HomeAttualitàI disturbi alimentari e gli stereotipi da abbattere

I disturbi alimentari e gli stereotipi da abbattere

Stando ai dati odierni , il 5% della popolazione italiana soffre di DCA: Disturbi del Comportamento Alimentare.
A questo punto una misera scena è già apparsa davanti agli occhi del lettore italiano medio: 3 milioni di ragazzine dal fisico scheletrico, con il sogno di diventare modelle, si fissano allo specchio con il viso rigato dalle lacrime .
Signori e signore , che il festival dello stereotipo abbia inizio!

E ora chi glielo dice che il 4,1% delle donne che si è immaginato con il sondino in una camera d’ospedale, in realtà, sono uomini? Ma soprattutto, come reagirà quando scoprirà che si può soffrire di un disturbo alimentare e allo stesso tempo essere pienamente normopeso?
Proprio così! Non è infatti un caso che i DCA siano considerati un gruppo variegato di malattie classificate fra i disturbi psichiatrici. Per questo motivo non è necessario che il paziente riporti sintomi fisici, come un grave sottopeso, perché possa ricevere le cure che merita.

E tra queste non vi sono esclusivamente visite dal dietista o dal nutrizionista, ma anche sedute psicologiche e/o psichiatriche, fondamentali per accompagnare il malato nel suo lungo e faticoso percorso di guarigione. Già perché purtroppo non basta ripetere allo sfinimento a quest’ultimo che “deve mangiare, la salute viene prima di un fisico da copertina“: chi soffre di anoressia, bulimia , ortoressia (…), non sta “attraversando una fase” in cui il suo unico obiettivo è diventare un angelo di Victoria Secret, non è “un viziato bisognoso di attenzioni” e non soffre per “seguire la moda”.

Le aspiranti modelle che avevate immaginato in realtà devono fare i conti con avversari ben peggiori: alcune di loro hanno dovuto nascondere il loro dolore per tutta l’adolescenza  e l’unico modo che hanno trovato per chiedere aiuto è rendere visibile questa sofferenza sul loro corpo esile; altre, convinte che non potranno mai avere alcun valore se non rasenteranno la perfezione, hanno organizzato ogni loro passo e ogni loro pasto in modo tale che, chi ne avrebbe osservato la vita dall’esterno, non avrebbe potuto fare altro che dire “che ragazza perfetta , ma c’è qualcosa in cui sbagli ?” ; altre ancora cercano conforto all’interno delle credenze e sugli scaffali del supermercato, per poi sentirsi irrecuperabili fallimenti dopo ogni pacchetto di merendine scartato.

La verità è che mentre voi, al minimo brontolio di stomaco, fate istintivamente bollire l’acqua per la pasta, loro passano ore davanti al frigorifero aperto calcolando quante calorie dovranno consumare per ogni mollica di pane che ingeriranno, o quanti zuccheri circoleranno nel loro sangue dopo un cucchiaio di quello yogurt che un tempo adoravano.
Poi, mentre voi vi gusterete il piatto di carbonara che vi sarete preparati, loro già pianificheranno la colazione del giorno dopo, ovviamente sulla base dei grassi contenuti nella pizza che saranno costrette a ordinare con i loro amici quella sera (perché non sia mai che qualcuno venga a sapere che qualcosa non va nella loro vita perfetta).

Infine, quando voi avrete già finito anche il caffettino post pranzo, loro saranno appena uscite di casa per quella che chiamano la “camminatina per prendere un po’ d’aria“, ma che ,in realtà non è altro che un modo per compensare il senso di colpa che le assale dopo essersi concesse di insaporire con dell’olio l’insalata che di solito “preferivano” scondita.
Questa routine si ripete ogni giorno, fino a che il sorriso spensierato di quando erano bambine sfuma in un lontano ricordo: a controllarle ormai è la paura della felicità .

Nonostante tutto però, da un disturbo alimentare si può guarire: basta trovare la forza di abbattere i propri blocchi, deridere i propri limiti e sminuire le proprie ansie .
Semplice? Decisamente no.
È l’unico modo per ricominciare a vivere e non semplicemente esistere? Assolutamente sì.

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