HomeAttualitàI furbetti del quartierino popolare: raffica di provvedimenti di decadenza dall’assegnazione di case pubbliche

I furbetti del quartierino popolare: raffica di provvedimenti di decadenza dall’assegnazione di case pubbliche

In pochi giorni ben cinque provvedimenti di decadenza dall’assegnazione degli alloggi popolari: quella del Comune è una vera e propria stretta contro i furbetti che occupano la casa pubblica senza averne i requisiti. Gli ultimi casi sono particolarmente odiosi: persone che dichiarano redditi Isee superiori anche di molto ai requisiti di legge e che, nonostante tutto, occupavano case ad affitto calmierato.

In via Fenulli un assegnatario aveva un reddito Isee da 30.887 euro e un patrimonio mobiliare da 83.323 euro. In via Mutilati del lavoro un caso simile: l’inquilino aveva un valore di fascia Isee da 37.591 euro e un patrimonio mobiliare da 68.359 euro: in via Campobasso invece un’inquilina ha dichiarato un patrimonio mobiliare nettamente superiore ai livelli di legge, 80.407 euro. Tutti e tre sono decaduti dall’assegnazione dell’alloggio Erp. Va ricordato che la legge regionale impone un limite di 49mila euro sul patrimonio mobiliare e un massimo Isee di 24.016 euro.

Sono invece due i provvedimenti “di decadenza” della residenza spiccati dall’amministrazione comunale (pubblicati sull’albo pretorio dell’ente), per “ospitalità non autorizzata”. In particolare l’assegnataria di una casa Erp in via Mutilati del Lavoro aveva dichiarato nel 2012 l’ospitalità temporanea, per un anno, a favore del convivente more uxorio, rinnovandola poi ogni anno fino al 2016. In occasione dell’ultimo rinnovo, l’ufficio Casa del Comune ha però ribadito che la proroga non sarebbe potuta andare oltre il quinto anno. Per questo, a partire dalla data del 24 ottobre scorso la presenza dell’ospite sarebbe stata considerata abusiva e ciò avrebbe costituito una “grave violazione del regolamento d’uso degli alloggi” comportando “senza ulteriori preavvisi la decadenza dall’assegnazione dell’alloggio”.

In alternativa, l’assegnataria avrebbe potuto continuare ad ospitare il convivente attraverso la formula della “convivenza finalizzata all’ampliamento del nucleo avente diritto all’alloggio”, a patto di non risultare morosa nel pagamento del canone o delle quote di gestione dei servizi e che il valore Isee del componente a favore del quale venisse richiesto l’ampliamento non fosse superiore al limite di accesso all’Erp. Non essendo pervenuta questa domanda – tra l’altro irricevibile perché l’inquilina era morosa e non soddisfaceva il secondo requisito – il Comune ha ordinato “all’inquilina, nonché a chiunque altro lo occupi, il rilascio immediato dell’alloggio e la riconsegna delle chiavi ad Acer”.

Nel secondo caso una donna assegnataria di una casa popolare in via Folloni ha dichiarato un’ospitalità temporanea per un anno a favore di un cugino 40 enne, che alla scadenza del termine non e’ stata rinnovata. A tutt’oggi l’ospite risulta ancora iscritto nella scheda anagrafica di famiglia dell’assegnataria, ma per il Comune “l’avvenuta iscrizione anagrafica di un soggetto all’indirizzo dell’assegnatario non implica il superamento delle prescrizioni del regolamento”. L’assegnataria è stata quindi ritenuta decaduta dal diritto all’alloggio con provvedimento che “costituisce titolo esecutivo, ha natura definitiva e non e’ soggetto a proroghe”, ma contro cui e’ ammesso il ricorso al Tar.

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