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Il diktat di Bruxelles: aumentare l’Iva in ottobre

Il diktat di Bruxelles: aumentare l'IvaE’ vero che l’Imu non c’è più, ma in attesa della nuova service tax un altro spettro incombe sui contribuenti: l’aumento dell’aliquota Iva al 22 % che potrebbe scattare già in ottobre. È quanto emerso in queste ore da un confronto nel governo, con la Commissione europea e in particolare fra Letta e il ministro dell’Economia Saccomanni. Perché a dispetto degli annunci pubblici e delle continue rassicurazioni del premier, la situazione dei conti non è affatto buona e la “coperta delle coperture” è corta. Così è arrivato il diktat di Bruxelles affinché il rapporto deficit-pil non sfori il 3%. Impresa impossibile, pare, senza un nuovo aumento della pressione fiscale.

Rinviare l’aumento di tre mesi, da ottobre a gennaio 2014, richiede una copertura pari a 1 miliardo. Risorse che il governo ha difficoltà a trovare se vuole rispettare non solo gli impegni di consolidamento fiscale ma anche cancellare il saldo di dicembre dell’Imu su prime case, fabbricati rurali e terreni agricoli. Il primo ottobre la terza aliquota Iva salirà dunque dal 21 al 22%.

Ieri Saccomanni ha messo al corrente della decisione il commissario agli Affari monetari Olli Rehn in visita a Roma. Rehn ha criticato la decisione di abolire l’Imu sulla prima casa e ha spronato l’Italia a procedere sulle riforme e il risanamento usando come metafora il Cavallino rampante: “È come la Ferrari per stile e capacità ma ora le occorre un motore più competitivo, inutile perdere tempo ai pit stop”.

L’aumento dell’Iva rappresenta però un nuovo ostacolo sulla strada di Letta. Una nuova tegogola sulle fragili larghe intese che giunge proprio nel giorni in cui la giunta per le immunità vota la decadenza di Berlusconi.

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