HomeAttualitàFedele alla Linea. Già, ma quale?

Fedele alla Linea. Già, ma quale?

Andrea Canova intervista Massimo Zamboni

Queste interviste non sono legate alla novità del momento ma, piuttosto, sono interviste che intendono far conoscere qualcuno a qualcun altro, come se due sconosciuti si incontrassero per la prima volta, ed ognuno con il proprio stile, i propri silenzi, le proprie allusioni e tattiche.
Per tale motivo, e non solo, l’intervistato ha la più assoluta libertà di dire o non dire ciò che vuole.
Nessuno farà dire all’intervistato ciò che lo stesso non ha detto. Tanto è vero che si tratta di interviste scritte dall’intervistato, dunque non orali, per ovviare al brutto costume italiano di “modificare” il detto dell’intervistato, a volte con scopi non ben chiari, o fin troppo.

Massimo Zamboni

– Chi è Massimo Zamboni?
Ho avuto la fortuna di potermi riscrivere continuamente, grazie alle canzoni e ai libri che in qualche modo hanno sempre una presenza autobiografica interna. E così, ho vissuto più volte e più a lungo. So di aver seguito piuttosto fedelmente i sogni giovanili, sopportandone bene la pesantezza. Forse sono anche riuscito a conservare in me le età trascorse, ricordandole quotidianamente. E, infine, ho la fortuna di conoscere chi mi ha preceduto nei secoli, e i luoghi e le persone, e so di avere una terra in cui radicare e a cui essere sempre più simile.

– Che tipo di formazione hai? Studi, letture, mentori.
Una formazione dissennata, fatta di un incompreso obbligo scolastico – liceo scientifico – un errore di tre anni di medicina, una laurea in lingue e letterature straniere conseguita per bisogno di rimandare il tempo più che per reale interesse. Tempo non del tutto perso, ma benedetto, utile per creare ciò di cui ancora vivo. Mentori nel senso di consiglieri saggi temo di averne avuti davvero pochi; ma aiuti insperati in letteratura e musica e altro tantissimi, fondamentali, insostituibili. E qualche illuminazione fortunata lungo il cammino.

Come tutte le band oggetto di culto, retronarrazioni leggendarie, scenari misteriosi, rivelazioni appena sussurrate fondano una mitopoiesi di non sempre facile individuazione delle origini

– Che cos’è la musica per Massimo Zamboni?
Grazie alla musica è arrivata l’emancipazione dai moduli familiari e sociali subiti fino all’adolescenza. Sono arrivati i modelli da seguire, poi da non seguire più, una volta trovata la strada, o meglio, la parola personale. Poi la musica si è fatta vita e lavoro, e mai avrei pensato potesse accadere. Il successivo passaggio al canto ha fatto di me uno strumento, e questo davvero mai lo avrei immaginato.

– Qual è la poetica di Massimo Zamboni scrittore?
Il noi e l’io espressi in forma inclusiva. Difficilmente parlo di terzi – singolari o plurali – e quasi mai di un “tu” o un “voi” accusatorio. Ogni parola deve essere ripensata cento volte, fino a ridurla all’unica possibile. Porre un limite agli aggettivi, che sono un po’ come i soprammobili sul camino. Evitare la psicologia, scienza inesatta e del tutto fallimentare. Conoscere i secoli che sottostanno alle parole, le vite infinite e infinibili dietro a ogni essere umano. Accettare la superiorità del cielo e delle forze naturali. Non indagare ciò che non deve essere indagato. Non desiderare una vita da scrittore.

– Qual è il tuo più grande sogno?
Ritrovare la possibilità infantile di essere e guardare senza organizzare, valutare, analizzare, agire. Guardare, e basta. Una canna da pesca, un paio di scarponi, una corriera in Sud America, un quaderno da riempire, vagabondare. Qualcosa che faccia rima con serenità, negando la smania sciocca di essere felici.

– Qual è la tua più grande paura?
Per rispondere, sorridendo: un teatro affollato in mia attesa, e nulla che funziona. I testi scomparsi, nessun cavo per la chitarra, il microfono sparito, l’amplificatore rotto, tutti che mi urlano addosso. Per rispondere senza sorridere: essere oggetto di violenza fisica.

– Che cosa vorresti lasciare dopo la tua morte?
Un lungo passato dietro me, un lungo futuro innanzi. Più concretamente, un canto ininterrotto fatto di parole e musiche, che possa contribuire alla narrazione di questa terra e di questo vivere, rivolto a chiunque lo voglia ascoltare. E un luogo terreno – quello dove vivo, isolato tra i boschi – ancora più bello e amato di come quando l’ho trovato.

FINE

Per saperne di più su Massimo Zamboni

Nel 1982 fonda assieme a Giovanni Lindo Ferretti il gruppo CCCP-Fedeli alla Linea mettendo in scena quello che chiameranno “punk filosovietico”. L’esperienza CCCP termina nel 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino. Un paio di anni dopo nascono CSI, Consorzio Suonatori Indipendenti (che arriveranno ai vertici della classifica discografica) e il Consorzio Produttori indipendenti, con decine di album prodotti. Dal 2000 Zamboni compone diversi album come solista. Ha realizzato numerose colonne sonore per il cinema e il teatro, e pubblicato diversi libri per vari editori (La nave di Teseo, Einaudi). Collabora con il settimanale La Lettura.

