo ad inseguire un bisogno già soddisfatto.
    Non c’è da vantarsi, Assessore. Lasciamo perdere le strizzate d’occhio alla demagogia…

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    Complimenti a Gianfranco Parmiggiani e alla testata 7per 24 per le notizie, l’inchiesta e le valutazioni fatte fin da subito.
    Avevate ragione…