Novità editoriale
https://www.librerie.coop/massimo-zamboni-disco-la-mia-patria-attuale/

Produzione culturale di Massimo Zamboni

Ops…speriamo di non esserci scordati nulla della sterminata produzione

1982 – 1989
Costituzione gruppo CCCP – Fedeli alla Linea
Album: Ortodossia / Compagni Cittadini / Affinità e Divergenze tra il Compagno Togliatti e noi / Socialismo e Barbarie / Canzoni Preghiere e Danze / Epica Etica Etnica Pathos / Ecco i miei Gioielli;

1991 – 1999
Costituzione gruppo CSI Consorzio Suonatori Indipendenti
Album: Ko de Mondo / In Quiete / Linea Gotica / Tabula Rasa Elettrificata / Un Giorno di Fuoco;

1992 – 1999
Costituzione etichette discografiche I Dischi del Mulo e Consorzio Produttori Indipendenti Produzioni: Ustmamò / Disciplinata / AFA / EstAsia / Radiodervish / Wolfango / Ageo / Materiale Resistente / Matrilineare / Enten Hitti / DKEA / Cosentino.

Colonne Sonore
– Passano i Soldati, di Luca Gasparini (documentario 2001)
– Benzina, di Monica Stambrini (lungometraggio 2002)
– Velocità Massima, di Daniele Vicari (lungometraggio 2002)
– L’Orizzonte degli Eventi, di Daniele Vicari (lungometraggio 2005)
– Giorni in prova, di Daria Menozzi (documentario 2006)
– Terapia d’Urto, di Monica Stambrini (lungometraggio 2006)
– Il mio Paese, di Daniele Vicari (documentario 2006)
– Seascape # 2 – Napoli – Castel dell’Ovo, di Olivo Barbieri (corto, 2006)
– Sevilla 06 / Site Specific, di Olivo Barbieri (corto, 2006)
– Un Vaso di Buio, di Lazzaro Ferrari (corto, 2007)
– Il Tuffo della Rondine, di Stefano Savona (documentario, 2008)-
– + o – il sesso confuso, di Andrea Adriatico e Giulio Corbelli (doc, 2009)
– Arctic spleen, di Piergiorgio Casotti (documentario, 2010)
– L’uomo che faceva i pagliai, di Ermanio Beretti (documentario, 2010)
– La milagrosa, di Francesco Cordio (corto, 2010)
– La detestata soglia, di Daria Menozzi (teatro – 2010)
– Il segno e la voce, di Nicola Nannavecchia (doc – 2011)
– 30 anni di Ortodossia, di Paolo Bonfanti (doc, 2012)
– God save tjhe green, di Stefano Rossi e Michele Mellara (doc, 2012)
– Arctic spleen, di Piergiorgio Casotti (doc, 2013)
– 1983. L’inchiesta, di Nella Condorelli (doc, 2014)
– Armenia!, di Francesco Fei (doc, 2014)
– Sbagliate – She wrong, di Daria Menozzi (doc, 2014)
– Partizani, di Erik Gobetti (doc, 2015)
– Il nemico, di Federico Spinetti (doc, 2015)
– Sexxx, di Davide Ferrario (doc, 2015)
– 100 anni, di Davide Ferrario (doc, 2017)
– Pecore in transito, di Gigi Corsetti, Adriana Dossi (doc, 2019)
– La macchia mongolica, di Piergiorgio Casotti (doc, 2020)

Libri
– In Mongolia in Retromarcia (Giunti 2000 – NdA 2009)
– Emilia Parabolica (Fandango 2003)
– Il mio Primo Dopoguerra (Mondadori 2005)
– Prove tecniche di resurrezione (Donzelli Poesia 2013)
– L’eco di uno sparo (Einaudi – Supercoralli 2015)
– Anime galleggianti (con Vasco Brondi – La nave di Teseo, 2016)
– Nessuna voce dentro (Einaudi Coralli 2017)
– La macchia mongolica (con Caterina Zamboni Russia – Baldini+Castoldi, 2020)
– La trionferà (Einaudi – Supercoralli 2021)

Lindo Ferretti manda un saluto in criptomontanaro (ma il linguaggio del corpo è generalmente universale) ai lettori di 7per24

Album solisti
– Sorella Sconfitta 2004
– L’orizzonte degli Eventi (colonna sonora) 2005
– L’Apertura (con Nada) 2006
– L’inerme è l’imbattibile 2008
– L’estinzione di un colloquio amoroso 2010
– Solo una terapia (con Angela Baraldi) 2011
– Canto l’isolamento 2011
– 30 anni di Ortodossia (con A, Baraldi, Nada, Cisco, Canali, Fatur) 2012
– Un’infinita compressione precede lo scoppio (con A. Baraldi) 2013
– Breviario partigiano (con postCSI – 2015)
– I SOVIET + L’ELETTRICITA’ 2018
– Sonata a Kreuzberg 2018
– La macchia mongolica 2020

Collabora con il settimanale La Lettura/Corriere della Sera, con la rivista Bio’s, e ha collaborato con Linus

www.massimozamboni.it

Ultimi commenti

  • Interessanti queste interviste a personaggi che personalmente non conosco molto. Un approfondimento personale e professionale di uomini e donne che per le loro passioni sono diventati dei grandi. Grazie Canova di farceli conoscere

  • È stato piacevole leggere un’intervista a un personaggio che conosco solo di riflesso a un’altro personaggio, certamente carismatico, come GLF.
    Chi l’ha detto che “Nessuno vuole essere Robin”?!

    • Grazie Marica per il commento,
      ci sarebbe poi da capire quale Robin… che non sia lui l’Hood?

  • Mi ha fatto ridere la risposta alla domanda “Qual è la tua più grande paura”, perché credo sia comune a tutti gli artisti che si esibiscono davanti a un pubblico, di qualsiasi tipo e dimensione

    • Grazie Sara per il commento e, sì, in effetti, la visione di Zamboni credo che per un artista sia terrificante.

  • Grazie a te Susanna,
    infatti lo scopo è proprio questo, conoscere, appena un po’, una persona. Anche se già famose, a volte, con determinate domande, rivelano aspetti inaspettati della loro personalità.